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Il Tennis che non esiste più…..è quello che ricordo io

Come tutte le cose troppo belle, era normale che dovesse finire…..solo ero troppo piccolo per poterlo apprezzare e capire.

Sono nato (Tennisticamente parlando) nel circolo tennis TC Mostra nella mostra D’oltremare di Napoli della famiglia Salemme, mio padre faceva il maestro li.

Ora quel circolo non esiste più, sventrato, demolito, diviso, al suo posto sorge un parcheggio per la piscina ex Acquachiara (che resta comunque chiusa anche essa) uno dei campi rimasti è stato tramutato in cemento dove crescono erbacce, altri due campi volti uno in beach tennis, l’altro credo ancora in terra rossa, affidati non so a quale gestione.

Ma ogni volta che attraverso la mostra D’oltremare, i miei ricordi sono diversi; sei campi in terra rossa, il profumo del glicine e delle rose che circondavano il circolo, un oasi di tranquillità e pace nel mezzo della già caotica e veloce città di Napoli di 30 anni fa. Era quasi un passaggio in un altra dimensione ! Si perché l’ente mostra che teneva “chiuso” il parco già molti anni fa, continuava però l’ordinaria manutenzione del verde e della stupenda fontana/piscina centrale. A me bastavano due parole magiche ! “Sono il figlio del Maestro” per farmi aprire quell’ oasi paradisiaca, dopo il tennis venivo lasciato con tranquillità a scorrazzare con i miei amici e compagni di allenamento nell’ immenso parco della Mostra, mentre mio padre finiva le lezioni private, oppure i corsi, quel posto diventava la mia fabbrica di sogni, ci arrampicavamo ovunque, giocavamo a nascondino, continuavamo a giocare a Tennis, con una rete inventata. Ovviamente quando tornavo al circolo  non mancavano le cicatrici e le sbucciature, che portavo con onore, come ferite di combattimento. Spesso mi veniva chiesto, dal buon vecchio Gino Salemme (gestore del circolo) di fare il quarto in ogni tipo di doppio, la racchetta non era un problema, che fossero le “vecchie” di legno o le “nuove” bastava giocare, a fine giornata i calzini erano rossi come il campo e al massimo sarebbero tornati rosa…mai più bianchi. La nostra palestra era il verde parco fuori dal circolo, un pò di corda per la velocità e tanta, tanta voglia di giocare a Tennis. Ogni giorno era buono, ogni ora quella giusta, lo studio poteva aspettare, come ogni altra cosa, quanto era bello il cielo, cosi azzurro, spezzato dal colore verde dei pini della Mostra D’oltremare, non era solo il tennis, era tutto insieme, giocare in un altro circolo non sarebbe stato lo stesso.

Oggi quando le persone mi chiedono dove ho iniziato a giocare, io rispondo !….. ma mi sento dire …..DOVE ?? AH E DOVE SI TROVA ?……con il passare del tempo mi sono reso conto che anche gli addetti ai lavori, i nuovi sparring e istruttori poco più che ragazzi, non si ricordavano dell’ esistenza di questo circolo di Tennis. In effetti chi ci va più nella Mostra D’Oltremare ? E anche se ci vai devi sapere che prima li, tanto tempo fa c’erano 6 campi da Tennis con un campo centrale con tanto di tribune, degne del campo Pietrangeli del Foro Italico, devi sapere che in quel circolo hanno giocato Adriano Panatta e Renè Lacoste, devi sapere che è stato il primo circolo in Campania ad avere lo sponsor Sergio Tacchini per la squadra agonistica…..ma in fondo anche se lo sai, questo non fa più tanta differenza, in questo tempo che passa, dove la fabbrica di talenti del Tennis, guarda a ben altre cose, ha ben altri interessi….in questo tempo, resta quel che resta.

Oggi lavorando non solo nel tennis, nei circoli di tutta Italia, ma anche in altre discipline sportive, mi accorgo che lo sport è cambiato; quel giardino di pace e tranquillità dove giocavo da piccolo è diventato un parcheggio per una struttura chiusa al pubblico, lo sport, anche “il mio Tennis” è diventato il “parcheggio della formazione” e il “carcere del divertimento” a discapito di una crescita della persona, di un benessere dell’ individuo, che viene trascurato per ottenere risultati senza pensare che dietro quei tennisti ci sono ragazzi e ragazze in crescita, ci sono adolescenti con paure e timori e famiglie che troppo spesso si lasciano abbagliare dalle “innovative” Accademie, sparse sul territorio nazionale.

La crescita e il benessere di ragazzi e ragazze oltre ad essere affidata a professionisti del settore, che troppo spesso vengono sostituiti da Mental Coach a buon mercato o da palleggiatori non riconosciuti dalla nostra validissima Federazione Tennis, la crescita dei nostri giovani è oggi minata da un altro fantasma….quello della prestazione ad ogni costo, quello della convocazione ad ogni costo.

Certo mi rendo conto che questo lascia poco spazio per “giocare in mezzo al verde e arrampicarsi sugli alberi” ma forse per diventare gli uomini e le donne di domani, oggi i nostri giovani avrebbero bisogno di passare almeno 1 ora a settimana in quel “circolo di tennis ideale” prima che crescendo ci passeranno vicino e sarà solo un ricordo sprecato. Oggi vedo troppi giovani “tecnici” a bordo campo, che quasi insultano o minacciano il loro atleta perché stà perdendo “giocando con un negato”. Ogni volta che sento o vedo scene del genere mi rendo conto che lo sport è ancora lontano, troppo lontano, da essere esempio di crescita e giusto rigore per i nostri giovani, mi rendo conto che troppo chiediamo ai nostri ragazzi, se non siamo noi per primi quelli disposti al cambiamento, mi rendo conto che mai la cieca ambizione potrà vincere sul coraggio e la pazienza di continuare a provarci, senza perdere di vista il valore del divertimento e dello stare insieme, non solo come principio formativo, ma come DOVERE DI VITA.

La nuova leva dei maestri di tennis è sicuramente più formata su questo punto, più pronta a rispondere a questa esigenza, ma poco propositiva nella fase di crescita iniziale del ragazzo/a tennista. In questi giorni noi ordine degli psicologi, stiamo discutendo (con la creazione di un tavolo tecnico) insieme alle istituzioni per “consigliare” le federazioni a riconoscere, di importanza esclusiva la figura dello Psicologo dello Sport all’ interno di ogni contesto sportivo, che sia delegato alla formazione ed al benessere della persona. Lo ha già fatto la FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio) che ha reso obbligatoria la presenza dello psicologo dello sport all’ interno della scuola calcio che vuole il riconoscimento federale, pena (in caso di assenza dello psicologo dello sport nello staff) la mancata affiliazione. Lo stanno già facendo molte federazioni e siamo fiduciosi che questo sia solo il principio.

In qualità di responsabile della psicologia dello sport in Campania per l’ordine degli psicologi, stiamo portando avanti il dialogo con molte realtà sportive che si sono rese conto quanto può costare caro per la salute dei ragazzi e delle ragazze, affidarsi ad un cosi detto mental coach. Speriamo seriamente che presto lo sport per molti giovani, torni ad essere il contesto di benessere e di crescita ideale, dove imparare con i giusti tempi, crescere con i giusti strumenti e giocare “in quel giardino sicuro” almeno per un po’….almeno fino a che i nostri giovani saranno pronti ad “uscire in strada”.

 

Dott. Luca de Rose

Psicologo e Psicoterapeuta

Psicologo dello Sport

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