SpazioTennis

ST INTERVISTA RICCARDO BELLOTTI: “CON THIEM CONDIVIDO TUTTO, SARÒ AGLI US OPEN PER LE QUALIFICAZIONI”

Se dovessi usare tre parole per descrivere Riccardo Bellotti sceglierei: irriverente, diretto ed esilarante. L’italo-austriaco numero 256 del ranking mondiale ha la classica faccia da bravo ragazzo ma un caratterino tutto pepe che gli consente di entrare in campo a testa alta contro qualsiasi giocatore. Nel 2016 ha eguagliato il record di titoli vinti in una singola stagione nel circuito ITF (9 in totale) e quest’anno è stato ad un solo passo dalla prima vittoria a livello ATP dopo aver superato le qualificazioni nel torneo 250 di Istanbul. A 26 anni lo abbiamo visto in campo anche negli Slam e tra poco più di due settimane partirà alla volta di Flushing Meadows per tentare l’assalto al Main Draw degli US Open. Da più di 10 anni si allena al fianco del suo migliore amico Dominic Thiem e sotto l’ala protettiva dei coach Gunter Bresnik e Wolfgang Thiem, padre dell’austriaco, la voglia di migliorarsi in termini di risultati e classifica è ancora tanta. Ecco come Riccardo Bellotti si è raccontato ai microfoni di Spazio Tennis.

Sei nato e cresciuto a Vienna, dove tutt’oggi vivi. Fino a 18 anni hai giocato per l’Austria mentre adesso sei coinvolto nei campionati a squadre con il circolo ATA Battisti di Trento, promosso in A1 lo scorso anno. La domanda sorge spontanea, ti senti più italiano o austriaco?

“Mi fanno spesso questa domanda… diciamo che è un 50/50. Ho il sangue italiano ma tutto il resto è austriaco.”

Che rapporti hai con la Federazione Italiana Tennis?

“Non molto buoni, mi hanno fatto fuori al Foro Italico un paio di anni fa. Ho parlato con Palmieri e gli ho detto tutto quello che pensavo della situazione. Dopodiché, trascorse un paio di settimane, mi hanno contattato per dirmi che gli dispiaceva e mi hanno proposto delle Wild Card per giocare dei Challenger. Non le ho accettate.”

Qui a Napoli hai vinto in diverse occasioni l’Open al Boscatto, che ricordi hai di quegli anni?

“Per me quello è un posto speciale, ho ricordi bellissimi e mi sento ancora con Massimo [Boscatto, ndr]. È un bell’Open, mi sono trovato bene e ci tornerei volentieri.”

A maggio hai centrato la tua prima qualificazione in un main draw ATP, ad Istanbul. Che ricordi hai di quel torneo? Sei soddisfatto?

“Sicuramente ho buoni ricordi. Lì ho giocato bene, in quel torneo ho constatato, come del resto ogni settimana, che me la posso giocare con tutti. Per me ogni evento è uguale, che si tratti di Slam, ATP o Challenger, nel senso che i campi e le palline sono le stesse ovunque, quindi se so che me la posso giocare con tutti, non mi sorprendo più di tanto se entro in un torneo grande.”

Quest’anno ti abbiamo visto anche nelle qualificazioni degli Slam, tra poco più di due settimane ci saranno gli US Open, giocherai?

“Quest’anno mi sono divertito tanto a Wimbledon, non avevo mai giocato sull’erba, anche se al primo allenamento ero più a terra che in piedi. Invece per quanto riguarda Flushing Meadows ci sarò sicuramente!”

Hai altre passioni al di fuori del tennis? Cosa ti piace fare nel tempo libero?

“Mi piace tanto pescare, ci vado spesso e mi rilassa, poi gioco a calcetto con altri tennisti. Se non faccio nessuna di queste cose allora mi piace stare semplicemente a letto.”

Descrivi la tua giornata tipo.

“Quando sono in Tour non faccio molto: mangio, sto in camera d’albergo e mi alleno quando voglio per mezz’oretta. Nulla di spettacolare insomma… non sono il tipo che prepara i match giorni o ore prima. Quando ho una partita al massimo ci penso una mezz’oretta prima e mi carico ascoltando della musica.”

Sei testimonial e sostenitore del progetto “BREK”, che si occupa anche del design dei kit che indossi in campo, ce ne parli?

“Brek è un progetto ch sei occupa di promuovere nel mondo il senso di amore generale attraverso i cinque valori di onestà, rispetto, altruismo, perdono e umiltà. Sulle basi di questa filosofia vengono ideati anche i miei outfit in campo, di cui scelgo personalmente colore e taglio.”

Ti alleni spesso con Dominic Thiem, tuo grande amico oltre che collega. Come vi siete conosciuti e cosa condividete oltre al tennis?

“Io e Dominic condividiamo praticamente tutto. A me non interessa se è numero 7 al mondo o numero 100, per me è un amico, infatti quando stiamo insieme non parliamo mai di tennis. Ci siamo conosciuti da Under 10 in un torneo e suo padre Wolfgang mi chiese se volevo andare ad allenarmi da lui. Pian piano siamo cresciuti, Dominic ha iniziato ad allenarsi da Gunter [Bresnik, ndr], poi Wolfgang e Gunter hanno deciso di collaborare ed ecco come è nato tutto quanto. Siamo diventati una grande famiglia.”

Con lui condividi anche il coaching di Gunter Bresnik e Wolfgang Thiem, com’è lavorare con loro? Hanno ruoli ben distinti?

“Gunter è il capo indiscusso, non ho mai conosciuto una persona così potente, nel senso che è rispettato da tutti. Roba che se vede Federer, gli dice una cosa e lui la fa, capisci il tipo di influenza che ha in questo sport. Wolfgang, invece, si attiene alle istruzioni di Gunter, e quando lui non c’è per seguire Dominic in giro per il mondo allora è lui che passa al comando.”

Tu e Dominic avete mai pensato di giocare in doppio insieme?

“Abbiamo giocato tante volte insieme quando abbiamo fatto i futures; nel caso in cui dovessi entrare in Top 100 la prima cosa da fare sarebbe proprio un doppio con Dominic.”

Qual è il programma per il resto della stagione?

“Dopo gli US Open sarò in Sud America per due tornei Challenger. Successivamente rientro poi parto nuovamente per disputare altri due o tre eventi dello stesso tipo.”

Dove ti vedi fra 10 anni?

“Spero di avere una famiglia e lavorare come coach ATP. Nel caso in cui non dovessi riuscirci allora andrò a pescare tonni [ride, ndr].

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *