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SPAZIO TENNIS INTERVISTA RODOLFO LISI

Domare il proprio tennis praticandolo in maniera sana ed allo stesso tempo competitiva è alla  base delle ultime due fatiche di Rodolfo Lisi, uno dei maggiori esperti nel campo delle lesioni legate alla pratica dello sport del tennis. Con ben otto pubblicazioni all’attivo, ed un nono lavoro pronto a fare la sua apparizione sugli scaffali delle librerie di tutta Italia, l’autore nativo di Formia, si è aperto ai microfoni di spaziotennis.it ponendo l’accento sulle sue più recenti opere: “Gomito del Tennista, Valutazione e trattamento” e Tennis, Istruzioni per l’uso”, passando inoltre per i topic più cocenti del momento: il gomito di Djokovic e l’anca di Andy Murray, quest’ultima al centro del suo nono libro, in uscita tra febbraio e marzo.

— La sua settima pubblicazione, “Tennis, Istruzioni per l’uso” (Arduino Sacco Editore, 2016), si pone come una sorta di manuale di questo sport. Può introdurla ai nostri lettori?

“Si tratta di un lavoro prettamente divulgativo rispetto a quelli precedenti, dove ho cercato di riportare consigli su come praticare lo sport con la racchetta senza incorrere in problematiche di natura psicofisica. Ho fatto riferimento all’alimentazione, agli aspetti psicologici, alla preparazione fisica, e a qualche patologia più o meno comune cercando di dare dei punti di riferimento anche ai tennisti amatoriali che spesso hanno bisogno di trovare una soluzione ai problemi di tutti i giorni”.

— Il “power tennis” di oggi ha aumentato vertiginosamente il rischio di compromettere la propria salute in campo, soprattutto per gli amatori intenti ad emulare i grandi campioni. Quali sono i suoi consigli per praticarlo in maniera competitiva ma allo stesso tempo sana?

“Il problema principale dello sportivo amatoriale è che vuole a tutti i costi imitare i professionisti. Spesso acquistando l’attrezzatura dei campioni si va incontro a problematiche molto serie come il noto gomito del tennista, quindi la prima regola da rispettare è acquistare una racchetta che si adatta alla propria struttura. La seconda è scegliere una superficie di gioco meno traumatica per le articolazioni: la terra rossa è da preferirsi. Infine, è importante riscaldarsi almeno 10 minuti prima di iniziare a scambiare. Ideale una corsetta seguita da stretching e mobilitazione articolare”.

— Nel suo libro parla anche di come l’aspetto mentale e la personalità influiscano sulle scelte che gli atleti compiono in campo. Se siamo troppo aggressivi e frettolosi, o viceversa, in che modo si può migliorare allenando la mente?

“In generale non esistono trucchi o esercizi per allenare la mente, piuttosto bisognerebbe capire qual è la nostra attitudine in campo. Questo è possibile attraverso la compilazione di alcuni questionari come quello presente nel mio settimo libro e ideato dal Dott. Umberto Longoni. Molto spesso gli allenatori tendono a plasmare i proprio allievi seguendo dei canoni ideati da loro stessi; cercano di far giocare i ragazzi sempre con la solita tecnica, sempre con il rovescio a due mani, quando molto spesso invece creando un giocatore che si  distingue dagli altri, questo può emergere ed ambire a risultati e posizioni molto più importanti. Ecco perché il mental coach sarebbe da affiancare all’allenatore sul campo”.

  Nella sua ultima opera c’è, inoltre, un capitolo dedicato all’alimentazione. All’interno del circuito, ma non solo, si è sviluppato una sorta di trending per le diete senza glutine (Djokovic ne è l’esempio lampante). Ma questi metodi sono davvero efficaci?

“Quello di Djokovic è un caso particolare perché prima che diventasse il dominatore che conosciamo ha affrontato delle problematiche fisiche che sono state fatte risalire ad una intolleranza al glutine. Novak segue una dieta molto particolare che ha dato degli ottimi riscontri ma allo stesso tempo ha avuto delle falle. Dal punto di vista della dieta dello sportivo credo che non bisogni privarsi di nulla. Sono per la dieta mediterranea, variare è importante. Naturalmente bisogna tenere conto anche delle tempistiche, cercando di non sovraccaricare l’apparato digerente prima di una partita”.

— Citando Djokovic, il 2017 è stato l’anno degli infortuni nel circuito maggiore: dal ginocchio di Wawrinka, allo stesso gomito del serbo, passando per le anche di Kyrgios e Murray. Parte di questi stop è stata sicuramente dovuta all’usura del fisico – visto che ogni anno si gioca per circa 8 mesi sul cemento – peraltro la stagione inizia subito su una superficie non proprio accomodante sotto questo punto di vista. C’è qualcosa che, secondo lei, andrebbe cambiato in calendario?

