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GAME, SET, MATCH: VIVENZIO SUPER AD ACERRA CON DEDICA SPECIALE…

“Grazie di cuore al mitico per averci lasciato una così forte atleta”. Il virgolettato è del maestro del TC Pozzuoli Carlo Rombolà e il riferimento è chiaramente rivolto a Mariapia Vivenzio, talento della racchetta classe 2005 che continua la sua ascesa nel 2019 fatto di sacrifici e tanti risultati. E il mitico chi è? Naturalmente il maestro dei maestri Alberto Sbrescia, scomparso per un brutto male lo scorso anno. E dal quale la Vivenzio ha appreso la maniera intelligentissima di stare in campo. Fatta la premessa possiamo passare alla cronaca. Quella che si era tinta di nero (o se volete di marrone…) quando nello scorso mese di ottobre Mariapia aveva appreso da un portale internet specializzato di aver perso, senza giocare, una partita all’Open del Vanna contro una compagna di club. La denuncia della manovra dolosa arrivò in Procura Federale (che dinanzi a sei testimonianze che affermavano il contrario dispose la richiesta di archiviazione), squarciando clamorosamente il colpevole silenzio del sistema tennis in Campania e aprendo scenari ampiamente raccontati e sui quali ancora oggi si indaga. Mariapia e la sua famiglia, additati di aver osato sfidare dinamiche intoccabili, hanno avuto il grossissimo merito di non perdere fiducia nel tennis. Allenamenti intensissimi nella nuova casa del TC Pozzuoli, i tornei in giro per l’Europa, valsi alla ragazzina classe 2005 il raggiungimento di posizioni di rilievo nel ranking continentale. Quindi la decisione di chiudere il 2019 riassaporando quel circuito Open dal quale si era allontanata dopo i fatti dello scorso mese di ottobre. Se il Vdp di Acerra è un circolo ospitale il merito è della maestra Veronica Del Piano, giocatrice ancora molto forte come conferma la sua classifica nazionale 2.5. Proprio con la Del Piano Mariapia è andata a confrontare i miglioramenti di un anno nel match di semifinale, dopo aver vinto agilmente nei quarti con la 3.1 Sofia Pepe. E la ragazzina di Soccavo ha stupito per freddezza e maturità. Lo ha fatto annullando due match point alla più esperta avversaria, prima di chiudere per 6/3 3/6 7/5 in quasi tre ore di gioco. Nella parte bassa del tabellone intanto le due portacolori di Agnano Cuomo e Milanese (entrambe 2.7) si affrontavano nel più classico e prevedibile dei derby. Vittoria per la rediviva Cuomo (reduce da un fastidioso infortunio che ne ha pregiudicato l’annata) con lo score di 7/6 6/3 e via libera ad una finale molto attesa, tra due ex compagne di club. Ancora una volta la Vivenzio si è esaltata nelle difficoltà di un incontro che la vedeva penalizzata dopo aver perso il primo set al tie break. Niente è cambiato nella sua condotta mentre la Cuomo pagava oltremodo il nervosismo eccessivo. Così veniva fuori il 6/3 6/2 finale in favore di Mariapia, seguita al Vdp di Acerra dal maestro Vincenzo Garbato.

Esattamente un anno dopo la Vivenzio si riprende quanto le era ingiustamente stato tolto da un sistema che fa a pugni con legalità e valori, avallato dall’omertà dominante che mortifica le aspirazioni stesse dei più giovani. “Sono felicissima perchè ho chiuso una settimana di altissime prestazioni contro avversarie molto forti e più esperte di me – racconta a spaziotennis.it Mariapia Vivenzio – ma il mio pensiero va al grande maestro Alberto Sbrescia. Ci fosse stato avrebbe gioito con tutti noi perchè questa è anche la sua vittoria. Naturalmente ringrazio lo staff tecnico del Pozzuoli guidato dal maestro Carlo Rombolà e il suo collaboratore Vincenzo Garbato che mi ha sostenuto durante il match di finale. E’ stato proprio un bel modo di chiudere una stagione molto positiva per me”.

In realtà il titolo della Vivenzio ad Acerra è la vittoria di coloro che vogliono che il tennis campano riprenda a respirare, scevro dai condizionamenti e dalle malevole pressioni di chi ha colpevolmente inteso l’interesse pubblico di questo sport come affare privato. Un’altra bambina, mortificata dal dolo e dalle connivenze, avrebbe probabilmente smesso un anno fa. Questa invece si è rifatta nella maniera più bella e gratificante, di quelle che si vedono nei film dal lieto fine: prendendo a pallate il “sistema” e sconfessandone i metodi che finalmente l’opinione pubblica incomincia a mettere alla gogna. Per la serie meglio tardi che mai.

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