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FEDERER: “SE MI IBERNANO VINCO ANCHE A 40 ANNI! ORA È COME SE LAVORASSI PART-TIME”

All’indomani della sua vittoria in quel di Wimbledon, dove ha conquistato il 19esimo Slam in carriera, Roger Federer si è aperto ai microfoni dei giornalisti in sala stampa ad SW19.

Una programmazione intelligente: “Tutto si è basato sulla mia condizione fisica. Non ho pensato a come avrei dovuto giocare una volta tornato a Wimbledon. Mi interessava solo tornare in condizioni fisiche che mi permettessero di competere con i migliori e giocare sette partite di cinque set. Dopo quello che ho passato lo scorso anno ho iniziato a pensare con un anno di anticipo, in termini di programmazione, preparazione e tornei che volevo giocare. Quindi mi vedo assolutamente giocare qui il prossimo anno. Non è mai una garanzia, specialmente alla mia età. Ma l’obiettivo è senz’altro tornare qui e difendere il titolo. Domani decideremo se andare in Canada o meno, ma molto probabilmente giocherò Cincinnati e gli US Open, poi la Laver Cup, Shanghai e tornerò per gli indoor. Questo è il piano per ora.

Longevità tennistica: “Potrei sempre ibernarmi per 300 giorni e poi tornare fuori solo per giocare Wimbledon. In questo modo potrei vincere anche a 40 anni!. Diciamo che giocare Wimbledon e vincere Wimbledon sono due cose completamente diverse, non dimentichiamolo. Il problema di non giocare è che i match ‘veri’ sono l’unica unità di misura. Puoi allenarti quanto vuoi, sentirti bene quanto vuoi in allenamento, ma la pressione di un incontro, la tenuta nervosa, quello che senti e tutto quello che accade prima e durante le partita, beh questo non puoi farlo in allenamento. Non sai come il corpo reagirà a quel tipo di pressione. Per questo serve il giusto equilibrio tra allenamento, partite e riposo. In alcuni momenti magari devi giocare meno partite, altrimenti non riuscirai più ad esprimerti al massimo.

Free time: Adoro giocare. Ho un team fantastico, mia moglie mi sostiene al 100% quando sto giocando, è la mia tifosa n.1. È fantastica. Adoro competere nei grandi tornei e non mi importa dei viaggi o degli allenamenti. Ma ora che sto giocando un po’ meno ho più tempo libero a disposizione. Mi sento come se stessi lavorando part-time, ed è una gran bella sensazione”.

  

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