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LO STRANO CASO DI LUCIANO BARBARINO: QUANDO CRESCERE E VINCERE DIVIENE UN DELITTO…

Il 1960 fu l’anno delle Olimpiadi romane. Mio papà Luigi Mele era all’epoca uno dei candidati alla maglia azzurra nella disciplina del ciclismo: polivalente al punto da poter essere impiegato su strada ma anche su pista, essendo campione piemontese nell’inseguimento. A Carpi vinse una preolimpica nel mese di giugno e il ct della nazionale Rimedio lo raggiunse a Torino per dirgli questo:“Caro Gigi, sei fortissimo e meriteresti la maglia per la corsa in linea ma la squadra purtroppo è già fatta. Sai, si corre a Roma e alcune scelte sono scontate. Ti prometto che se il prossimo anno resti dilettante farai il capitano della Nazionale al Mondiale”. Solo per la cronaca mio papà passò professionista nel 1961 ma il bottino azzurro alle Olimpiadi fu ragguardevole, fatto di tanti ori nel ciclismo: insomma, non ci fu da rammaricarsi (se non per il povero Gigi) perchè all’epoca l’Italia sfoggiava campioni.

Oggi nel nostro tennis non è facile individuare i criteri delle convocazioni: quelle nazionali ma ancor di più quelle regionali. La storia stranissima è quella di Luciano Barbarino. Il ragazzo che lavora e suda con una determinazione esemplare alla corte del maestro Carlo Rombolà è stato protagonista di una crescita esponenziale, quasi rabbiosa. Nel giro di un paio d’anni ha stravolto le gerarchie, ribaltando l’esito di confronti che fino a poco tempo prima lo vedevano regolarmente battuto. Luciano ha tempra e lo sport lo ha aiutato tantissimo, finanche a combattere fantasmi del passato. La sua è una lezione per tutti: alla Lambertenghi ha perso per soli due punti con il futuro campione italiano di categoria under 12, a Torino non ha lasciato scampo all’agguerrita e validissima concorrenza, trionfando nel master nazionale del circuito Babolat Macro Area. E poi ancora una caterva di risultati che moltiplicano forze e ambizioni di questo ragazzo dal fisico possente e dalla mano pesante. Oggi è a Vilnius, in Lituania, in una tappa del circuito Tennis Europe che lo ha visto protagonista in singolare ma anche in doppio, nel tandem ormai collaudato con Matteo Covato.

Penso a quando, interpellato via wh (perchè i ragazzi del tennis stringono amicizie fuori dal campo e si scambiano informazioni e appuntamenti attraverso i telefonini) dai giovani colleghi del circuito, i più forti in ambito nazionale, Luciano si trovi a rispondere della stima di cui gode in Campania.

Penso ad esempio a quando i bravi piemontesi Ariaudo e Garbero (battuti entrambi a Torino) gli avranno dato appuntamento a Tirrenia per uno dei raduni federali. E Luciano, con il suo modo scanzonato ma anche fiero, gli avrà risposto: “Ragazzi non vengo a Tirrenia, in realtà non sono stato convocato neppure a Napoli al CPA”. Destando sicuramente lo stupore degli interlocutori.

Va così purtroppo. Tanti giovani tennisti, deboli di testa, sono stati smontati, finiti, consumati da vicende simili. Non è il caso di Luciano Barbarino che nel suo giovane percorso si è già divertito tante volte ad abbattere etichette e a riscrivere le uniche gerarchie che contano, quelle dettate dal campo.

Dopo il Macroarea di Benevento il ras di Agnano, risentito perchè avevo finito per dare risalto con la foto più alla finalista che alla vincitrice (entrambe all’epoca sue allieve…di portafogli. In realtà era l’unica foto di cui disponevo) mi aveva ripreso con tono arrogante più o meno in questo modo: “Così la comunicazione non funziona, io sono il direttore e devo garantire a ragazzi e genitori le giuste maniere. Sembra che vincere sia un delitto…”. Quasi come se noi di spaziotennis fossimo a libro paga del suo reame, dalle profumatissime tariffe.

Guardando lo strano caso di Luciano Barbarino dovrei rigettargli la palla, allo stesso modo: ho capito bene? Più si vince meno si conta? Quali sono allora i criteri per ottenere un pizzico di attenzione?

Sono certo che tutto questo non costituisca un cruccio per Barbarino e quelli che come lui preferiscono far parlare il campo. Noi intanto attendiamo risposta, un’altra al catalogo di domande destinate a rimanere inevase.

 

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