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IL PARERE DELL’ESPERTO, RODOLFO LISI: “DJOKOVIC E MURRAY MAI PIÙ AI LIVELLI DI PRIMA”

In una recente intervista [Clicca QUI per leggerla] abbiamo chiesto a Rodolfo Lisi, uno dei massimi esperti in materia di lesioni legate al tennis, nonché autore di ben nove libri sul tennis, quale fosse il suo parere riguardo la condizione fisica di Novak Djokovic ed Andy Murray, rispettivamente alle prese con problemi al gomito e all’anca.

PERCHÉ NOVAK DJOKOVIC NON TORNERÀ AI LIVELLI DI PRIMA

ST: Sappiamo che Novak Djokovic è stato fuori dal circuito per metà stagione lo scorso anno proprio per problemi al gomito e, a tal proposito, vista l’entità dell’infortunio, qual è il suo parere riguardo la condizione dell’ex numero uno? Molti si attendono un ritorno in stile Federer ma in termini medici è fattibile?

RL: “Sono molto scettico a riguardo perché non credo che il problema di Djokovic sia così lieve. Il suo staff avrà sicuramente fatto il possibile per riportarlo in condizione da competere ma tornare ai livelli di prima, sotto il punto di vista delle prestazioni agonistiche, non credo sia fattibile soprattutto perché tutt’oggi, alla vigilia degli Australian Open e dopo un’operazione [come riportato dal Telegraph, ndr] continua a soffrire. Quando c’è una recidiva a livello della suddetta articolazione, vuol dire che alcuni passaggi nella rieducazione sono stati saltati o affrontati superficialmente. Ricordo che, in primis, va attuata la rieducazione propriocettiva prima di qualsiasi altro atto riabilitativo…non vorrei che lo staff di Djokovic abbia voluto forzare il rientro, a suo tempo, per impegni con sponsor e tornei, con le nocive conseguenze di oggi.  La mia impressione, dunque, è che continuerà ad avere problemi al gomito e se vorrà superarli dovrà cambiare la tecnica di gioco, cosa che in passato, peraltro, ha già fatto”.

PERCHÉ ANDY MURRAY NON TORNERÀ AI LIVELLI DI PRIMA

ST: Quanto ad Andy Murray forse la questione è ancora più delicata. L’operazione all’anca è andata a buon fine ma crede che sarà possibile per lui tornare ai livelli di prima?

RL: “Per quanto riguarda Murray la vedo ancora più nera. Ha fatto fatica a giocare prima di dare forfait agli Australian Open. Lo abbiamo visto in esibizione a inizio anno ma non riusciva proprio a muoversi perché l’anca è alla base del movimento e delle rotazioni. Tra l’altro, l’impatto delle articolazioni sul cemento, la difficoltà a scivolare sul duro e tutti questi continui impatti sull’articolazione femorale non sono per niente benefici. Il numero di tornei giocati da Murray lo scorso anno è molto elevato e ciò non ha fatto altro che creare ulteriori problematiche”.

IL PERCHÉ DEGLI INFORTUNI NEL CIRCUITO

ST: Citando Djokovic, il 2017 è stato l’anno degli infortuni nel circuito maggiore: dal ginocchio di Wawrinka, allo stesso gomito del serbo, passando per le anche di Kyrgios e Murray. Parte di questi stop è stata sicuramente dovuta all’usura del fisico – visto che ogni anno si gioca per circa 8 mesi sul cemento – peraltro la stagione inizia subito su una superficie non proprio accomodante sotto questo punto di vista. C’è qualcosa che, secondo lei, andrebbe cambiato in calendario?

RL: “Cercherei di porre maggiore distanza temporale tra la stagione su terra e quella su erba perché non è possibile finire il Roland Garros e dopo una settimana trovarsi già al Queen’s senza un minimo di preparazione. Quella post-parigina è la parentesi temporale in cui si verifica il maggior numero di infortuni proprio perché si è costretti a passare da una superficie molto scivolosa come la terra rossa, ad una particolare come l’erba. A gennaio certe problematiche fisiche tendono a ripresentarsi. In Australia c’è molto caldo e si gioca su una superficie “appiccicosa” per cui la suola della scarpa si blocca durante i movimenti. Ciò può provocare infiammazioni, tendiniti, fasciti plantari, distorsioni ecc… Inoltre, la precaria condizione fisica dei tennisti dopo la pausa natalizia – ormai sempre più breve – aumenta il rischio di infortuni”.

Arianna Nardi

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