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INTERVISTA ESCLUSIVA A STEFANO DE PIRRO, FISIOTERAPISTA DI DENIS SHAPOVALOV

C’è un pizzico d’Italia nel team del Next Gen Denis Shapovalov, attuale n.29 del ranking mondiale e new sensation del tennis canadese, capace a soli 19 anni di incantare milioni di appassionati con i suoi colpi esplosivi ed un rovescio (courtesy of mamma Tessa) rigorosamente monomane. Si tratta di Stefano De Pirro, fisioterapista sportivo specializzato nel tennis professionistico. Toscano, di Monte Argentario, dopo aver conseguito la laurea in scienze motorie e, successivamente in fisioterapia, è entrato a far parte dei frenetici ritmi del mondo dello sport accumulando esperienza nel calcio, nell’automobilismo e nel ciclismo, prima di unirsi ai team itineranti in ATP e WTA.

Nel suo palmarès figurano i nomi di top players come: Dominika Cibulkova, Dominic Thiem, Lucas Pouille ed Ernest Gulbis, oltre a quello del già citato canadese. Nel corso della propria carriera ha ricoperto un ruolo di cruciale importanza anche all’interno delle squadre di Coppa Davis di Austria e Canada, occupandosi di fornire tutti i trattamenti necessari per permettere agli atleti di esprimersi al massimo delle proprie capacità. 

Nonostante l’amore per le materie scientifiche, De Pirro denota un animo creativo ed eclettico che lascia trasparire attraverso l’utilizzo dei social. Appassionato di viaggi e capace di catturare l’essenza delle cose attraverso uno scatto, nella sua vita da nomade non manca infatti mai di documentare sul proprio profilo Instagram, le avventure del Team Shapovalov in giro per il mondo. L’ultimo viaggio lo ha portato a Basilea, patria di Roger Federer, idolo d’infanzia di Denis, che soltanto quest’anno ha completato la sua prima stagione da professionista, fra sorprese, cambiamenti, scontri con i big e serie tv condivise proprio con il fisioterapista azzurro.


Com’è iniziato il suo percorso da fisioterapista? Ha mai giocato a tennis?


“Ho giocato fino all’età di 18 anni poi ho scelto la strada dell’università pensando di voler rimanere nel mondo dello sport. Ho studiato scienze motorie e l’ultimo anno sostenni un esame di infortunistica sportiva che mi colpì molto. Da lì mi sono avvicinato all’aspetto riabilitativo e poi alla fisioterapia. Dopo la laurea sono entrato a fisioterapia con lo scopo di avere un background completo e diventare fisioterapista sportivo”.


Era un suo obiettivo unirsi ad un team itinerante?


“Sì. L’ultimo anno di scienze motorie ho iniziato a lavorare in un circolo di tennis a Viterbo dove organizzavano un torneo ITF Futures da 10.000. Lì ho compiuto il primo passo nel circuito professionistico ed ho iniziato a capire quello che volevo fare nella vita. Durante eventi del genere è obbligatoria la presenza di un fisioterapista e quando mi proposero di ricoprire il ruolo accettai ben volentieri. L’ambiente del torneo mi piacque a tal punto che cominciai ad informarmi su come  viaggiare regolarmente, ed iniziai a pensare in grande. Vedere ragazzi della mia età che vivevano di sport viaggiando così lontano ogni settimana lo trovavo estremamente affascinante”.


Attualmente collabora con Denis Shapovalov. Può spiegare ai nostri lettori il ruolo che ricopre all’interno del suo team?


“In quanto fisioterapista, il mio compito è innanzitutto quello di mantenere Denis in salute, assicurarmi che non abbia infortuni e che sia sicuro dal punto di vista fisico. Il mio obiettivo principale è portarlo alla partita al 100%. Per quanto riguarda la preparazione fisica, abbiamo il preparatore atletico Clement Golliet che viaggia con noi part-time, quindi quando non c’è mi assicuro personalmente che Denis rispetti il programma stabilito”.


In che modo siete entrati in contatto?


“Nell’anno in cui vinse Wimbledon Juniores (2016, ndr) lavoravo a Vienna con Dominic Thiem. In quel periodo Denis stava compiendo il salto fra i pro e avvicinandosi all’allenatore di Dominic decise di trascorrere tre settimane in Austria per allenarsi insieme a lui. Fortuna/sfortuna ha voluto che durante una sessione di allenamento si slogasse una caviglia e quindi, non potendo giocare, la maggior parte del tempo la trascorreva a fare fisioterapia con me. Da lì abbiamo stabilito un buon rapporto d’amicizia”.


Ci racconta una giornata tipo durante una settimana di torneo?


