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INTERVISTA ESCLUSIVA AD ASHCON REZAZADEH, PREPARATORE ATLETICO DI VICTORIA AZARENKA

A soli 23 anni, Ashcon Rezazadeh è uno dei più giovani – se non il più giovane – preparatore atletico del circuito. Nato e cresciuto a Birmingham, da madre irlandese e padre iraniano, come la maggior parte dei professionisti coinvolti nell’industria sportiva ha iniziato la sua formazione sui campi, in veste di giovane aspirante che desiderava raggiungere la vetta del ranking più di ogni altra cosa. 

Dopo essere emerso ad alti livelli sulla scena nazionale inglese (tutt’oggi vive a Birmingham, ndr) Rezazadeh ha anche preso parte a tornei del circuito ITF e Future. Tuttavia, all’età di 16 anni, ed in un breve lasso di tempo, si è visto costretto a riporre i propri sogni in un cassetto per affrontare seri problemi fisici che hanno irrimediabilmente compromesso il suo futuro in ATP. Dalle difficoltà affrontate sono però nate nuove sfide, sfide che lo hanno condotto proprio dove si trova ora: al fianco di Victoria Azarenka, due volte campionessa Slam ed ex numero uno al mondo.

— Come è iniziato il tuo percorso da preparatore atletico?

“Quando avevo 16 anni, mi sono infortunato e sono stato operato ad entrambe le anche. Nel giro di 12 mesi ho anche contratto una doppia ernia inguinale, che si trova nella stessa zona precedentemente trattata. Anche se sono tornato a giocare dopo tutto ciò, le cose non sono mai più tornate come prima. Se dovessi cambiare qualcosa nella mia vita  – anche se credo che tutto succede per una ragione –  vorrei aver ascoltato i consigli del mio fisioterapista, che al tempo mi suggerì di non sottopormi ad una operazione di quel tipo ad una così giovane età. Questo poi mi ha portato a sviluppare un profondo interesse verso il corpo umano. Alla fine queste esperienze mi hanno condotto dove sono adesso ed a quello che sto facendo nella mia vita, così che possa contribuire a mettere gli altri nella miglior posizione possibile per evitare di prendere questo tipo di decisioni”.

— Hai appena 23 anni ed a marzo sei entrato a far parte del team di Victoria Azarenka. Puoi raccontarci come è successo? Com’è lavorare con una ex numero uno al mondo?

“Per me è stato del tutto inaspettato perché non l’avevo pianificato. Ovviamente, sapevo chi fosse Vika, l’ho seguita per tanti anni ed ho assistito a tutti i suoi successi. E’ una delle più grandi giocatrici del mondo. In pratica, la sua assistente personale è inglese e l’ho conosciuta quando eravamo juniores. Lei si è unita al team di Vika e poi mi ha contattato. Victoria è un’incredIbile atleta, molti preparatori atletici sognano di lavorare con qualcuno che ha sempre voglia di imparare e migliorare. E Vika è proprio così. Non c’è una sola giornata in cui se la prende comoda.”

— Come ben sappiamo Vika è una madre adesso. Cosa cambia in termini di approccio tecnico dopo una gravidanza?

“Lavorare con Vika è stata la mia prima esperienza con un’atleta che ha appena partorito. Non è un segreto che molte cose iniziano a cambiare quando si porta un bambino in grembo per 9 mesi o più. Dal punto di vista fisico così come quello mentale ed emotivo. Ogni atleta conosce il proprio corpo, ma in questa situazione era particolarmente importante ascoltare il feedback dato dal suo fisico. Si è trattato di un lavoro progressivo, ogni settimana era diversa ma non c’è stata alcuna fretta. Abbiamo iniziato da zero e ci siamo goduti il processo.”

— Parlando di neo mamme, Serena Williams manca nel circuito da quando ha vinto gli Australian Open e rientrerà alle competizioni proprio a Melbourne, in che modo il suo rientro pensi influenzerà il circuito femminile? Credi sia fattibile vincere uno Slam subito dopo una gravidanza?

“Penso che tutto può succedere. L’impossibile diventa possibile nello sport. La conosciamo tutti, Serena ha una delle migliori mentalità nello sport e sono sicuro che il suo team farà tutto il possibile per riportarla al top della forma e far sì che ciò accada”

— Vika, come Serena, è stata numero uno al mondo, ha vinto Slam, come si fa a restare motivati dopo aver già raggiunto gli obiettivi più grandi che un tennista professionista si possa fissare?

