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LA STORIA NON VA DIMENTICATA: ECCO COSA CI RACCONTA DI MASSIMO CIERRO

A cura di Alessandro Vitiello

Chiunque abbia almeno per una volta preso in mano una racchetta, non può non conoscere la “Dinastia” dei Cierro. La Famiglia Cierro fa oramai parte della storia tennis, alla stregua della Famiglia Chiaiese e della Famiglia Sbrescia. Ed è probabilmente una delle Famiglie più “longeve” del panorama tennistico regionale prima,  nazionale ed Internazionale poi.

Ho avuto il piacere di conoscere ed ammirare Massimo quando, ancora adolescente, ero un giovane tennista agonista e difendevo i colori del Tennis Club Capodimonte, e cercavo da bordo campo, di rubargli più segreti possibile. Erano i primi anni ’80, e per tutto il ventennio successivo, i Maestri Gianni (Campione Italiano di Seconda Categoria), Antonio (Campione Nazionale Juniores) e Mario, ma prima ancora l’altro fratello Ciro, hanno dato lustro e spolvero ad un Circolo che era, all’epoca, “ombellico del mondo” tennistico campano.

Mai “personaggio”, quasi schivo, timido, silenzioso; mai “divo” o “prima donna”, sempre disponibile, aveva un sorriso per tutti; con lui ho avuto l’onere e l’onore di condividere momenti sportivi, momenti tennistici, e momenti di svago. Quelli tra gli ’80 ed i ’90, erano gli anni dove Massimo padroneggiava a livello regionale e nazionale, erano gli anni d’oro durante i quali, secondo solo al Principe D’Avalos, Massimo riusciva ad arrivare per ben due volte sul gradino più alto del podio, arrivando al titolo di Campione Italiano di singolo (il primo anno, come tesserato del Tennis Club Vomero); erano gli anni Pistolesi, di Camporese, Canè, Cancellotti, e di De Minicis, il suo “fedele” compagno di doppio; erano gli anni in cui il tennis campano la faceva da padrone.

Classe ’64, ultimo di dieci figli, di cui sette maschi e 3 femmine, Massimo è cresciuto sotto l’ala protettiva e l’occhio vigile del fratello Gianni, suo allenatore di sempre. Gente e mentalità di altri tempi, forgiata dalla cultura del lavoro; di quelli che si preoccupavano di formare prima l’uomo, e poi il giocatore; da subito ha rappresentato il prototipo ideale del tennista capace di “lanciare il cuore oltre l’ostacolo”. Grande “regolarista”, atleta dal cuore immenso e mai a corto di fiato, Massimo Cierro era uno di quei giocatori abituati a regalare poco e niente in campo, in termini di errori gratuiti. Era un tennista abituato a sudare sul campo, ed a conquistarsi le cose con il sacrificio ed il lavoro; quello stesso campo da gioco che ha condiviso con giocatori del calibro di Jimmy Connors o Thomas Muster, incrociando la racchetta con campioni  quali Guillermo Vilas o Cedric Pioline, solo per citarne alcuni.

Attuale Tecnico Nazionale F.I.T., ha un palmares da far impallidire chiunque; un passato da giocatore professionista di alto livello (ad un passo dalle prime 100 posizioni, sia in singolare che in doppio, con un best ranking alla 113 posizione tra i professionisti ATP), cinque volte Campione Italiano Assoluto, può vantare 2 titoli italiani di singolo, così come 3 titoli italiani di doppio (due dei quali in coppia con De Minicis, il primo invece con Zampieri), uno dei pochi tennisti a potersi fregiare di aver vinto il titolo italiano sia di singolo che di doppio, nello stesso anno (era il 1991), impresa riuscita solo a “mostri sacri” del calibro di Pietrangeli o Panatta, giusto per fare qualche nome, titoli ai quali si aggiungono 2 finali ATP giocate, e numerosi altri titoli vinti; ha giocato tutti i tornei del Grande Slam, ad eccezione del “main draw” di Wimbledon (dove ha sempre perso nelle qualificazioni), ha fatto parte della Squadra di Coppa Davis (contro il Cile, a Cagliari, nel 1985), ed ha vinto una medaglia d’argento ai Giochi del Mediterrano (nel 1990).

