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STARACE E LE SCOMMESSE: «PROCESSO MEDIATICO, SENZA ALCUNA PROVA»

Un inferno che dura da cinque anni e che ci si augura possa terminare a breve, emergenza coronavirus permettendo: il 2 aprile infatti a Losanna sarebbe in programma al Tribunale Arbitrale dello Sport l’udienza conclusiva del procedimento nei confronti di Potito Starace da parte della Tennis Integrity Unit dell’Atp. In ballo c’è la squalifica di dieci anni inflitta all’ex tennista di Cervinara, ritiratosi ufficialmente nel 2018 ma danneggiato da una vicenda ai limiti dell’assurdo: “Contro di me si è scatenato un processo più mediatico che sportivo o giudiziario – afferma il 39 enne ex azzurro di Davis – senza avere lo straccio di una prova sono stato sottoposto ad udienze e processi che si sono conclusi tutti con la mia assoluzione”. La vicenda risale al torneo Godò del 2011 a Barcellona, quando l’ex allievo del maestro Alberto Sbrescia era impegnato nel torneo di doppio in coppia con Daniele Bracciali e che gli costarono la radiazione nell’agosto 2015 insieme all’allora compagno di avventure con l’accusa di aver alterato alcuni match al fine di realizzare illeciti guadagni tramite le scommesse: “Il procedimento penale della Procura della Repubblica di Cremona si è concluso con la mia assoluzione con formula piena per insussistenza dei fatti contestati – aggiunge Starace – non c’è stato nemmeno bisogno di ricorrere in appello. Il procedimento sportivo invece mi ha visto assolto con formula piena dopo ben quattro gradi di giudizio poiché il Collegio di Garanzia del CONI dispose la ripetizione del processo d’appello, l’Atp per due anni mi ha impedito di poter giocare soltanto perché avevo un processo in corso ed oggi sono ancora qui a dover difendere la mia immagine di tennista pulito per colpa di qualcun altro”.

Chiaro il riferimento a Daniele Bracciali, squalificato a vita dopo la riapertura del procedimento: “Nell’ambiente tutti sanno che persona sono ed il fatto di avere ancora buoni rapporti con gran parte dei miei ex colleghi lo testimonia – prosegue l’irpino cresciuto al Tennis Club Napoli – anche se sono stato dimenticato da tutti, nonostante abbia dato tanto a questo ambiente”. Difficile dimenticare quasi venti anni di carriera, vissuta con dei picchi importanti, quale il 27° posto nel ranking di singolare raggiunto il 15 ottobre del 2007: “Il rammarico più grande sta nel non aver portato a casa nessun torneo Atp – analizza Potito – il rammarico più grande che ancora ho è per le due finali perse nel 2007 contro Almagro e Monaco a Valencia e Kitzbuhel perché in entrambi i casi ero avanti di un set, però conservo anche un ottimo ricordo per il Roland Garros del 2004 dove andai molto vicino alla qualificazione agli ottavi, perdendo solo al quinto set contro Marat Safin”. Tennista prettamente da terra rossa, Starace si è ben disimpegnato anche in doppio, dove è riuscito a trionfare sei volte nel circuito Atp, andando vicino anche ad una storica finale nel 2012 al Roland Garros, arrendendosi solo al cospetto di Myrni e Nestor, all’epoca al comando del ranking mondiale. Potito, rimasto nel circuito come testimonial ad alcuni stage ed in qualità di collaboratore di diversi circoli in Italia ed all’estero, ha anche un primato invidiabile in maglia azzurra, avendo uno score di 15 vittorie ed una sola sconfitta, patita per mano di un certo Roger Federer: “Giocare per la propria nazione è bellissimo – conclude Starace – peccato solo che non sono mai riuscito a farlo davanti al pubblico di casa perché nel 2006 contro la Spagna a Torre del Greco ero infortunato e nel 2012 contro il Cile a Napoli non ero tra i convocati”.

Gianluigi Noviello per Metropolis

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