“Cercherei di porre maggiore distanza temporale tra la stagione su terra e quella su erba perché non è possibile finire il Roland Garros e dopo una settimana trovarsi già al Queen’s senza un minimo di preparazione. Quella post-parigina è la parentesi temporale in cui si verifica il maggior numero di infortuni proprio perché si è costretti a passare da una superficie molto scivolosa come la terra rossa, ad una particolare come l’erba. A gennaio certe problematiche fisiche tendono a ripresentarsi. In Australia c’è molto caldo e si gioca su una superficie “appiccicosa” per cui la suola della scarpa si blocca durante i movimenti. Ciò può provocare infiammazioni, tendiniti, fasciti plantari, distorsioni ecc… Inoltre, la precaria condizione fisica dei tennisti dopo la pausa natalizia – ormai sempre più breve – aumenta il rischio di infortuni”.

— Se associamo la parola “lesione” al nostro sport è inevitabile pensare al gomito del tennista, patologia a cui ha dedicato un omonimo libro. Come lo si può prevenire o curare?

“La dicitura ‘gomito del tennista’ può essere fuorviante poiché l’epicondilite è una patologia molto comune anche in ambito familiare. Basti pensare alla casalinga con il ferro da stiro o all’impiegato che utilizza spesso il mouse. Prevenire questa patologia è difficile, si potrebbe, più che altro, una volta riscontrato il problema, fare una sorta di prevenzione secondaria che consiste nell’intervenire eliminando le cause che l’hanno scatenata. Nel tennista il problema è da far risalire ad una errata tecnica di gioco, in particolare quella del rovescio, o alla customizzazione della racchetta. Coloro che invece commettono errori sul servizio e sul diritto incorrono nell’altra patologia del gomito che si chiama epitrocleite. Per curare l’epicondilite ci sono delle metodiche molto comuni, come quella dell’approccio rieducativo che consiste nel fare scomparire il dolore ed effettuare una rieducazione propriocettiva. Successivamente si procede con il rafforzare la muscolatura per poi riprendere in mano la racchetta”.

— Sappiamo che Novak Djokovic è stato fuori dal circuito per metà stagione lo scorso anno proprio per problemi al gomito e, a tal proposito, vista l’entità dell’infortunio, qual è il suo parere riguardo la condizione dell’ex numero uno? Molti si attendono un ritorno in stile Federer ma in termini medici è fattibile?

“Sono molto scettico a riguardo perché non credo che il problema di Djokovic sia così lieve. Il suo staff avrà sicuramente fatto il possibile per riportarlo in condizione da competere ma tornare ai livelli di prima, sotto il punto di vista delle prestazioni agonistiche, non credo sia fattibile soprattutto perché tutt’oggi, alla vigilia degli Australian Open, continua a soffrire. La mia impressione, dunque, è che continuerà ad avere problemi al gomito e se vorrà superarli dovrà cambiare la tecnica di gioco, cosa che in passato, peraltro, ha già fatto.”

— Quanto ad Andy Murray forse la questione è ancora più delicata. L’operazione all’anca è andata a buon fine ma crede che sarà possibile per lui tornare ai livelli di prima?

“Per quanto riguarda Murray la vedo ancora più nera. Ha fatto fatica a giocare prima di dare forfait agli Australian Open. Lo abbiamo visto in esibizione a inizio anno ma non riusciva proprio a muoversi perché l’anca è alla base del movimento e delle rotazioni. Tra l’altro, l’impatto delle articolazioni sul cemento, la difficoltà a scivolare sul duro e tutti questi continui impatti sull’articolazione femorale non sono per niente benefici. Il numero di tornei giocati da Murray lo scorso anno è molto elevato e ciò non ha fatto altro che creare ulteriori problematiche.”

— Federer, al contrario, sembra aver trovato il segreto per l’eterna giovinezza. Semplice genetica o ottimo lavoro di prevenzione?

“Federer, prima di tutto, ha uno staff di altissimo livello. Pierre Paganini è un preparatore dalle elevate qualità umane oltre che professionali. Ha capito che il Federer di adesso ha bisogno di allenarsi meno e dedicare più tempo alla famiglia. Insieme hanno portato avanti un programma di allenamento ad hoc. Roger non può più costringere il suo fisico ai ritmi forsennati degli altri anni perché potrebbe risentirne. La scorsa stagione è stata fenomenale grazie ad una programmazione studiata nei minimi dettagli. La chiave di tutto sono state le scelte azzeccate. Ljubicic ne ha poi modificato la tecnica rendendo ancora più aggressivo il suo rovescio, per questo credo sia il favorito in Australia e forse anche sulla terra.”

— Sappiamo che è attualmente alle prese con la stesura del suo nono libro. Puoi già svelarci qualcosa a riguardo?

“Sto lavorando a più di un libro in questo momento ma quella che uscirà a breve, tra febbraio e marzo, la definirei l’opera più importante di tutta la mia attività da scrittore di tennis. Mi sono interessato delle patologie più comuni di tutto l’apparato articolatorio del tennista: dagli arti superiori a quelli inferiori, passando per le anche e la colonna vertebrale. Accanto ad ogni patologia ho poi individuato le modifiche da attuare nella tecnica di gioco al fine di scongiurare il ripresentarsi della patologia stessa. Nella parte dedicata all’anca, ad esempio, attraverso l’analisi di alcuni video, ho identificato alcuni errori dal punto di vista meccanico nel diritto di Andy Murray. Nel libro ci sono accorgimenti che potrebbero aiutare molto anche gli amatori.”

Arianna Nardi

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