SpazioTennis

INTERVISTA A MARCO CECCHINATO, IL “CECK-MATE” DELL’ITALIA DEL TENNIS

La crisi del tennis italiano è finita, o meglio, non è mai iniziata.

A testimoniarlo sono i giovani, che ci sono sempre stati e che nell’ultimo anno hanno imparato a distinguersi. L’ultimo Ceck-mate (scacco matto) per l’Italia del tennis è arrivato con la vittoria di Marco Cecchinato all’ATP 250 di Budapest, dove il palermitano, all’età di 25 anni, ha conquistato in un’unica settimana: il primo torneo ATP in carriera, il best ranking (n.59) ed il titolo di primo siciliano della storia ad essersi aggiudicato un evento del circuito mondiale. Fuori dall’ordinario anche il modo in cui si è spinto fino all’atto decisivo il “Ceck”, ripescato in qualità di lucky loser dopo essersi arreso a Jürgen Zopp nel secondo turno delle qualificazioni.

Quattro partite dopo, la consacrazione: battendo in semifinale l’amico di sempre Andreas Seppi ed in finale l’australiano John Millman, Marco Cecchinato è passato dall’essere la più concreta speranza azzurra a certezza del futuro tricolore. A testarlo sulla propria pelle, e a poco più di 24 ore di distanza dal trionfo in terra ungherese, è stato anche il n.1 d’Italia, Fabio Fognini, eliminato  da Cecchinato all’esordio nel BMW Open di Monaco di Baviera. Una vittoria che Marco difficilmente dimenticherà e che potrebbe aver segnato l’inizio di un tanto atteso passaggio generazionale.

— Prima della finale avevi giocato cinque partite nel main draw più due di qualificazioni, un’impresa che davvero in pochi possono dire di aver compiuto. In che momento hai realizzato appieno quello che sei riuscito a fare?

“Sicuramente nei giorni successivi. Dopo la finale ho avuto soltanto 24 ore per recarmi a Monaco di Baviera e pensare già al torneo successivo. Lì al primo turno sapevo di avere un match molto difficile con Fognini, quindi non c’è stato tanto tempo per godermi il successo”.

— In che modo hai vissuto le ore prima della finale?

“Era la mia prima finale ATP quindi c’era tanta tensione, c’era anche tanta stanchezza, ero molto nervoso, però sono riuscito a gestirle bene perché non ero solo. Insieme a me c’erano il mio manager e la mia fidanzata quindi sono riuscito a distrarmi un po’ stando con loro ed ho preparato molto bene il match.”

Marco Cecchinato, n.64 ATP, festeggia il successo nel Gazprom Hungarian Open

— Cosa credi abbia fatto la differenza durante la settimana a Budapest?

“Sicuramente l’atteggiamento, molto positivo. Entravo in campo per fare il mio gioco senza pensare alla classifica degli avversari, che era più alta della mia. Sto svolgendo un grande lavoro insieme al mio team, quindi un grazie speciale va a Simone Vagnozzi (coach), ad Umberto Ferrara (preparatore atletico), a Luigi Sangermano (manager) e alla mia fidanzata Gaia che è entrata da poco nella mia vita ma mi sta aiutando tantissimo”.

— Con la vittoria a Budapest sei anche diventato il primo palermitano a vincere un torneo del circuito maggiore. Come è stato il rientro a casa? E se non c’è ancora stato come lo immagini?

“Più che palermitano mi piace dire siciliano, e questo mi rende molto orgoglioso. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e fa sentire la propria presenza anche quando sono lontano da casa. Il rientro a Palermo non c’è ancora stato ma avverrà a breve e credo che sarà un momento davvero emozionante”.

Da destra verso sinistra: Marco Cecchinato insieme allo zio Gabriele Palpacelli, Presidente della FIT Sicilia, e al cugino Francesco Palpacelli.

— Nel giro di due settimane tra Budapest e Monaco hai battuto due pilastri del nostro tennis, Andreas Seppi e Fabio Fognini, credi sia avvenuto una sorta di passaggio di testimoni?

“Non penso, Fabio è ancora giovane, ha soltanto 30 anni e ne ha ancora tanti altri per mostrare al mondo che giocatore è. Lo stesso vale per Andreas che può ancora esprimere tantissimo. Posso soltanto prendere esempio da loro per tutto quello che fanno. Con Andreas ho un bel rapporto, sono cresciuto con lui e devo soltanto ringraziarlo per tutti gli anni trascorsi insieme ed i consigli che mi ha dato. A 17 anni mi sono trasferito a Caldaro e mi sono allenato per due anni con lui ed il suo allenatore Sartori. Sono cresciuto con loro ed è stato un onore batterlo. La vittoria su Fognini è una cosa che ricorderò sempre”. 

— In Italia si parla tanto di “crisi” del tennis ma quest’anno, oltre che per te, il salto di qualità c’è stato anche per altri giocatori, tra cui: Lorenzo Sonego, Matteo Berrettini e Gianluigi Quinzi. Insieme formate un gruppo molto compatto di Under 26: credi che a questo punto si siano create delle basi solide per il futuro?

“Il movimento del tennis italiano in questo momento non è niente male, anzi, ti dirò, secondo me il tennis italiano non è affatto in crisi. L’età si è alzata, non è più facile da giovanissimi arrivare tra i primi 100, davanti si trovano sempre quelli più esperti che sono difficili da battere. Oltre a me, Berrettini, Sonego e Quinzi, da non sottovalutare sono anche Travaglia e Fabbiano. Ci sono tanti nomi che possono fare davvero bene”.

Andreas Seppi e Marco Cecchinato in doppio agli Australian Open

— Dopo la vittoria a Budapest hai dichiarato che il tuo sogno era entrare a far parte dei primi 100 e che non avresti mai immaginato di vincere un torneo. Ora che le cose sono cambiate, ti tenta l’idea dei primi 50? Che obiettivi hai?

“Il sogno da bambino era quello di entrare tra i primi 100, adesso che ci sono, dopo aver vinto il primo titolo ATP, voglio continuare a lavorare duro, come sto facendo negli ultimi mesi. Al momento non voglio pormi obiettivi di classifica ma desidero giocare tante partite di questo livello. Spero di stare bene fisicamente e migliorare ancora di più mentalmente”.

— Questa stagione sul rosso è stata un crescendo per te. A Monte Carlo, battendo Dzumhur dopo essere passato per le qualificazioni, hai ottenuto la prima vittoria in un Masters 1000, poi il tuo primo titolo ATP. In questo momento ti senti più consapevole di te stesso? In che modo arrivi ai prossimi appuntamenti?

“Ancora prima di Budapest e Monte-Carlo avevo fatto bene anche in Sud America, dove ho vinto il Challenger di Santiago. Lì ho battuto altri giocatori di alto livello come Bolelli, Roberdo, Andreozzi. Ormai a livello ATP inizio ad essere un giocatore più consapevole e molto più solido anche grazie all’esperienza. Sulla terra sono molto consapevole del fatto che posso dare fastidio a tanti ottimi giocatori nei primi 30, 40, 50 del mondo. Quando sono in campo penso di poter vincere con tutti”.

— Dove potremo vederti in azione prossimamente?

“A breve sarò a Roma per giocare la qualificazioni degli Internazionali BNL d’Italia e successivamente all’ATP 250 di Ginevra. Poi mi sposterò in Francia per il Roland Garros, dove sarò in tabellone, prima dell’inizio della stagione su erba”.

Arianna Nardi.

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *