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L’EDITORIALE DI ST: E SE I BURATTINAI AVESSERO RAGIONE?

Lo sport in Italia è questo, intreccio spesso subdolo per il quale il calcio, un tempo decorato, resterà fuori dal mondiale, allineandosi perfettamente al ruolo marginale ricoperto da altre discipline. A noi sta a cuore, almeno in questa sede, il tennis e proveremo ancora una volta a discutere di dinamiche che tutti conoscono ma che pochi, per interessi personali e per pavidità, preferiscono sottacere.

La premessa è questa: ad ognuno nella vita la propria parte, in base a meriti e competenze. Dovrebbe essere così, lo è almeno in quei paesi che poi puntualmente ottengono allori e primati. L’italia è la terra dove chi non ha mai giocato a tennis determina finanche i metodi della formazione, in un miscuglio improponibile tra politica, imprenditoria e incarichi propri del regime. Guardo e ascolto Tavecchio (“Il seme l’ho ereditato da Abete, cosa potevo fare?”) e per analogia vedo la situazione campana. L’attuale e già critico contesto federale del tennis fu studiato a tavolino in una sera di fine estate dello scorso anno: il golpe ai danni dell’ex presidente, defenestrato durante la permanenza in Grecia, fu partorito in poco meno di un’ora nella sede di Viale Giochi del Mediterraneo. Il ras di Agnano e il sodale che ambisce a ruoli romani tennero a rapporto chi avrebbe dovuto succedere nel ruolo: senza alcun potere effettivo, se non quello di rappresentanza negli eventi. Solo quelli allineati ad un sistema che prevede appiattimento totale, mancanza assoluta di personalità e anacronistica propaganda: la stessa per la quale si apprende dalle colonne del quotidiano cittadino che Bollettieri, Edberg e Sanchez hanno fatto i raccattapalle nei pressi delle terme di Agnano. Comprensibile l’affanno e lo scoramento di Nargiso e Cierro, campioni del passato che abbiamo incontrato in questi giorni. Loro sarebbero sciabole eccellenti, di fatto appese al muro, per lasciare spazio ai foderi che combattono esclusivamente per curare gli interessi dei propri portafogli e degli sponsor romani. La repressione è inoltre cattiva e violenta: guai a parlare, guai ad esprimersi. Tutti sanno e subiscono per evitare controlli a sorpresa, sanzioni fatalmente lesive per gli orticelli. Rileggo i messaggi d’incitamento che mi arrivano in privato (“Continua così”, “Smaschera il sistema”, “Non ti fermare, rendici giustizia”) e poi constato la passività di un sistema terrorizzato e di fatto colluso. Così capisco come tanta gente mediocre sia riuscita ad impossessarsi di un mondo che avrebbe per antonomasia dovuto essere nobile. Se si è stati nel tempo così accomodanti e molli e’ giusto che il più furbo tra i fichi secchi (ormai maestro, imprenditore, giornalista…in attesa di altre mansioni) si sia autoriconosciuto un tale potere. Anzi, mi viene da dire che è giustissimo che prenda a calci nel sedere sudditi così privi di amor proprio. I risultati, quelli che contano per davvero, parlano per tutti e bocciano i balli in maschera di dirigenti che hanno rimpiazzato la racchetta con agende, ipad e calcolatrici. E il presidente campano di turno risponderà sempre: “Ma quanto mi dispiace, cosa posso farci io? Sono amareggiato bla bla bla”. D’altronde i Tavecchio sono pensati per salvare isole e isolette di potere, nel grigiore di un contesto che è soltanto mera, becera politica. Nemica dei valori, delle competenze, dei meriti. L’importante è allinearsi alle calzette del terrore, come previsto dai colloqui che partoriscono incarichi e fittizi uomini di potere. Lo sport è altra cosa: è anche il fascino di fermarsi a sorseggiare un caffè con i campioni del passato per provare a condividerne gioie e imprese. Ma cosa ne sapranno mai burattinai opportunisti e leoni cani fifoni…

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