“Ognuno è diverso nel modo di affrontare le cose. Il tennis è un viaggio, una macchina continua, bisogna continuare a costruire e diventare sempre più forti, più veloci, migliori. Per quanto riguarda Vika, lei vuole sempre quello 0,1% in più. Vuole sempre saperne di più, anche se si tratta di cose che non sono strettamente collegate. Desidera sempre migliorare. Per me, come esseri umani, al di là della società, dello sport, dell’industria, l’unica cosa che conta è quello 0,1% che, giorno dopo giorno e passo dopo passo, si accumula per poi diventare qualcosa di grande.”

— Quando si prepara uno Slam, quindi parliamo di un torneo che dura due settimane, cosa cambia in termini di preparazione?

“Adottiamo più o meno lo stesso approccio durante ogni torneo, che si tratti di un evento WTA o un di Grande Slam. I rituali e le routine non cambiano. Mantenere la stessa mentalità ovunque ci si trovi è importante. Chiaramente le strutture in cui ci si prepara ogni settimana sono diverse e bisogna adattarsi. I fattori esterni inoltre possono giocare un ruolo importante su un atleta e sul piano prestabilito. Un torneo dello Slam tende ad essere di lunga durata quindi ci sono fattori diversi ma la mentalità e gli obiettivi restano quelli di sempre.”

— Se guardiamo invece ai nuovi emergenti della Next Gen, salta subito all’occhio la loro struttura fisica estremamente simile. Superano tutti facilmente il metro e 85, sono molto magri ed hanno un gioco tutto improntato sul servizio e grandi conclusioni da fondo campo. Se mettiamo a confronto un giovane Rafa Nadal o Roger Federer, con i youngsters di oggi tipo Rublev o Zverev notiamo una differenza impressionante in termini di struttura fisica. In che direzione credi stia andando il tennis? C’è davvero un nuovo standard fisico per i giocatori?

“Tutti al mondo siamo diversi, non solo nello sport. Non credo ci sia un processo pensato dietro la tipologia di fisico che vediamo nel tennis. Non è possibile comparare un giovane Nadal ad un qualsiasi esponente della nuova generazione di giocatori perché sono semplicemente diversi esseri umani. Certo, il tennis come sport è in costante evoluzione dal punto di vista fisico. Se prendiamo in considerazione il gioco di 10/20 anni fa, oggi è tutto diverso. Il tennis è uno sport basato sulla reattività quindi la massa grassa è stata sempre oggetto di lavoro da parte dei giocatori. Trasportare una eccessiva quantità di peso per un lungo periodo di tempo mentre si pratica uno sport così imprevedibile può avere effetti negativi sul corpo e compromettere l’efficacia dei movimenti e delle performance. Forza e massa muscolare sono invece necessarie al miglioramento delle prestazioni ed alla riduzione dei rischi di infortunio (protezione di legamenti, tendini ecc…). Due esempi lampanti sono Carl Lewis e Ben Johnson, entrambi grandi atleti ma con due fisicità completamente diverse.”

— Tra i campioni della Next Gen c’è qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare?

“Nella Next Gen abbiamo degli elementi validissimi quali Kyrgios, Rublev, Khachanov, Zverev, Shapovalov… nonostante siano emergenti stanno già ottenendo grandissimi risultati; hanno la strada praticamente spianata. Tuttavia, non ce n’è uno in particolare con cui mi piacerebbe lavorare. Ogni atleta è unico e mi piace rapportarmi con tutti allo stesso modo. Con ogni giocatore l’obiettivo resta lo stesso: renderli migliori e mettere tutta la mia conoscenza al loro servizio così che possano raggiungere il loro miglior livello di performance.”

— Hai già raggiunto traguardi notevoli nella tua carriera, ma dove ti vedi tra 10 anni?

“Mi piacerebbe continuare ad aver un impatto nelle vite delle persone, in un complesso sportivo o sociale. Il mio obiettivo è quello di aiutare gli altri a raggiungere il loro massimo potenziale che magari non immaginano neanche di possedere”

— Se dovessi dare un consiglio a tutti quelli che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso lavorativo, quale sarebbe?

“Imparare, continuare ad imparare e non arrendersi mai. Ci sono ostacoli in questo mestiere così come nella vita che vanno affrontati e ci sono momenti in cui si pensa “in che direzione sto andando?” oppure “riuscirò davvero a raggiungere i miei obiettivi?”. La cosa più importante è restare fedeli a sé stessi. Essere pazienti e cercare sempre di migliorarsi sono gli unici mezzi per arrivare dove si vuole.” 

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