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LUCIANO BARBARINO, IL CUORE DA GLADIATORE CHE SI E’ PRESO IL LEMON BOWL

Amiamo raccontare le belle storie che arrivano dallo sport. Dal tennis nel nostro caso, impareggiabile scuola di emozioni e vita. La storia ci porta questa volta sulle orme di un ragazzo del Vomero, d’animo buono e temperamento inossidabile. Testardo il giusto per affrontare le insidie di uno sport complicato: da amare più di ogni altra cosa, fino a marcare il tempo che scorre rapido con serie interminabili di dritti e rovesci. E di sogni naturalmente, quelli che Luciano Barbarino non ha mai smesso di inseguire. Nel tentativo continuo di migliorarsi apprendendo, di superare se stesso e talvolta finanche lo scetticismo di quanti neppure immaginavano potesse crescere così rapidamente. Luciano Barbarino, neo vincitore della rassegna internazionale giovanile del Lemon Bowl, è emblema stesso di cosa possa dare lo sport se vissuto con l’intensità massima. Che non può logorare, bensì arricchisce e tempra l’indole di chi onorando la battaglia, tra le severe righe di un campo da tennis, metafora fedelissima della vita, non ha nulla da rimproverare a se stesso. Perchè provarci è tutto, perchè non importa come si pedali dinanzi alle avversità, se forte o piano: ciò che conta è pedalare, sempre. Con lo spirito, gli occhi, i sogni di chi non vuol smettere di crederci, neppure sotto 6/0 5/0. Ecco cosa ha imparato finora Luciano Barbarino, classe 2005, che a Roma ha messo in fila Alexander Ferdinando Fragasso (6/1 6/0), Corrado Chieffo (6/3 6/4), il forte tarantino Fabio De Michele (3/6 7/5 6/1), Mattia Ricci (6/3 7/6), quindi in finale quel Lorenzo Carboni (6/1 6/1) che nei quarti aveva dovuto soffrire per spuntarla in tre set sul casertano di Ercole Fabrizio Osti. E pensare che molti di questi ragazzi erano sembrati fenomeni insuperabili quando, non più di tre anni fa, Luciano si affacciava con straripante entusiasmo ai primi appuntamenti del calendario nazionale ed internazionale. Le sconfitte fragorose, nette dell’epoca hanno finito per moltiplicare l’impegno del ragazzo cui papà Francesco, ex forte nuotatore e oggi affermato imprenditore, non ha mai fatto mancare appoggio e piena fiducia. In un progetto di collaborazione solidissimo, esemplare con lo staff tecnico guidato da Carlo Rombolà e animato dalle competenze di Antonio Luise e Luca De Rose. Così, aprendo tutte le sue interminabili giornate poco dopo l’alba per focalizzare l’attenzione sulla postura, preludio del lavoro sul campo e di quello fisico, Luciano ha aggiunto passo dopo passo un tassello, recuperando terreno sui più forti del panorama nazionale, infilandone parecchi e costringendo perfino tecnici frettolosi a rivedere giudizi troppo affrettati. Fino al trionfo romano che consegna a Luciano i galloni di gladiatore nell’arena del tennis. La lezione, il messaggio da diffondere? Semplice. Nello sport come nella vita l’unica via alternativa a quella del talento si chiama sacrificio, dedizione, cuore. Amare follemente ciò che si fa, con tutto se stesso, vuol dire metter le basi per riuscire un giorno a sovvertire valori e gerarchie. Anche quando i pronostici sembrano trancianti. Luciano Barbarino lo sa e anche questa mattina, poco dopo le sei, ha ripreso a lavorare sulla postura perchè in fondo, alla fine o forse all’inizio di ogni cosa, inseguire il sogno è il senso stesso della vita.

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