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MONDO CHALLENGER, BERRETTINI E’ LA RIVELAZIONE

Con l’infortunio ormai alle spalle Matteo Berrettini è stato uno dei protagonisti principali in queste ultime settimane dei tornei Challenger. Quasi perfetto nell’ultimo appuntamento a Andria, dove ha raggiunto la finale (battendo gente del calibro di Chiudinelli e Robredo) poi persa nel derby con Luca Vanni. Di questo suo stato di forma e di altro ne ha parlato in un’intervista rilasciata alla FIT. Ecco le dichiarazioni del ventenne romano partendo dal primo obiettivo di queste settimane: “Non era il ranking la mia priorità quando sono rientrato, quanto piuttosto poter verificare di star bene a livello fisico e quindi di poter svolgere un certo tipo di attività. Del resto, sono stato fermo sei mesi, da febbraio a settembre, per un problema al ginocchio sinistro, in particolare al piatto tibiale, un po’ complicato da risolvere in quanto interessa sia la componente cartilaginea che quella ossea. E che quindi va tenuto costantemente monitorato, lavorando bene anche sulla parte muscolare e tendinea, per mantenere la stabilità dell’articolazione. Fin dal ritorno in campo a settembre le sensazioni sono state subito buone, ho vinto due tornei Futures in doppio, raggiungendo la finale individuale a Reggio Emilia e due semifinali a Santa Margherita di Pula. Però ci sono stati altri acciacchi, alla spalla e alla caviglia, penso normali dopo uno stop così lungo. La fiducia dentro di me non è mai venuta meno, però sinceramente ipotizzare una finale in un challenger era difficile considerando che non avevo mai fatto neppure quarti. Quella di Andria è stata la settimana più bella, tennisticamente parlando, e mi ha fatto un enorme piacere poterla condividere negli ultimi giorni anche con mio fratello Jacopo, che mi ha raggiunto in Puglia: domenica poi, giorno della finale, era il suo 18esimo compleanno ed è stato bello averlo accanto…”. L’infortunio a cosa è servito?“In quei mesi ho approfittato per lavorare su altre parti del corpo, senza dimenticare l’aspetto mentale. Ho acquisito maggiori consapevolezze e compreso alcuni meccanismi che, quando si giocano tornei con continuità, si fatica ad assimilare. Vincenzo, poi, mi ha portato a lavorare sul campo con bambini e ragazzi più giovani. Affrontare nuove situazioni mi è servito molto, tramutando in positiva un’esperienza che è comunque faticosa da affrontare. E ora che è stata superata devo ringraziare la mia famiglia per come mi è stata vicino in quei momenti”.

Gianfranco Mairone

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