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LE GRANDI MANOVRE…

Qualche giorno fa rileggevo un commento che mi era sfuggito, datato 1 gennaio 2018 e firmato dal maestro e avvocato Roberto Cappa. Ritengo molto opportuno riproporlo alla vostra attenzione per intero:

“Sarò ripetitivo, ma il tennis non è il calcio: questo mondo non è abituato alla critica ed al dissenso, ma solo alla maldicenza, che per anni ha imperato.
La Tua voce crea grandi fastidi in un mondo dove l’importante è che vi siano sempre assemblee bulgare così che il grande capo possa vendersi che sono tutti felici e contenti degli entusiastici (ed autoreferenziali) risultati ottenuti.
Credo auspicabile che nasca un movimento d’opinione che abbia un obiettivo: cambiare le modalità di voto nelle assemblee, abolendo la possibilità di delegare il voto.
Questa che potrebbe sembrare una modifica banale, si potrebbe rivelare invece un cambiamento epocale. Si cambierebbe il modo di porsi di fronte all’elettorato, che non potrebbe più essere minacciato e ricattato con la rituale schifezza dell’inviato del potente di turno che gira per il ritiro delle deleghe. L’elettore si dovrebbe convincere sulla bontà del programma proposto, e non minacciare in caso di mancata consegna della delega.
Sicuramente le cozze del potere obietteranno che si priverebbe del diritto di voto i circoli piccoli: ovviamente sarebbe becera retorica.
Una Federazione ricca come la nostra, che fa quotidianamente esibizione dei sempre maggiori guadagni, non avrebbe alcuna difficoltà, anche gestendo un canale televisivo in proprio, ad organizzare assemblee in videoconferenza, così che tutti possano partecipare con poca spesa e piccoli spostamenti, casomai utilizzando le sedi regionali del CONI già predisposte per la bisogna. Credo che negli sport motoristici funzioni così già da oltre un decennio.
Sarebbe un bel passo verso la democrazia, parola sempre mal digerita dai potenti e dai potentati di turno.
Auguri Silver, state facendo un lavoro egregio”.

Da quel primo giorno del nuovo anno tante cose sono cambiate per il nostro tennis. I tempi del terrore, imposti da chi con protervia credeva di poter utilizzare a piacimento le istituzioni sportive, celando dietro di esse esclusivamente interessi privati, nella più becera delle commistioni con la natura pubblica che dovrebbe esser dello sport, sono sfumati. La Campania della racchetta si è riappropriata della propria voce: laddove qualche mese fa prevaleva perfino la censura imposta ai tesserati/maestri sui social, oggi nascono discussioni reali, aperte finalmente a tutti, desiderose di esprimere un dissenso troppo a lungo represso. Della congiura voluta dai maestri (gli stessi due anacronistici personaggi che per anni hanno scelto in Campania i presidenti, le sedi delle competizioni, i capitani delle squadre, la griglia degli arbitri, i ragazzini convocati, l’assegnazione dei punti per i Gran Prix di fine anno che valgono soldini) ne ha fatto le spese Giovanni Improta: persona perbene, amante del quieto vivere. Purtroppo per lui questa condotta non ha pagato e non avrebbe potuto: al gioco spietato, ignorante, violento, affaristico si deve rispondere per le rime. Senza temere di battere forte i pugni sul tavolo. In caso contrario se ne esce con ossa e immagine distrutte. Sempre meglio giocarla la partita e magari perderla con onore, che stare lì in silenzio, assecondando il prepotente. Che a quel punto crede perfino di esser potente e incontrastato. Le ultime vicende hanno smascherato in Campania i “guappi di cartone”, gettando ahinoi ulteriore discredito sul nostro movimento tennistico. Che ora ha battito flebile nel Sannio, a Benevento, sede individuata per accogliere lo spodestato Centro Tecnico, un tempo di stanza a Fuorigrotta.

Il tennis ci insegna che il match va giocato, fino all’ultima palla utile. Se metti il cuore non hai poi nulla da rimproverarti, anche dovessi perdere. Ecco la lezione per quanti finora hanno bisbigliato, palesato il dissenso in gran segreto, come i più bravi equilibristi da circo. Preferendo che altri si esponessero per combattere i presunti potenti (Non presentare alternative credibili e rifiutarsi di giocare, quella sarebbe oggi la vera e unica sconfitta).

Amici, questi tempi sono andati e non torneranno più. Ora, chi davvero ha a cuore il tennis, per decenza e rispetto ma anche perchè la situazione lo impone, è giusto che venga allo scoperto. In caso contrario sarà giustissimo che le aberrazioni denunciate per oltre un anno da spaziotennis.it continuino ad avere corso, nelle mani dei burattinai o cani pastori di pecore. 

Nel dibattito costruttivo provo a ribadire la nostra idea: i maestri facciano i maestri (categoria importantissima sia chiaro, che proprio a Napoli ha vissuto di recente il suo super corso di aggiornamento), evitando di portare in consiglio federale i propri personalissimi interessi e quelli delle strutture che rappresentano. La conduzione di un movimento sportivo va affidata a dirigenti, scevri da condizionamenti. Non posso e non voglio credere che non ce ne siano in Campania, che la nostra terra sia priva di persone vere, libere, appassionate, coraggiose e soprattutto dotate di attributi. Quando il malaffare di norma si impone è perchè questi ultimi sono venuti meno. 

Alle chiacchiere seguano immediatamente i fatti, anche perchè, secondo fonti molto attendibili, la disastrosa successione pare sia già stata designata. Perdere proprio ora il controllo per qualcuno sarebbe come morire.

Quello che davvero non vorremmo più sentire è il laconico “non c’è niente da fare, la spunteranno con minacce e squallide pressioni”. Non è e non può essere così.

In caso contrario, chi sarà stato causa del suo male si ritroverà a piangere se stesso, gabbato da quei metodi che hanno ripulito del tutto negli anni i piatti del nostro tennis.

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