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INTERVISTA ESCLUSIVA A CLAUDIO PISTOLESI: “VI RACCONTO COM’E’ IL MONDO DEL COLLEGE USA”

In questi giorni abbiamo avuto la fortuna di essere in contatto Claudio Pistolesi, che è stato più volte ospite a distanza nelle ultime puntate di Tennis Review su Canale 8.
Pistolesi vanta un passato da ex n.71 al mondo e resiste il suo record di più giovane italiano ad aver vinto un titolo ATP nell’era Open, a 19 anni, oltre ad aver allenato Monica Seles, Davide Sanguinetti, Marius Copil, Simone Bolelli, Robin Soderling, Daniela Hantuchova e non solo.
Nei suoi interventi a Tennis Review si è parlato di tanti argomenti, della sua carriera da giocatore e da allenatore, di alcune vittorie e di alcune sconfitte che dopo tutti questi anni hanno un ricordo ancora acceso, di storie riguardanti la sua vita fuori dal campo, e ne ho approfittato in questa chiacchierata per fare con lui un approfondimento su una realtà sempre più importante nel tennis moderno: il College americano.
Ho pensato potesse avere più informazioni di chiunque altro dato da anni vive in Florida, è diventato americano d’adozione e presiede la Claudio Pistolesi Enterprise con sede a Jacksonville.

ST: Ciao Claudio, per cominciare vorrei che tu provassi a riassumere in poche righe cosa può significare per un giovanissimo prendere la decisione di frequentare l’Università negli States.

CP: Ciao Antonio, innanzitutto vedo una grossa differenza tra chi compie questa scelta essendo americano o un International, come viene chiamato qui, ovvero chi proviene da qualunque altra parte del mondo, per questi ultimi è una scelta di maggiore spessore per la propria crescita.
Significa decidere di andare via da casa a 18 anni, uscire dalla cosidetta “Confort Zone”, prendersi cura di se stessi, cucinare, fare il bucato, gestire un budget, direi che questa è la prima cosa importante che si ottiene facendo un’esperienza simile.
Questa deve essere la base alla quale vanno aggiunti i pilastri fondamentali della vita collegiale:Sport, Education e Social Life.
Le giornate sono molto lunghe e intense e devono combinare questi tre elementi: levatacce al mattino presto per gli allenamenti e serate passate a studiare per gli esami, ma oltre a questo è fondamentale ritagliarsi del tempo per la vita sociale, per uscire e divertirsi come tutti i ragazzi di quell’età è giusto che facciano.
L’obiettivo è trovare l’equilibrio e avere un ottimo Time Management, ovvero la gestione del tempo, delle giornate, che deve essere rivolta ad ottenere il massimo in tutti e 3 gli aspetti.

ST: Se ne parla spesso in Italia ma non tutti sanno bene cosa ci vuole per essere ammessi o per ottenere una Borsa di Studio nei College, quali sono gli step Fondamentali per iniziare questa avventura?

CP: Per poter fare questa splendida esperienza ci vuole molto coraggio e molta determinazione, ma oltre a questo sono necessari dei titoli, dei paletti da superare necessariamente per poter essere ammessi o avere una Scolarship. I principali esami di lingua inglese da superare sono il SAT ed il TOEFL, quest’ultimo vale solo per gli International e giustamente tende ad assicurarsi che il ragazzo è in grado di affrontare questo mondo e studiare con profitto negli USA.
La mia società, la CPE (Claudio Pistolesi Enterprise), può essere di grande aiuto per coloro che vogliono compiere questo importante passo della propria vita, permettendo di svolgere dei periodi di prova, capire sul posto se può essere una scelta giusta o meno vedendo cosa significa a 360 gradi, non solo valutando dalle brochures o dai video che si possono trovare in rete.
La CPE cerca di ridurre al minimo le possibilità di errore in risposta non soltanto al dubbio se andare al college o meno, ma soprattutto in quale college andare: ho il vantaggio di essere un ex-giocatore e conosco di persona moltissimi dei coach delle Università e abbiamo un rapporto di fiducia e di amicizia che aiuta molto ad ottenere il meglio in queste situazioni.

ST: Come funzionano le competizioni NCAA? Nel tennis si viene a creare un ambiente da Sport di squadra vero e proprio ed è molto particolare e diverso dal nostro.

CP: Allora, ci sono due finestre di entrata per gli studenti del primo anno, ad agosto e a gennaio, la più tipica è l’entrata ad agosto, e nei primi mesi ci si allena fin da subito nel proprio college e con la squadra ma i tornei sono individuali. Si può anche partecipare a tornei internazionali ma non si può percepire guadagni superiori ai 10.000$ per chi gioca in un college di Division I e non più di 5.000$ nella Division II.
I tornei NCAA servono a dare vita ad un ranking, dell’ITA (Intercollegiate Tennis Association), e sono molto importanti e prestigiosi per i ragazzi.
Ancora più sentito e prestigioso è il titolo a squadre, che viene assegnato dopo mesi di sfide nelle varie Conference e si conclude con i Playoff.
Si giocano 6 singolari e 3 doppi, l’ambiente del pubblico di casa è molto caldo in ogni sfida e per me è un po’ paragonabile a quello che succede in Coppa Davis, i coach possono interagire coi giocatori al termine di ogni singolo punto e passare di continuo da un campo all’altro.

