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LA LEZIONE UNICA DELLO SPORT NELLA STORIA DI LUCIANO, GIOVANE E CORAGGIOSISSIMO UOMO

C’è il racconto a render spesso eterne le vicende di sport. Le storie che se tramandate lasciano intendere quanto e in che modo vittorie e sconfitte possano accompagnare la formazione dei ragazzi. Ovvero di quei giovani cuori che crescono nel rispetto dei valori, coltivando il sogno, l’ambizione di arrivare in nome di sacrifici e rinunce. Si perchè la gioia di una vittoria è qualcosa di indelebile, che ti accompagna per sempre, indipendentemente dal prestigio del titolo. Dietro c’è un percorso, ci sono difficoltà e momenti di scoramento, c’è l’attesa nella quale sempre o quasi ci si mette in discussione. Premessa ampia, forse prolissa ma propedeutica al racconto della storia di Luciano Barbarino. Che può insegnare tanto a tutti, nell’epoca degli interessi frastagliati e dei pettegolezzi armati di cattiveria. Luciano è un ragazzone classe 2005, abituato a lottare, condizione che non lo ha mai spaventato. Specie oggi che le vicende collaterali della sua giovanissima vita ancora una volta lo stanno mettendo alla prova. Venti giorni fa, quelli della bufera che ha travolto gli affetti più cari della sua famiglia, i riferimenti anche rigidi e intransigenti della sua fanciullezza ispirata alla dedizione per il lavoro (l’agiatezza avrebbe anche potuto lasciare il passo ai vizi e ai confort), Luciano si è ritrovato in Grecia per il circuito Tennis Europe. Ignaro di quanto contemporaneamente stesse accadendo in Italia, a Napoli dove intanto il bailamme di voci, il chiacchiericcio si apprestava a cancellare malevolmente tutto. In un giorno triste, di pioggia perdurante Luciano ha perso la finale di Iraklio, a Creta. La mattina dopo ha ricominciato a provarci nella tappa di Kalovelonis-Atene, senza credito da parte di un tabellone che non lo annoverava neppure tra le teste di serie. Ed ecco la grandezza dello sport, il valore impareggiabile di quanto quotidianamente e con ruolo perfino prioritario dovrebbe esser valorizzato nelle ore scolastiche. Luciano ha preso ad inseguire la palla, a colpirla con la foga di sempre, pensando poco o nulla al perchè di quelle telefonate bruscamente interrotte ormai da giorni con il papà-amico. L’esordio sofferto con un qualificato poi il crescendo delle prestazioni con le vittorie in fila sulle teste di serie numero 5, 2, 7 e in finale sul favorito della vigilia, il francese M’Chich con lo score di 6/3 6/1. Nel giorno stesso del suo quattordicesimo compleanno. Ecco cos’è l’immenso patrimonio dello sport. Questa è la dimostrazione di forza che un ragazzino dalla pelle durissima è riuscito a dare a se stesso e ai suoi cari, allo staff dei suoi maestri e ai compagni di allenamento nel momento più difficile, quello delle certezze svanite. Una lezione per tutti, da custodire e da portare ad esempio: così lo sport diviene solidarietà e spinta fortissima a moltiplicare le forze, in nome di un amore più grande. A non mollare anche se tutto sembra esser tragicamente ostile. Complimenti Luciano, giovane uomo.    

2 Comments

  1. Sergio

    7 aprile 2019 at 20:42

    Io non ci vedo niente di buono nel “buono fatto nel tennis” se per sponsorizzare qualche tennista spiantato hai truffato i contributi a 17.000 dipendenti, operando concorrenza sleale verso le altre ditte che concorrevano agli appalti. Sogia che saro censurato ma non posso fare a meno di esprimere la mia idea di appassionato veterano

    • Silver Mele

      9 aprile 2019 at 0:56

      Sergio non intendevamo assolutamente entrare nel merito della vicenda giudiziaria, tutt’altro. La storia è una delle tante attraverso le quali si può comprendere la forza e l’imprescindibilità dello sport nella nostra vita.E in quella di un ragazzino di 14 anni. Se ci siamo espressi male chiediamo scusa. Grazie mille per l’attenzione.

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