Tenace e combattente, sopperiva con la grinta e la tenacia, ad una classe che, seppur cristallina, non era certo da “firmamento” del tennis. Ed è come se avesse sempre vissuto la sua storia tennistica con il rimpianto di quello che sarebbe potuto essere, ma non è stato. Testimonianza palese, ne sono i numerosi “scalpi” dei top ten caduti sotto i suoi colpi; tennisti come Magnus Larsson, Carlos Costa, Alberto Mancini o Karel Novacek sono solo alcuni che hanno pagato “dazio” alla corte di Massimo.

Ci incontriamo al Circolo Canottieri Napoli, centenario e glorioso Circolo napoletano dove è oramai di casa da anni, che l’ha visto trionfare come giocatore prima, e affermarsi definitivamente come Tecnico Federale poi.  Dopo aver portato il Circolo alla vittoria della Serie C, ed il conseguente passaggio alla Serie B, Massimo si è concesso il lusso di diventare anche Campione Nazionale Over 40, sempre sotto i colori del Circolo Canottieri. che da un paio d’anni può vantare di avere un Maestro Federale del suo calibro. A collaborare con lui, due suoi nipoti, Luigi e Michela (figlia del mai dimenticato Antonio), anch’essi Maestri Nazionali, con i quali dirige la Scuola S.A.T.

Il clima è cordiale e amichevole come sempre, chiaramente informale, e con Massimo ci lasciamo andare da subito ai ricordi; mi racconta con lo stesso entusiasmo di allora, di quando, da Responsabile Tecnico della Rappresentativa Nazionale Under 14, ha visto muovere i primi passi a gente del calibro di Sara Errani e Fabio Fognini. Mi racconta con enfasi degli otto anni passati come Tecnico Nazionale e Direttore Tecnico Regionale per conto della F.I.T., la Federazione Italiana Tennis. Ed allora gli chiedo su quali giovani promesse oggi punterebbe, e senza esitazione mi fa i nomi di Alberto Perin e Riccardo Di Nocera, oltre chiaramente a Federica Sacco.

Massimo è un fiume in piena, parlare con lui di tennis e non solo è un piacere; non ti stancheresti mai di ascoltarlo. E così mi racconta di quando, sul Campo Centrale al Foro Italico, ha sfidato monumenti del tennis mondiale del calibro di Vilas e Connors, e ancora rimpiange la troppa emozione e di non essere riuscito a batterli.

Mi racconta della vittoria, indimenticabile, sempre sul Campo Centrale del Foro Italico di Roma, contro Novacek, allora fresco vincitore del torneo di Amburgo, dopo aver battuto in finale 6/3 6/0 un certo tennista tedesco di nome Boris Becker (si, proprio lui!). E mi racconta di una oramai famosa “scazzottata”, tennistica e non, al limite del lecito, con Claudio Pistolesi, che dopo anni di sconfitte, senza mai riuscire a vincere contro di lui, decise di metterla sul piano della “lite”, nella speranza di poter avere la meglio. Ed ironia della sorte, da quel momento in poi, la loro amicizia si è ulteriormente cementificata.

E come dimenticare l’emozione per il primo titolo italiano di singolare, o il suo primo match sul Campo Centrale di Roma? A proposito…forse non tutti sanno che (verrebbe da dire, parafrasando un noto settimanale enigmistico), non tutti sanno che Massimo Cierro è l’unico tennista italiano, a poter vantare di essersi qualificato per ben 5 volte al “main draw” (il tabellone principale), del Master 1000 di Roma. Cinque volte, su otto partecipazioni, partendo sempre dalle qualificazioni, e senza mai avere una “wild card”.

Quanto gli chiedo se ci sono delle differenze, a suo modo di vedere, tra il “suo” tennis, e quello attuale, quasi si meraviglia; e mi dice semplicemente che oggi, i tennisti sono solo più “fisici” e meno “tecnici”, potendo oltretutto utilizzare attrezzi ben diversi.

Saluto Massimo che, disponibile come sempre, mi stringe la mano e mi abbraccia…regalandomi finalmente una sua foto con tanto di autografo e dedica. Mi fermo a guardarla, cercando di allontanare dalla mia mente il pensiero di quanta acqua sia passata sotto i ponti dal nostro primo incontro. Poi rialzo lo sguardo, e ritrovo di nuovo Massimo in campo, con la racchetta, ancora a “danzare” intorno alla pallina, e come nel più piacevole dei deja vù, capisco che in realtà il tempo non è mai passato, almeno per lui si è…quasi…fermato.

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