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UFFICIO RECLAMI: SE LO SPORT E’ TERMOMETRO DI CIVILTA’, ALLORA CALVI RISORTA…

Mi tocca aprire, e lo faccio senza alcun problema, la rubrica “Ufficio Reclami” che ha un’unica finalità: denunciare storture che riguardano lo sport, il tennis nel nostro caso, sperando che l’immobilismo lasci il posto alla buona volontà.

Mi è capitato di parlarne qualche giorno fa al telefono con il mio amico e compaesano Vincenzo Izzo, tecnico nazionale premiato dalla Federtennis con un ruolo importante del quale ampiamente abbiamo già scritto. Convenivamo io ed Enzo sul fatto di aver vissuto il periodo più bello, dal punto di vista sportivo, del nostro piccolo paese.

Dimenticavo: siamo di Calvi Risorta, quasi 6mila abitanti oggi a nord di Caserta. Un tempo gloriosa Cales, ubertosa, assai produttiva colonia romana. Studi accreditati raccontano di una città in grado di ospitare decine di migliaia di persone, punto di riferimento per autentici miti della classicità quali Cicerone, Orazio, Catone, Livio…

Nel corso degli anni ’80 uno straordinario sacerdote Passionista nativo di Bacoli, Padre Bartolomeo Avagliano, realizzò quello che naturalmente dovrebbe essere l’obbiettivo di un amministratore o meglio di un educatore. Lo sport è cultura, la strada migliore da seguire per formare al meglio le personalità dei giovanissimi, indirizzarli alla battaglia quotidiana che sarà la vita. Così Padre Bartolomeo cominciò ad adoperarsi per la realizzazione di due campi da tennis in cemento, nella frazione popolosa di Visciano. Ricordo come fosse ieri l’entusiasmo dilagante di quei giorni: fino a quel momento per tanti di noi c’era stato solo il calcio, da praticare spesso e volentieri nelle piazze poichè il campo cittadino diveniva luogo di sterpaglie non appena si concludeva il campionato di seconda o terza categoria.

Padre Bartolomeo ci aveva fornito l’alternativa, nobilissima, da praticare a costo zero. Almeno in estate, quando da Santa Maria Capua Vetere venivano, ingaggiati dal sacerdote, i maestri Mimmo e Gerardo Santonastaso. Io e mio fratello esordimmo con la Maxima in legno e fu autentico trionfo quando un giorno papà ci portò da Napoli due racchette in lega.

Ebbero così inizio periodi bellissimi, trascorsi sui due campi di Visciano che poi divenivano punto d’incontro per un’intera comunità durante i tornei dedicati ai non classificati. Interminabili partite tra i più forti nc della zona e l’aspirazione nutrita dai più bravi e competitivi di noi di poter prima o poi arrivare a disputare una finale al torneo di Calvi Risorta.

Per noi Mele e per i fratelli Izzo il tennis divenne presto una cosa seria: quanti sacrifici per mettere insieme studio e sport, le trasferte quotidiane allo stadio del tennis di Santa Maria Capua Vetere, i primi tornei con le alterne soddisfazioni che fanno eco ai percorsi della vita.

I campi in cemento di Visciano erano però la nostra garanzia: lì trascorrevamo nei pomeriggi liberi ore spensieratissime, e il divertimento era per tutti i ragazzi del paese. Non a caso in quegli anni, a parte noi che avevamo scelto la via dell’agonismo, Calvi sfornò bravissimi tennisti, alcuni dei quali ancora oggi si divertono a buon livello.

Il paese è tuttavia covo di gelosie, frustrazioni che, quando si raccolgono e fanno gruppo, esercitano la funzione stessa dell’ancora di una grossa nave. Se non si è all’altezza o parte di un esercizio che garantisce piacere e benessere il mediocre ragiona più o meno così: niente per me, niente per nessuno. E il problema grosso è che i mediocri sono tanti e naturale la loro propensione a coalizzarsi.

