SpazioTennis

QUANDO IL SENSO DI IMPUNITA’ FA I CONTI CON IL CORAGGIO CHE NON T’ASPETTI…

E’ un quadro dalle tinte davvero molto fosche quello che si sta schiudendo dinanzi alla nostra inchiesta. Il tennis campano è malato, seriamente ammalato. La mancanza di trasparenza e il piacere ormai consolidato di calpestare le regole e farne brandelli da parte di alcuni (sempre gli stessi come denunciava su spaziotennis.it Anonimo69) rischia seriamente di inquinare perfino i sogni dei ragazzini. Di quanti vorrebbero vivere lo sport come l’esclusivo piacere del confronto, come oasi felice tra le difficoltà e gli ostacoli della quotidianità. Mi ero ripromesso di non tornare più su vicende già snocciolate, raccontate, dimostrate anche a rischio di vili denunce: poi puntualmente arrivate, come le pugnalate degli infami che colpiscono alla schiena. Mi aveva in realtà colpito ancor di più il fare omertoso di un movimento succube, prostrato dinanzi all’imposizione pugliese di posare le deleghe per un voto mai realmente libero. Tra i mille, no forse 10mila impegni professionali della mia giornata non ho questa volta potuto ignorare l’allarme scattato e alimentato da chi, finalmente senza paura, ha preso a raccontare i fatti. E a denunciarli agli organi preposti ad indagare. D’altronde chi ha studiato la storia lo sa: il senso fallace di onnipotenza porta ad eccedere perfino nella violazione delle regole. Le stesse che per alcuni ormai da decenni non esistono se non pro forma. Carte e testimonianze alla mano il tennis campano, una parte si intende ma non certo marginale, ha incominciato a parlare. Un’intera categoria giornalistica, quella napoletana dei non prezzolati, ha l’orecchio a terra: dribblando gli scrupoli di coscienza e contando sull’apporto di chi vuol ricacciare il giogo della prepotenza. E quel senso di impunità destinato tuttavia alla condanna unanime. Seguiamo l’evoluzione dei fatti e incameriamo quanti più dati possibile. Noi, come sempre, non ci tireremo indietro. Giusto questa volta che lo facciano tutti: maestri, giudici arbitri, atleti, genitori. Il loro silenzio li renderebbe complici. Oggi ancor di più dal momento che qualcuno armato di buona volontà e giusta dose di coraggio ha incominciato ufficialmente a parlare. Senza timore di ritorsione da guappi di cartoni…

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