SpazioTennis

Il duro lavoro batte il talento….SEMPRE

Oggi siamo di nuovo a parlare di tennis.

Sempre il tennis che ci piace, il tennis dei ragazzi e delle ragazze che non mollano, sia in campo che fuori.

Però oggi parliamo di un tennis particolare, quello che riesce a trovare il suo spazio nella vita di tutti i giorni, quello che riesce a trovare il suo spazio all’interno della scuola, degli amici, della famiglia, degli amori e perché no …..quello che riesce a trovare il suo spazio tra i tanti problemi dei nostri giovani.

Si perché l’adolescenza, vi ricorderete sicuramente anche voi, ha le sue difficoltà, le sue paure, i suoi timori, le sue ansie e la sua rabbia.

Lo sport aiuta a gestire tutto questo, lo sport cerca la paura per tramutarla in coraggio, la rabbia per dominarla, la tristezza per farne la leva della vittoria.

Lo sport riesce a dominare gli spiriti per farne qualcosa di più grande.

Perché fondamentalmente esistono solo due tipi di giocatori, quelli che sanno dominare le proprie emozioni e vincono le partite e quelli che non sanno controllarsi.

Al di sopra di ogni cosa; oltre la tattica, la tecnica, oltre la preparazione atletica, oltre la carica agonistica, c’è la mente.

C’è la sala macchine da cui parte tutto, da cui tutto viene deciso, c’è la capacità di tramutare un momento difficile in un’opportunità e di riuscire a crescere tramite le mille possibilità che offre ogni giorno lo sport.

Oggi parliamo di Aldo Flaminio questo ragazzo con classifica 4.1 di 15 anni che è uno dei pochi che riesce a conciliare studio e sport, che riesce a ritrovare quelli che sono gli antichi valori della vita come la famiglia, gli affetti e la capacità di dominarsi, in campo e fuori.

Oggi Aldo ha vinto il torneo under 16 maschile del Tennis Atheneo, battendo avversari di classifica superiore e gestendo con costanza e impegno match di un livello più alto rispetto al suo.

Personalmente, lavorando anche in molti altri sport, le classifiche, i punti ed i risultati ottenuti, non mi sono mai appartenuti come modo di pensare.

Conta chi scende in campo contro di te in quel giorno e in quel momento, non conta il nome o la classifica, conta il qui ed ora ! In quel momento ci sei solo tu e l`avversario.

Aldo ha vinto perché è riuscito a fare questo. È riuscito a dominarsi, senza pensare ai nomi, alla classifica oppure al numero dei punti del suo avversario. Ci ha creduto, talmente tanto da trasformarlo in realtà.

Ricordo la prima volta che ti vidi Aldo, mentre ti allenavi sui campi del Tennis Capodimonte con il maestro Carlo Rombola`, la prima cosa che pensai di te fu` : ” peccato è troppo un bravo ragazzo per questo sport, i genitori lo hanno fatto troppo educato”.

Non fraintendetemi, io che non sono genitore, sono convinto che sia uno dei mestieri (subito dopo il mio) più difficile del mondo, non ci sono manuali di istruzioni, però fortunatamente abbiamo lo sport e in particolare il tennis, che ci aiuta a far crescere i nostri ragazzi.

Vedete Aldo Flaminio non è un ragazzo “normale”, lui non si limita a fare solo una cosa (solo studio o solo sport) le fa entrambe, ecco perché è quello che io definisco un vero atleta.

Quando giocavo a tennis, mi allenavo tutti i pomeriggi subito dopo la scuola, durante l`intervallo “mangiavo” un panino se ci riuscivo, poi uscivo da scuola alle 14 mi cambiavo in macchina mentre i miei genitori mi accompagnavano, entravo in campo alle 15 fino alle 19 (tra tennis e atletica) verso le 20 ero a casa, se andava tutto bene. Per le 20.30 cenavo e poi avevo solo la forza di pensare al letto, ma dovevo ancora studiare per il giorno dopo. Questo dal lunedì al venerdì mentre il sabato e domenica mio padre mi allenava la mattina e di pomeriggio cercavo di anticiparmi i compiti per la settimana. Spesso mi demoralizzavo, piangevo, ma come me, lo facevano e lo fanno ancora oggi molti altri ragazzi. In quel periodo ricordo bene le parole di mio padre “vecchio” giocatore e Maestro. Lui mi ha sempre detto che essere atleta è uno stato mentale. L`atleta non è quello che gioca solo a tennis, oppure va solo a scuola e poi ha il pomeriggio libero per grattarsi la pancia, fare un riposino e poi con tutta calma mettersi a studiare. L`atleta è quello che riesce a fare entrambe le cose, quello che dalle difficoltà crea opportunità, quello che da una caduta si rialza e impara andando avanti.

Questi sono i ragazzi e le ragazze che io definisco ATLETI. È facile allenarsi in una delle tante “accademie” della nostra validissima Federazione, sacrificando però le ore di scuola o di studio e non sacrificarsi sui libri, è facile studiare soltanto senza praticare sport a livelli alti, perché si è troppo presi dal rendimento scolastico. Il difficile cari ragazzi e ragazze è fare tutte e due le cose. Il difficile è laurearsi (ad una università pubblica con 110 e lode) e diventare campioni del mondo nella propria disciplina sportiva. Il difficile è vincere tornei studiano in un liceo (pubblico) scientifico o classico, dove ai professori non interessa quante ore al giorno ti alleni.

Vedi caro Aldo, oggi hai imparato 2 grandi lezioni:
La prima è che se veramente lo vuoi non c’è niente che tu non possa raggiungere, dipende da cosa sei disposto a sacrificare per ottenerlo e per quanto tempo. 

La seconda è che nel tennis come nella vita è proprio dai momenti di maggiore difficoltà che nascono le opportunità di dimostrarTI quanto più forte ti puoi rialzare.

Adesso festeggia, perché a settembre ti aspetto in campo….la lunga strada per la vittoria è appena iniziata.

Dott. Luca de Rose
Psicologo e Psicoterapeuta
Psicologo dello sport

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