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PERCHÉ IL 2018 DEL TENNIS POTREBBE ESSERE UN ANNO DELUDENTE

Tutto o niente. O la va, o la spacca. Bianco o nero. Nel tennis non ci sono vie di mezzo, specialmente se pensiamo che il 50% dei tennisti che si trovano in campo in questo momento sono destinati a perdere. “Il tennis lo ha inventato il diavolo”, recita Adriano Panatta, questo perché è l’imprevedibilità a caratterizzarlo: si parte con determinate idee, premesse, speranze e si finisce con i piani sotto sopra, seduti al cambio campo, soli, mentre si rimugina su tutti gli errori commessi.

Il 2018 potrebbe essere uno degli anni più esaltanti della storia del tennis, o almeno è ciò che ci si attende, ma anche uno dei più deludenti. Attraversata, e quasi volta al termine, l’epoca di forse massimo splendore di questo sport, con i campionissimi da 19, 16 e 12 Slam ormai prossimi al ritiro, si avvicina con ritmo sempre più incalzante una restaurazione tennistica. In storia, per “epoche di massimo splendore” si intendono i periodi di rinnovamento dinastico seguiti da puro caos; e se è vero che le gerarchie sono destinate a capovolgersi da un momento all’altro, la Next Gen coglierà quest’occasione per far sentire la propria voce in maniera ancora più assordante.

Tante, troppe le aspettative attorno alla prossima stagione, il cui richiamo è così dolce ma allo tesso tempo ci fa sperare che tardi ad arrivare perché viverla significherebbe consumarla un pezzettino alla volta, torneo dopo torneo.



Ci siamo lasciati alle spalle i big comeback di Roger Federer e Rafa Nadal, inattesi quasi quanto l’esito del Masters di fine anno che ha visto la consacrazione di Grigor Dimitrov (finalmente), e la rapida ascesa degli imberbi Next Gen. Alexander Zverev in primis ha gettato le basi per una carriera che si prospetta a dir poco rosea, solida e ricca di importanti traguardi; mentre la new sensation del tennis canadese, Denis Shapovalov, si è presentato agli appassionati di tutto il mondo come l’ultima speranza del tennis “bello”, una sorta di Messia tra discepoli di un tennis sempre più “bum-bum”, cui degno rappresentante è il tutto pepe Andrey Rublev che si era fatto notare già durante l’edizione 2015 dell’ATP 500 di Barcellona, dove appena 17enne giustiziò il sempreverde Fernando Verdasco.

Insomma, le premesse per uno scoppiettante inizio (e si spera prosieguo) di stagione sembrano esserci tutte ma bisogna fare attenzione poiché non è tutto oro ciò che luccica!



SELEZIONE NATURALE — È risaputo, soltanto i più forti sopravvivono, ed in cima alla catena alimentare tennistica adesso ci sono due mostri sacri. La Next Gen tenterà di contrastare il loro dominio facendo breccia tra le mura dei rispettivamente 19 e 16 volte campioni Slam. Tuttavia, l’assalto richiederà tempo, astuzia e soprattutto pazienza; virtù, quest’ultima, poco contemplata dagli impetuosi, già citati: Rublev, Zverev, Shapovalov.

UN NOME MA NON UNA GARANZIA — Alexander Zverev è forse il più atteso al banco di prova tra i talenti della prossima generazione. Il tedesco quest’anno ha fatto suoi due Masters 1000 (Roma; Montreal) svettando sui coetanei nella Race to Milan e approdando addirittura da numero tre al mondo al Masters dei “grandi”, dove però ha dimostrato di non essere ancora pronto a sostenere la pressione dei grandi palcoscenici, proprio come accaduto al Roland Garros e agli US Open (1R; 2R).

GLI “EX FAB” — C’è chi da Novak Djokovic ed Andy Murray si aspetta gli stessi risultati ottenuti dagli altri due Fab Four: Roger Federer e Rafa Nadal; ipotesi davvero azzardata se si considera l’entità dei problemi che hanno costretto il serbo e lo scozzese lontano dai campi per mesi. Gli infortuni al gomito e all’anca sono fra i più difficili da trattare in ambito medico-sportivo dato che i continui sforzi, cambi di superficie ed altri tipi di stress a cui gli atleti sottopongono il proprio corpo anche al rientro, possono favorire il ripresentarsi di problematiche legate all’usura del fisico. Salvo ricadute, sarà la mentalità invece a stabilire chi tornerà al top, e sia Djokovic che Murray non si sono mai risparmiati sotto questo punto di vista.

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