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QUANDO SCOPRI PER CASO DI AVER PERSO…UNA PARTITA MAI GIOCATA: IN CAMPANIA IL TENNIS SI GIOCA ANCHE SENZA PALLE

“Come mai nella Campania del tennis c’è tanta omertà?” mi chiedeva qualche mese fa un magistrato dedito alle pratiche dello sport. Semplice, estremamente semplice come raccontato in oltre due anni da questo giornale on line. Consentire ad un’associazione privata, che in un modo o in un altro ha da tutelare, possibilmente facendoli crescere i propri interessi, di gestire anche il campo pubblico è come chiedere in via ufficiosa ad Ali Babà di vigilare su una gioielleria. Ad ogni modo nell’appiattimento totale del sistema, che proveremo a raccontare attraverso una rubrica dettagliata, una sola voce fuori dal coro (in questo caso la nostra) finisce per generare l’implosione. E’ stato così per noi che ci siamo trovati a raccogliere nel tempo testimonianze, denunce, confessioni timorose per la vendetta puntuale dei ras di quartiere. Soprattutto lo sdegno “nascosto” di maestri e genitori, erroneamente convinti che il successo di allievi e figlioli dipenda esclusivamente dal rispetto delle non-regole imposte dai taglieggiatori. Andiamo con ordine, alternando la cronaca arcinota alle strategie fallaci dei ras, che di fatto hanno reso la Campania terra di confine. Ben oltre la liceità delle pratiche dello sport, inteso come momento di aggregazione, rispetto, crescita. D’altronde, la facoltà concessa ad un ente privato di ospitare e gestire in proprio la formazione di maestri e istruttori (esprimendo ovviamente il responsabile della categoria), giudici arbitri e semplici arbitri, capitani delle rappresentative giovanili (orientando di fatto le convocazioni che sono punteggi per le classifiche del Gran Prix di fine anno…quelle che valgono bei soldini) è preludio di tabelloni dei tornei dettati a piacimento, con gli accoppiamenti più graditi. E ahinoi, troppo spesso per le testimonianze raccolte, con i risultati più graditi…La denuncia fragorosa recapitata in Procura Federale qualche mese fa dal papà di una ragazzina 13enne tra le più forti del centro-sud, che da tennistalker aveva appreso di aver “giocato e perso per ritiro” in un torneo Open una partita in realtà mai giocata per davvero contro una compagna di club, con classifica più bassa, ha reso di dominio pubblico dinamiche e giochetti che i furbi usano ciclicamente per travestirsi da forti. E aumentare a dismisura la favola di un potere che poggia le proprie basi sul nulla. Ma che i poteri veri, quelli centrali, finiscono per tutelare come fa il papà disperato con il figliolo degenere. E qui la finalità non è di certo la classifica ma il mero interesse della tasca. Il genitore medio impazzisce per il “prestigio” del figliolo, tanto da rendersi disponibile all’esborso di qualsiasi cifra: a patto ovviamente che i risultati confermino la validità dell’investimento. Che si tratti di ragazzi, da educare secondo il rispetto delle regole e non alla violazione, poco importa quando è il profitto l’unica cosa che conta. Ok, siamo d’accordo: i ras che spacciano se stessi come grandi imprenditori dello sport, varando l’esempio negativo da non seguire mai, sono il male. Come andrebbero etichettati coloro i quali pur sapendo assecondano il dolo, fingendo che tutto funzioni perfettamente per poi esplodere solo in gran segreto nelle denunce al cronista non assoldato? Caldeggiando un cambiamento che abbraccerebbero come la liberazione alla stregua di quanti sono soliti nella vita salire a bordo del carro col vincitore. E’ dinanzi a questo scempio della personalità che perfino gli inquirenti animati dal desiderio di fare giustizia e pulizia rimangono basiti: dal momento che si conosce benissimo il dolo e chi lo persegue, perchè non esporre il “guappo di cartone” al pubblico ludibrio? Perchè non esautorarlo negandogli la stima e il saluto stesso? La frode sportiva costituisce reato penale, l’inganno ai ragazzini la più grande offesa che si possa perpetrare e la giustizia ordinaria potrebbe essere l’unica via d’uscita. Nell’attesa vana (come gli inquirenti potrebbero intervenire se in fase di interrogatorio quelli che sanno tacciono?) di un provvedimento disciplinare che possa essere da esempio e che vada verso l’azzeramento di tutte le cariche ufficiali in Campania, le persone perbene, sfiduciate, rinunciano ad operare. L’ultimo caso è quello del Commissario di gara Pasquale Pesapane che ha deposto le armi dopo la controversia legata alla vicenda di una partita del campionato maschile over 35 di cui ci è già capitato di scrivere (grazie ai soliti noti perfino il settore Veterani si è svuotato di interesse e regolarità…). Pesapane, uomo di equilibrio e buon senso ha ritenuto non ci fossero più le condizioni per operare, lasciando campo libero (rileggere con attenzione: il Commissario di gara ha presentato le dimissioni, irrevocabili. Non è stato cacciato o allontanato da nessuno…come invece si sono affrettati a far credere i guappi, cui il cartone serve come propaganda di un potere soltanto fittizio). Come fatto peraltro in passato da giudici arbitri stanchi di rischiare complicità che non potrebbero essere giustificate. Il momento è questo, forse il più basso. Dal quale si può venir fuori, con il coraggio ed un senso di responsabilità da tempo colpevolmente sopito. Noi continueremo a vigilare, senza paura e con l’arma della derisione dei guappi di cartone: gli eunuchi intanto è giustissimo che le partite della codardia continuino a giocarle tra di loro, naturalmente senza palle.

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