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SCUSACI MARIAPIA, IL MONDO DEI GRANDI NON E’ TUTTO COSI’!

Ma che grande occasione abbiamo perso! Tutti quanti, nessuno escluso. Stamattina un dirigente del Coni non si diceva per niente sorpreso per quanto di becero sta accadendo nella Campania del tennis. Eccolo il rischio che genitori e “docenti” dello sport corrono probabilmente senza neppure accorgersene: l’assuefazione al dolo, all’imbroglio come fosse pratica normale da sostituire alla liceità e al rispetto che invece di norma dovrebbero prevalere. La dinamica stessa con la quale appresi della vicenda della partita mai giocata, ma persa, dalla piccola Mariapia Vivenzio mi colpì molto: la notizia arrivò direttamente negli studi di Canale 8, per bocca di quei tesserati ospitati di volta in volta in Tennis Review. “Sai qual è la nuova moda? Particolarmente in voga nel circuito femminile…” e via con i racconti più disparati, di arbitri esautorati da maestri con la propensione al “tabellone amico”, di risultati neppure lontanamente credibili, di giocatori/giocatrici utilizzati come portatori (non più sani…) di punti, di fatti ormai noti tra i giovanissimi aspiranti atleti (solitamente minorenni). Ed è questo lo scandalo che l’orbo mondo degli adulti purtroppo nella nostra regione vede, riconosce, racconta ma accetta passivamente. Qualche ora fa mi sono chiesto: ma fossi io Mariapia Vivenzio, una bambina di 13 anni, cosa potrei pensare del mondo dei grandi? Avrei ancora fiducia in quella gente cui la vergogna dovrebbe cancellare finanche i lineamenti del volto? In quei genitori, giudici arbitri, maestri di tennis, tesserati, vecchi compagni di allenamento che pur sapendo hanno pensato bene di tacere o addirittura di autoconvincersi che la non-partita della vergogna si sia disputata per davvero? Francamente non lo so e mi piacerebbe tantissimo fare due chiacchiere con la bambina ma gli equilibri della mente in formazione sono un aspetto delicatissimo, che tutti noi adulti dovremmo rispettare in quanto Mariapia potrebbe essere nostra figlia. E in quanto tale andrebbe accompagnata nella crescita attraverso esempi positivi, attraverso il rispetto della verità e dell’assunto che si può anche perdere, senza dover ricorrere agli espedienti più squallidi e oltraggiosi. Ecco allora che la parte sana, perchè ne esiste una anche in Campania, dovrebbe prendere il sopravvento e squalificare gli indegni. C’è una sola sentenza realmente inappellabile: quella morale. Chi fa male ai nostri figli va espulso, cassato, esposto al pubblico ludibrio. Soltanto facendo così il mondo degli adulti “perduti” potrebbe riguadagnare la stima, innanzitutto la propria. Perchè non dev’esser bello, per quanto si possa essere egoisti, addormentarsi con il pensiero che lo stesso trattamento toccato a Mariapia potrebbe essere dei propri figlioli, magari già domattina. E non sarebbe male neppure una voce istituzionale del tennis nostrano che venisse allo scoperto per prendere le distanze da quanto è profondamente antisportivo e immorale. Intanto Mariapia ha dalla sua una grandissima fortuna: gioca a tennis in giro per l’Europa, custodendo i messaggi di Alberto Sbrescia, preziosissime lezioni di vita, e con le persone sbagliate ha chiuso i rapporti. D’altronde chi è abituato a vincere con le proprie forze può indignarsi, subito dopo riprende a colpire con forza la palla. Speriamo dimentichi presto lo squallido e omertoso contesto che ha provato perfino a farla passare per bugiarda.

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