ST: Sono tanti i ragazzi italiani che stanno vivendo questo percorso, e sembrano tutti molto soddisfatti del loro percorso. Hai qualche menzione particolare da fare?

CP: Assolutamente si, mi permetto di spendere delle belle parole su Giovanni Oradini, ragazzo che da Under è sempre stato molto forte e nonostante questo ha capito l’importanza di questa possibilità, aveva due o tre opzioni e insieme abbiamo scelto l’Università in cui è adesso.
Doveva laurearsi a dicembre ma a causa del Virus mi sa che la data verrà spostata più avanti, secondo me ora lui è pronto per il circuito maggiore e cosa ben più importante, potrà farlo a mente libera, da laureato e con un piano B pronto nel caso in cui non dovessero arrivare i risultati sperati.
Corrado Summaria è un altro ragazzo che sta, stava visto che purtroppo siamo tutti fermi, facendo molto bene a Pepperdine, sono amico di suo padre da quando eravamo ragazzi e ho visto fin da subito la sua volontà e convinzione nel fare questa scelta, i risultati gli stanno dando ragione e ne sono molto contento.

ST: L’NCAA mette in mostra tennis di ottimo livello sia al maschile che al femminile, ma molte ragazze riescono a raggiungere e a mantenere posizioni importanti nel ranking WTA già in giovanissima età.
Lo sviluppo per loro avviene prima ed ottenere risultati di rilievo anche a 16-17 anni spesso porta a saltare il percorso universitario per proiettarsi subito in una carriera da PRO. Per le università americane è più difficile la fase di Recruiting per le ragazze?

CP: Assolutamente, è giusta la tua osservazione e non parliamo solo di casi come Maria Sharapova o il recente fenomeno di Coco Gauff, ce ne sono veramente tante che competono nel circuito maggiore e sono nella top 100 già da minorenni. A quei livelli è giusto proseguire col tennis, magari si troverà in un secondo momento il tempo per pensare al proprio futuro.
Devi sapere che le borse di studio vengono assegnate in numero uguale ai due sessi e comprendono tutti gli sport, per le ragazze non c’è la concorrenza del Football americano e le opportunità per le tenniste di trovare spazio in un college prestigioso sono maggiori rispetto ai colleghi maschi.

ST: A proposito di risultati, se ci basiamo sui primi tre mesi del 2020 e quindi su una piccola fetta della stagione, sono tanti i nomi di atleti provenienti dall’NCAA che vincono con continuità nel Circuito Challenger e si stanno affacciando a palcoscenici ancora più importanti.
Mackenzie McdDonald, Dominik Koepfer, Jeffrey John Wolf, Maxime Cressy, Arthur Rinderknech, Thai Son Kwiatkowski, Chris Eubanks, Borna Gojo e potrei andare avanti ancora…

CP: Caro Antonio, se dovessi fare io una lista di giocatori forti che sono passati per il college ti terrei al telefono per ore ed ore: John McEroe, suo fratello Patrick, James Blake, Mike e Bob Bryan, Artur Ashe, Brad Gilbert, Mikael Pernfors.
Questi casi sono solo alcuni di quelli che poi hanno avuto una carriera eccellente nel tennis, ma tanti altri hanno trovato la loro fortuna altrove; il mio intento è quello di far capire ai ragazzi che avere una laurea in un college americano prestigioso è un traguardo di cui essere orgogliosi e consente di avere più strade percorribili dal punto di vista professionale. Ti faccio l’esempio di Lorenzo De Fraia, che come il fratello Niccolò, era tra i più forti tennisti della Sardegna, ha preferito andare avanti con gli studi di medicina e sarà un medico, pur avendo alle spalle le basi per poter fare bene anche nel tennis.
Mi fa onore che sia lui che suo padre ci hanno sempre ringraziato, dicendo che la CPE lo ha aiutato a trovare il suo percorso ideale: queste sono le cose belle, le soddisfazioni per le quali mi alzo la mattina e cerco di dare il massimo ogni giorno nel mio lavoro.
Si tratta di una grossissima opportunità per tutti gli atleti di un certo livello, che permette di fare una scelta senza dover rinunciare allo sport nè tantomeno allo studio. Per qualsiasi informazione o domanda sono a disposizione sui miei canali social e quelli della Claudio Pistolesi Enterprise.

ST: Ciao Claudio, grazie della bella chiacchierata, è stato un piacere e a presto!

CP: Ciao Antonio grazie a te e rivolgo un saluto a tutti i seguaci di Spaziotennis.it!

Antonio Iannone

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