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LA FAVOLA DI PEDRO E LA PARABOLA DEL SIGNORE DELLE TERME…

Le giornate trascorrevano liete sull’eremo di Agnano, laddove proposte di accordi e deleghe per il voto si moltiplicavano con frequenza irregolare, anche a causa dei propositi di tesserati non più allineati. E’ lì che dimora il Signore delle terme, blindato dai suoi bravi, riverito da quanti per lui stanno girando di circolo in circolo, al fine di rendere memorabile l’incetta di deleghe. “Sono loro che mi rendono così potente – era solito affermare ai viandanti, alcuni provenienti perfino dalle lontane Americhe o dalla Penisola Iberica per condividerne il verbo della racchetta – io resto solo un maestro ma non potrei esimermi dall’accogliere le richieste di aiuto dei Consiglieri eletti”. Forte di questo messaggio e prossimo allo stato di santità il Signore  disegnava gli scenari in maniera che nulla, nessuna briciola potesse cadere al di là dei confini termali. Con uno spirito evidentemente filantropico, teso ad indicare la strada a quanti purtroppo l’avevano smarrita. Solo per questo il Signore decise, dopo il doloroso fallimento del Consiglio dimissionario, di ribadire ai seguaci della setta che il voto libero, per le elezioni imminenti, sarebbe stata pratica indecorosa e inaccettabile. “Per il vostro bene ho scelto la mia portavoce – sussurrava agli uccelli – per le fortune di tutti noi ho ritenuto di dover salvare i più fedeli tra gli uomini dell’ultimo Consiglio. Soltanto tre non saranno riconfermati e su di loro dovranno cadere tutte le responsabilità del clamoroso, precedente fallimento”. E si beava tra le deleghe già raccolte, con la stessa bramosia di Zio Paperone tra dollari e ori. “Fate pure – sghignazzava rivolgendosi agli audaci che intendevano proporre una linea alternativa – l’anatema cadrà su di voi perchè tutto è già deciso. Cosa posso farci se questa terra senza di me non riesce proprio a sopravvivere?”.

La favola di Pedro ha un fine didascalico: diffidate da quanti, con fare fumoso e mellifluo, confondono il bene collettivo con il proprio personale. Arrogandosi poteri e meriti salvifici che possono farsi largo soltanto laddove personalità definite lasciano il passo ad animi pavidi. Adeguarsi vorrebbe dire cadere nell’ipnosi collettiva ed essere in fondo pienamente corresponsabili del tracollo già scritto. 

Per tornare all’attualità dalla favola millenaria la proposta potrebbe esser la seguente: richiedete indietro le deleghe già concesse e presentatevi il 5 maggio per esprimere un unico, libero voto. In caso contrario non potrà esserci spazio per lacrime di coccodrillo o lamenti reiterati. Il Signore delle terme vi avrà già gabbato. 

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