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MASSIMO BOSCATTO: “VIVERE NELLA CAMPANIA DEL TENNIS È IL MIO UNICO RIMPIANTO”

Con un best ranking ATP di 355, una finale in doppio agli US Open juniores, tre titoli Challenger nella categoria quadrumane ed una medaglia d’oro conquistata ai Giochi del Mediterraneo nel 1991, Massimo Boscatto è sicuramente uno dei tecnici di maggiore esperienza attivi su territorio campano.

Insieme al compagno di sempre, Stefano Pescosolido, con cui ha condiviso inenarrabili avventure (fra cui una partecipazione ai Championships ed una vittoria in finale sul duo iberico Berasategui/Corretja), Boscatto ha vissuto in prima persona quella che potremmo definire l’epoca più prolifera della storia del tennis in termini di generazione di campioni. Correvano infatti gli anni dei vari Becker, Lendl, Edberg, Camporese e Nargiso quando il tecnico partenopeo militava all’interno del circuito maggiore.

«L’epoca in cui sono cresciuto tennisticamente era diversa, c’erano più giocatori di alto livello. Nei primi 10-15 c’era il top. I tornei venivano vinti sempre da giocatori diversi. Ogni periodo ha chiaramente i suoi campioni: non  possiamo dire che un Rod Laver con la racchetta di legno sia meno bravo di un Federer di oggi. Fisicamente c’è stato un progresso notevole ma la mentalità è sempre la stessa».

Boscatto ha saputo fare tesoro dei suoi anni in ATP, custodendo e tramandando tutt’oggi ai propri allievi il sapere che soltanto un “uomo di campo” può possedere e trasporre nelle promesse di domani, in particolar modo quelle del Team Boscatto.

«Il tennis vissuto sul campo è ben diverso da quello vissuto dall’esterno. Forse ho un solo rammarico: qualche anno fa decisi di restare a Napoli avendo l’opportunità di trasferirmi in altri grandi circoli d’Italia. Il mio obiettivo era quello di provare a costruire qualcosa di positivo qui in Campania. Ci ho provato da privato, perché a Napoli di strutture ce ne sono pochissime e gestite anche male».

«Abbiamo sempre avuto una grande tradizione di talenti a livello giovanile in Campania, con squadre forti a livello nazionale ed è un peccato vedere ragazzi arrivare al punto di doversi trasferire per crescere. Le difficoltà sono enormi ma di tecnici competenti ce ne sono e bisognerebbe sedersi a tavolino per cominciare a capire le problematiche e trovare un accordo».

«Non bisogna essere necessariamente dei campioni per fare i tecnici ma le diverse esperienze di ognuno possono fare bene al sistema. Quando ero a Riano con Furlan, Pescosolido, Camporese, Gaudenzi – persone che hanno dato tanto al tennis maschile – questi erano seguiti da un maestro che dagli addetti ai lavori era considerato di “terza fascia”. Adesso è uno dei coach più affermati al mondo: si tratta di Riccardo Piatti. Il tempo ed i sacrifici lo hanno ripagato».

Arianna Nardi

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