“La mattina iniziamo con la mobilizzazione, che consiste in un riscaldamento passivo a fini preventivi. Poi siamo in palestra per il riscaldamento attivo, che curo io o Clement. In questa fase, per mezz’ora si fanno: cyclette, salto con la corda, elastico, pesi ed altre attività leggere che predispongono Denis all’ingresso in campo. Quando i muscoli sono caldi e tutte le articolazioni sono capaci di muoversi al massimo grado di ampiezza, c’è l’allenamento in campo, che può durare un’ora o un’ora e mezza a seconda della giornata. Successivamente abbiamo una sessione di defaticamento seguita da recupero e pranzo. Nel pomeriggio si possono fare le stesse cose della mattina oppure, in alternativa, inseriamo un’ora di fitness con cardio, interval training, core, stabilizzazione o equilibrio. Infine, prima o dopo cena, c’è tutta la parte di fisioterapia con trenta minuti di stretching ed allungamento seguiti da un’ora o due di trattamento e/o massaggio, a seconda delle sensazioni provate dal giocatore”.


Eppure, nonostante tutta questa cura e prevenzione, ci sono ancora parecchi infortuni in Tour…


“La preparazione giornaliera è cambiata tantissimo da quando c’erano giocatori come Agassi e Sampras. Il tennis si evolve continuamente, adesso i giocatori sono molto più potenti, i tornei più numerosi, le settimane più lunghe, quindi questa routine è diventata abitudine. Ad oggi, questo è il meglio che un professionista può avere e chissà cosa accadrà fra vent’anni… È vero, ci sono ancora tanti infortuni, il calendario è molto fitto, per questa ragione la programmazione sta diventando fondamentale”.


Come preparate un match?


“Innanzitutto dipende da contro chi si gioca. La bellezza del tennis secondo me sta nel fatto che ci sono giocatori come i primi tre del mondo (Nadal, Djokovic e Federer) che hanno stili completamente diversi; quindi non esiste una ricetta ideale per la partita perfetta. Occorre in primis sentirsi pronti personalmente e saper usare bene le proprie armi per combattere le debolezze dell’avversario”.


Questo lavoro comporta tanti sacrifici e rinunce, soprattutto dal punto di vista personale. Le capita mai di avere nostalgia di casa?


“Ci sono momenti in cui si avverte la mancanza della famiglia e degli amici, però mi piace molto viaggiare, lo trovo interessante e stimolante. La mia fortuna è quella di far parte di un team con cui è facile spostarsi, andiamo tutti molto d’accordo”.


Che rapporto ha con gli altri membri del team e con Denis, nello specifico?


“Siamo una squadra molto compatta ed abbiamo caratteri davvero simili, specialmente io e Denis. Nonostante la differenza di età andiamo molto d’accordo, ci piacciono le stesse cose. Condividiamo le serie tv e ne discutiamo durante le sessioni di fisioterapia. Attualmente stiamo guardando “Suits” e “Brooklyn Nine-Nine”, mentre durante la stagione europea abbiamo visto “Friends” dalla prima alla nona stagione”.


Cosa non manca mai nella sua valigia?


“Ho appena comprato la nuova GoPro, quindi per un bel po’ non mancherà. Poi: macchina fotografica, un libro e naturalmente la nostra mascotte, Storm”.


Seppur molto giovane, Denis ha dimostrato di avere un talento ed un potenziale decisamente fuori dal comune. Com’è lavorare con uno degli astri più brillanti della Next Gen?


“Mi ritengo molto fortunato a lavorare con lui perché è un bravissimo ragazzo ed ha un gran cuore. Viaggiare con una persona così pura e genuina, che a 19 anni ha così tanta voglia di crescere e migliorarsi, è estremamente stimolante. È un gran lavoratore, è consapevole del suo potenziale ma sa anche che ha ancora tanta strada da percorrere. Attualmente in Tour non credo ci sia un ragazzo migliore di Denis con cui vorrei lavorare. Non potrei chiedere di meglio”.


Quello che sta per concludersi è stato il primo anno completo di Denis in Tour. Ha avuto difficoltà ad adattarsi alle condizioni e alle sfide che propone il circuito?


“Nel giro di un anno la sua vita è completamente cambiata; è stato proiettato ad una giovanissima età nel Tour dei grandi. Per noi questa è stata una stagione estremamente positiva nonostante i ritmi diversi ed i confronti con i primi giocatori del mondo. È stato complicato ma è andata meglio di quanto sperassimo. Ad esempio, la parte di stagione su terra rossa ci ha sorpreso. È una superficie che Denis non ha mai digerito, però è riuscito ad accettare il fatto che a questo livello è necessario saper giocare bene anche lì. La semifinale a Madrid è stato un ottimo risultato”.


In cosa crede sia cresciuto maggiormente e cosa ha ancora da migliorare?


“È migliorato molto dal punto di vista dell’approccio mentale, sa restare in partita anche nei momenti di difficoltà. Ad inizio anno per lui era complicato tirarsi fuori da situazioni scomode mentre adesso ha capito come gestire le proprie emozioni, il suo tennis e quello dell’avversario. In generale ha ancora molto da migliorare a livello mentale, per la prossima stagione continueremo questo processo di maturazione, ma dal punto di vista fisico vogliamo renderlo ancora più esplosivo e veloce”.


Ha esperienze anche nel calcio, in Formula 1 e nel ciclismo. Fra 10 anni si vede ancora nel tennis?


“Non so cosa succederà nei prossimi anni, però, ad essere sincero, mi piacerebbe essere ancora  insieme a Denis”.

A cura di 

Arianna Nardi

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