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ECCO DOVE NASCE IL FENOMENO TAMMARO. ROMBOLA’: “VI RACCONTO IL VERO SEGRETO…”

E’ un lavoro partito da molto lontano, ad opera di un gruppo cementatosi nel tempo e che a brevissimo andrà ad insediarsi stabilmente nella nuova, imponente struttura del TC Pozzuoli. Il sogno per la Campania di avere una prima, vera accademia del tennis non è più utopia. Fino ad oggi il vice campione d’Italia Mariano Tammaro si è allenato a Capodimonte, alla corte del maestro nazionale Carlo Rombolà. Uno che qualche anno fa aveva avuto anche incarichi federali, come capitano della seconda squadra di Napoli in Coppa delle Province, e che poi ha deciso di concentrarsi per seguire le proprie idee. Rombolà guida lo staff composto dagli istruttori di secondo grado Antonio Luise, Antonio Palumbo, Francesco Angelini e Massimo Lupi. Aldo Pacchioli è preparatore fisico di secondo grado e istruttore FIT di secondo grado mentre Luca De Rose è la grandissima novità del tennis nostrano: psicologo dello sport-psicoterapeuta, consulente della preparazione mentale, Luca sta accompagnando con grandissimi riscontri l’attività agonistica di tanti giovani atleti. Dopo l’exploit di Mariano Tammaro la chiacchierata con il maestro Rombolà è quasi d’obbligo nel più classico dei giochi di domande e risposte.

D. Cosa rimane di questa settimana straordinaria al TC Napoli?

R. Un’emozione indescrivibile e un grande rammarico. Più per me che per il ragazzo. Mariano ha tutto per confermarsi e io credo che riuscirà ancora a giocarsi un titolo italiano. Il maestro di tennis sa bene che occasioni del genere non capitano tutti i giorni, ma va bene così.

D. Cosa è mancato oggi?

R. Niente, tutto fa parte del percorso di crescita che abbiamo intrapreso con Mariano anni fa. Il ragazzo cominciò allo Junior 24 poi me lo ritrovai tra i convocati della Coppa delle Province, nella formazione di Napoli 2 di cui ero il capitano. Per capire quanto straordinari siano stati i suoi miglioramenti bisognerebbe ricordarci la distanza abissale che all’epoca lo separava dai più forti della sua categoria. 

D. E poi cosa è successo?

R. Quello che succede quando uno ha la voglia matta di dedicarsi ad una passione, con costanza e impegno quotidiani. La famiglia lo portò da me dopo qualche anno e abbiamo condiviso un progetto tecnico. Con fiducia e rispetto reciproci. Mariano deve essere un esempio per quanti inizialmente non vincono: alto com’è il ragazzo spesso era scoordinato e legnoso, seppur dotato di una buona manualità. Sapevo che avrebbe incontrato inizialmente difficoltà, poi il lavoro disciplinato e la testardaggine del ragazzo gli hanno consentito di esplodere. 

D. Dalla storia di Mariano Tammaro cosa hai imparato?

R. Che la cosa più importante è la famiglia. Se c’è accordo, educazione, condivisione delle idee i risultati sono destinati ad arrivare. La famiglia e naturalmente la tempra del ragazzo: Mariano è davvero esemplare da questo punto di vista e il futuro, nella vita e non solo nel tennis, è di gente così. 

 

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