Padre Bartolomeo era persona avveduta e uomo di vita: così non gli fu difficile tenere a bada perpetue e denigratori. Il tennis sopravvisse finchè il sacerdote di Bacoli ebbe la forza di gestirne il controllo: quante estati abbiamo trascorso lì per insegnare alle nuove generazioni il tennis, sia chiaro sempre in maniera gratuita come voleva il rigoroso messaggio di Bartolomeo. Quanti tornei di alto livello ospitarono quei campi: Fioravante e prima ancora Boscatto, Improta, Brancaccio, Tenneriello, Ciardiello, Visone, Falanga, Cavaliere, Bonafiglia, Cantelmo, Faraone, Arianna Di Gennaro (racchette eccelse) passarono da Visciano per mischiarsi con piacere alla locale gioventù e raccontare giocando il tennis.

Poi venne il buio, profondo quasi quanto il degrado che oggi è padrone a Calvi Risorta. Si perché c’è un teorema infallibile per il quale il grado di civiltà di un comune si calcola facilmente con lo sport , le strutture e le discipline che ospita.

Ebbene la vicenda umana di Padre Bartolomeo ebbe fine nel 2012, ma il destino del tennis di Visciano fu segnato da chi indegnamente lo sostituì nell’esercizio clericale. Chi venne dopo Bartolomeo fu un po’ come Attila, barbaro nella devastazione di un impianto dove negli anni erano nati talenti, emozioni, amicizie, perfino amori. Lì c’era la vita finchè non arrivò chi in un attimo volle distruggere la tradizione: ammaliato da perpetue e giovinastri con altre passioni, l’unno bucò perfino i campi in cemento perché voleva che lì ci fossero degli arbusti. Roba da non credere eppure è verità.

Abbiamo provato non più di tre anni fa a riorganizzare la passione nello stesso paese, all’interno di una struttura polivalente che in orari diversi ma con grande sintonia tra i gruppi sportivi, ospitava tennisti e cestisti. La scuola tennis tirata su da mio fratello (sempre gratuita, attenzione) arrivò ben presto ad annoverare circa 40 bambini. La prima preoccupazione della nuova amministrazione comunale, credo a non più di tre giorni dall’elezione, fu quella di chiudere la struttura in nome di lavori urgentissimi, inderogabili. Ad oggi la Polivalente è casa di fantasmi.

Addirittura ridicolo il pretesto addotto dagli amministratori del vicino comune di Giano Vetusto per impedire l’accesso a chi non è del posto: si può utilizzare il  campo (degradato e pieno di calcinacci) a patto che dopo si vada a fare il bonifico da 5 euro all’ufficio postale. Da non credere neanche questa ma vi giuro che è la verità.

Restano all’appello i comuni di Pastorano e Camigliano, nel quadro desolato dell’Alto Casertano. Qui c’è un sindaco che rispetta lo sport, non a caso sembra, passandoci, di essere in una piccola Svizzera. A Pastorano, ovvero a 5 minuti di macchina da Calvi Risorta, noi caleni ci siamo rifugiati per coltivare la passione del tennis: e abbiamo vinto il campionato di D2, cosa straordinaria per un paese di 3mila anime.

Quanto vorremmo si potesse fare a Calvi Risorta, che bello sarebbe ritrovare le emozioni di vent’anni fa. O magari farle provare a quelle generazioni, le ultime, che hanno invece il destino inevitabile dello sport cittadino: tre sette, sigaretta e birra a volontà, davanti ad un bar già dall’età di 12 anni.

E’ anche così che si perdono i ragazzi, nel momento in cui amministrazioni e società non hanno la sensibilità di indicare loro una strada da percorrere e delle passioni in cui credere.

Resta in piedi a Calvi Risorta un’unica struttura, ovviamente privata, che è quella dello Sporting Cales: lì si pratica con estrema dedizione la disciplina del calcio a 5. Provo a rivolgermi apertamente con questa rubrica all’amico Mario Cipro: credi si possa organizzare uno spazio per il tennis, senza per questo voler intaccare il legittimo predominio del calcetto? Pensa Mario che bello sarebbe avere una squadra da schierare in coppa Italia la domenica mattina per rinverdire i fasti d’un tempo e divertirci facendo sport.

Ah, tanto per la cronaca: tra noi Mele e i fortissimi fratelli Izzo uno spazio dignitosissimo tra seconda e terza categoria ce lo siamo ritagliati. Chissà quanti talenti ci sarebbero tra i ragazzini che preferirebbero senz’altro imparare il tennis che non eccellere nello sport del “tre sette e birra”…

Silver Mele

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