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IL VANNA CHIUDE I BATTENTI, VIGLIOTTI: “VENTITRE ANNI STUPENDI E UNA GRANDE LEZIONE…”

Un viaggio lungo 23 anni, costellato di sogni e passione, gioie, vittorie ma anche delusioni. Come da sempre accade nella quotidianità della vita. Il Tennis Club Parco Vanna chiude i battenti ed è subito vuoto clamoroso tra i palazzoni della zona collinare di Napoli, laddove per anni si sono incrociati i destini di giovani tennisti, appassionati più attempati, maestri e dirigenti. Su quei due campi in terra battuta capace di richiamare naturalmente l’attenzione degli sportivi, fossero o meno amanti del tennis. Perchè il Vanna ha fatto storia e soltanto pensare ad un arrivederci piuttosto che ad un mestissimo addio è una stilettata al cuore. Ventitre anni in cui la famiglia Vigliotti si è sobbarcata, sempre con il sorriso, oneri e onori di una gestione che oggi giorno nasconde sempre insidie e grandi difficoltà. Giancarlo Vigliotti, avvocato stimato e deus ex machina del tennis al Vanna alla fine ha detto basta.

“Riavvolgere il nastro dei mille ricordi non è cosa facile – racconta Giancarlo a spaziotennis.it – facilissimo invece individuare in mio fratello Gianmaria e mia moglie Valentina Vivace i destinatari dei miei più grandi ringraziamenti: condividere idee e progetti con persone amatissime è qualcosa che porterò sempre con me”.

Spaziotennis.it: Oltre due decenni di impegno costituisce un patrimonio immenso di rapporti, conoscenze, collaborazioni più o meno proficue. Qual è il tuo resoconto, a mente parzialmente fredda?

G.V.: “Ne ho viste tante e potrei raccontarne di più. Ho incontrato tante persone, tantissimi atleti, genitori con tutti i caratteri possibili, una marea di addetti ai lavori tra maestri, pseudo tali, istruttori, dirigenti. Ringrazio tutti indistintamente perchè in questi anni, grazie a loro, ho imparato a decifrare e a neutralizzare la tecnica della falsità. E a non crucciarmi oltremisura per l’assoluta irriconoscenza che spessissimo hanno messo in campo, al momento opportuno. D’altronde non è un semplice assioma cartaceo il fatto che un formatore debba innanzitutto esser uomo, distinguersi per coerenza e pulizia dei messaggi inoltrati, se davvero intenda avere presa sugli allievi, più o meno giovani. In caso contrario, prima o dopo, la sua fama di ondivago e infingardo campione della banderuola ne precederà perfino il problematico lancio di pallina”.

Spaziotennis.it: Hai qualcuno oltre ai familiari che davvero ti resterà nel cuore? Ventitre anni sono tanti…

G.V.: “Nessun dubbio, ti rispondo Marco Valletta. Ragazzo per bene, ottimo giocatore e grandissimo professionista. Con lui alla guida del progetto tecnico il Vanna è cresciuto tanto negli ultimi quattro anni e non posso che augurargli le più grandi fortune. Per età potrebbe essermi figlio ed è per questo che mi permetto di indicargli la strada per fare l’ultimo step, forse il più importante: liberarsi definitivamente del suo passato ingombrante, dei suoi pseudo padri, maestri della leccata ben riuscita. Sono gli stessi che provano costantemente a limitarne la crescita”.

Spaziotennis.it: Bene, l’uomo di campo ma immagino anche tanti altri che hanno animato il Vanna con la loro straordinaria passione, quella vera e non dettata solo da interessi…

G.V.: “Certamente. Ringrazio Giuseppe Abbondanza, figlio del grande Sandro, per la vita del circolo trascorsa insieme e per aver messo sempre passione nel suo lavoro. Non dimenticherò mai l’amore che ha trasferito a mio figlio Gianluca, al punto da consentirgli di vivere lo straordinario percorso che sta compiendo con il Calcio Napoli. Ringrazio Simone Artina, il nostro direttore sportivo. Sono certo che con lui il nome del Vanna e la sua scuola sapranno riproporsi in un’altra struttura. Infine ringrazio tre amici, Lorenzo Rocco, Gianni De Falco e Silvio Ariemma che mi hanno aiutato e supportato negli ultimi giorni. Gli stessi nei quali coloro che si vantavano di essere miei e nostri amici sono spariti nel nulla, diluiti nel loro aberrante egoismo”.

Spaziotennis.it: Insomma finisce così?

G.V.: “Il mio è un saluto, assolutamente non un addio, ad un mondo che mi vede protagonista nel bene e nel male da soli circa 40 anni, tra quelli “giocati” e quelli di gestione del circolo. Ora è giusto fare una pausa di riflessione, meritata e decisa da noi. Il tennis nostrano è un mondo da vivere ma anche estremamente falso e talvolta con poca dignità. Grazie ancora a tutti quei soci che negli anni hanno vissuto il circolo con il rispetto e l’amore dovuti alla loro stessa casa”.

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