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L’ANNO ZERO PER IL TENNIS IN CAMPANIA E’ ANCHE IL NOSTRO RISCATTO: DAL FLOP DEL CONSIGLIO DIMISSIONARIO ALL’AUSPICIO COMUNE

L’epilogo di un anno esatto di vicende tennistiche federali in Campania è stato quello più volte preannunciato dalle colonne di questo portale. Il repulisti generale avrà inizio dalle dimissioni del presidente Giovanni Improta e dal trasferimento a Benevento della sede del Comitato Campano FIT. Decade dunque il Consiglio e ci si prepara a vivere i prossimi 60 giorni con interesse massimo e attenzione totale: guai a sbagliare di nuovo, sottacendo dinamiche che nessuno di spaziotennis.it ha mai avuto il timore di raccontare. Nello scorso mese di ottobre il presidente Improta, pressato fino alla nausea dai due maestri (uno interno al Consiglio, l’altro esterno e notissimo per arroganza e pratiche assolutistiche) che ne avevano un anno prima scelto il nome per la successione a Federico D’Atri, decise di chiedere l’intervento della Procura Federale affinchè fossi io sanzionato in qualità di tesserato FIT e giornalista professionista. L’accusa mi dipingeva come “mostro” destabilizzante per il tennis regionale, perfino di aver infamato un’associazione privata operante sul territorio: la stessa che evidentemente ha contribuito a far disperdere del tutto in Campania il concetto della pratica sportiva come qualcosa di pubblico, di tutti.

Immagino che voi lettori più attenti ricordiate il tenore e i contenuti degli editoriali nei quali si raccontava di:

  1. Categoria dei maestri e degli arbitri regolarmente sottomessa al ras di turno;
  2. Addetti alla comunicazione federale scelti dall’associazione privata in questione con successiva omologazione dei comunicati in base agli interessi della suddetta associazione e non dell’intero movimento;
  3. Nomina dei capitani delle rappresentative regionali non certo in base a meriti e competenze ma solo all’appartenenza;
  4. Conseguenti convocazioni dei ragazzi spesso condizionate da interessi privati;
  5. Scelta e assegnazione dei tornei/raduni e delle manifestazioni più importanti in base agli interessi privati;
  6. Tentativo più volte naufragato di censura nei confronti della nostra informazione, totalmente libera e scevra da condizionamenti.

Il 14 dicembre scorso ebbi modo di incontrare i quattro sostituti procuratori nella sede prescelta dell’Hotel Majestic per l’interrogatorio di rito. E si è trattato, amici, di uno dei momenti più gratificanti del mio impegno di cronista nel tennis. I miei racconti non hanno trovato di fronte un muro, bensì la professionalità massima, cristallina di magistrati che amano questo sport quanto lo amiamo noi. A loro, in particolare all’ottimo procuratore napoletano Paolo Stravino, ho sottolineato come si fosse davvero toccato il fondo: delle risibili censure imposte dal ras agli addetti ai lavori. I maestri FIT erano catechizzati e costretti ad evitare di esprimere perfino gradimento sui social alle nostre denunce (le famose liste di proscrizione…) , a rinchiudersi nel silenzio/difesa di un sistema che si proponeva di garantire vantaggi agli amici. Con conseguente appiattimento verso il basso del contesto tennis in Campania. “Non sono un super eroe bensì l’ultimo dei cronisti – ci tenni a chiarire durante l’incontro – ma fossi oggi un maestro in Campania farei forse peggio di quanti, facendo finta di niente, tutelano lo stipendio mensile”. E la denuncia fu poi rafforzata dagli interventi dei testimoni indicati, il maestro dei maestri Alberto Sbrescia e il collega, primo istruttore di padel in Campania, Manuel Parlato.

Quei signori che volevano zittirci come sono soliti fare con altri addetti ai lavori del tennis hanno dimenticato la nozione dei libri di storia, forse mai davvero consultati. Prevaricare con arroganza e credere di essere più forti di tutti e tutto, anche delle regole, è un boomerang che ritorna affilato e infingardo. Ieri sera, leggendo il dispositivo della sentenza con la quale i sostituti procuratori chiedono l’archiviazione del procedimento, avevo la pelle d’oca. Semplicemente perchè ripercorrevo passo passo l’anno delle nostre battaglie: ma anche all’indolenza e alla vergognosa, passiva accettazione che svilisce il senso d’essere di tanti uomini. 

ECCOLA PER INTERO LA SENTENZA CHE CI RENDE ORGOGLIOSI E LIBERI, ANCHE PIU’ DI PRIMA:

“La attenta lettura degli editoriali pubblicati e le audizioni del maestro Alberto Sbrescia e Manuel Parlato, oltrechè delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Silver Mele, inducono a ritenere, senza tema di smentita, che egli si sia limitato, nel pieno e corretto svolgimento della propria attività professionale, a formulare una diretta, a volte anche dura, critica al “sistema tennis” e alla “organizzazione regionale” del medesimo, ma cercando di apportare un contributo costruttivo alla crescita del movimento tennistico in Campania e provando a dare voce a quanti credono e vivono del mondo del tennis”.

In questo passaggio della sentenza c’è tutto: la libertà d’espressione e di critica, l’amore per lo sport che ha l’obbligo di andare oltre gli interessi di pochi per premiare i meriti reali e abbattere le prevaricazioni. 

A pagare per tutti è stato Improta e questo francamente ci duole molto. Il presidente dimissionario tuttavia si è mostrato pavido, sottoscrivendo le imposizioni, perfino i comunicati federali (vedi quello terribile degli auguri per il 2018, in cui tutto il tennis della regione veniva ridotto all’elogio dell’unica, sola associazione privata e noi di spaziotennis.it come il nemico da abbattere). Lo scandalo della sede FIT di Fuorigrotta concessa ad un comizio politico in vista delle elezioni del 4 marzo ha fatto il resto.

Siamo convinti, avendo il privilegio di raccontare lo sport ad alti livelli, che l’esempio da lanciare ai giovani sia ben altro. Ora è arrivato il momento delle responsabilità. Basta chiacchiere e pettegolezzi di quarta serie, chi ha a cuore il tennis in Campania si faccia avanti per assumerne le redini. L’indolenza e la debolezza di tanti hanno fatto credere alla massa che il ras e i suoi sodali fossero davvero tanto potenti da poter far male. Così, a piacimento. Non dovesse venir fuori oggi un’alternativa credibile e corretta, dotata di personalità ben definite, allora la Campania meriterebbe di continuare l’asfissiante e moribonda permanenza sotto il giogo dei soliti noti.

Da parte mia è davvero tutto. Almeno per ora. Continueremo a vigilare, non fosse altro per il fatto che le mie due bambine vivono e giocano il tennis, disciplina nobile: che per natura e origini pretende almeno uno spirito e motivazioni elitarie. Grazie naturalmente a quanti non hanno avuto paura di metterci la faccia, esponendosi e rischiando. Anche da loro oggi è lecito attendersi la svolta. Per il bene di tutti.

Silver Mele

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