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DOSSIER MATCH FIXING: PERCHE’ IL TENNIS E’ COSI’ MARCIO?

Capita tutti i giorni nell’analizzare i risultati dei tornei, ATP, WTA o Challenger, per non parlare degli ITF, di trovare punteggi molto particolari, vittorie sorprendenti, set lasciati per strada molto nettamente dal favorito e così via.
In molti casi c’è dietro il fenomeno del Match-fixing, ovvero il perdere di proposito un set, un turno di servizio o l’intero incontro in cambio di denaro, pratica diffusa negli sport individuali come il tennis da anni a questa parte e che sta raggiungendo l’apice con le nuove regole introdotte nel 2019 per il circuito Futures.

Il motivo economico che porta i giocatori a “cadere” in questa trappola è veramente forte, se non sei stabilmente nella top 100 sei un tennista in perdita, o che fa fatica ad andare in pari tra entrate e uscite.
I giocatori di “seconda fascia” percepiscono cifre irrisorie e fanno sacrifici enormi, si muovono senza coach, sono costretti a partecipare alle gare a squadre (Serie A, Bundesliga ecc.) per avere un aiuto importante e continuare a girare.

Il tariffario, confessato da una persona interna a queste vicende parla di centinaia di euro per un break, 2-3k per perdere un set negli ITF, 10-15k nei Challenger e 25-30k nel circuito maggiore, certe volte questi intermediari dei giocatori gli pagano hotel e voli aerei se “lavorano con loro”.
Perdere al primo turno del Challenger di Cordenons, che si disputa questa settimana, porta al giocatore 330€, “fixando” un solo set può guadagnare una cifra più alta del vincitore del torneo, al quale spettano 9200€, e potrebbe riuscire comunque nell’intento di andare avanti nel torneo, vincendo gli altri due parziali giocando al meglio delle sue possibilità.
E’ chiaro che il problema sta alla base, ovvero nella divisione dei montepremi dei tornei, che permette a pochissimi eletti di vivere di tennis, e costringe centinaia di “professionisti” a non ritenersi tali per via delle ingenti spese da affrontare sul tour. A questo punto molti smettono, altri usano queste scorciatoie per non farsi aiutare dalla famiglia o aspettare invano uno sponsor che investa sul loro futuro.
D’altronde il sistema sembra permettere queste cose, in quanto la Tennis Integrity Unit, organo incaricato di vigilare sul fenomeno del match-fixing, squalifica un carneade ogni tanto come agnello sacrificale, mentre chi comanda davvero sono le agenzie di scommesse, che in molti casi sono i main sponsor dei tornei, pertanto mostrare davvero quanto sia profondo e radicato questo problema nuocerebbe a tutti.

Bet 365, il sito di scommesse più famoso al mondo, ha una blacklist dei tennisti che hanno riportato più segnalazioni, dopo aver fatto perdere somme importanti al bookmaker non vengono più quotati e questo desta molto più di un sospetto sui loro incontri, ma la TIU fa finta di nulla.

Negli ultimi anni sono emersi numerosi casi anche a livello alto, ATP, WTA e negli slam, sono state indagate partite di Wimbledon, con protagonisti noti e che hanno guadagnato fior di milioni in carriera di soli premi: Feliciano Lopez, Fernando Verdasco, David Marrero, Nikolay Davidenko, Lara Arruabarrena sono solo alcuni dei nomi “grossi” accostati a queste tristi vicende, accomunati dal fatto di non essere mai stati condannati nonostante sospetti e indagini.
Di seguito lascio alcuni esempi, sicuramente già noti ai più appassionati, dove i dubbi lasciano spazio alle immagini:



Christian Lindell
perde così il suo turno di servizio sul 5 pari del primo set, opposto a Maxime Hamou nel Challenger di Quito.
La quota del francese Hamou è crollata da 2.20 a 1.20 nelle ore antecedenti al match, entrambi sono in blacklist di Bet 365 da parecchi anni.

Malek Jaziri e Dennis Molchanov si ritirano sul 9-8 per gli avversari al super tiebreak della finale del Challenger di Izmir, in Turchia.
Il motivo del ritiro consiste nell’annullamento delle scommesse, pratica diffusa sui siti .com e non più in Italia.
In questo caso i due avevano con ogni probabilità puntato su sé stessi, dopo aver perso il primo set, in modo tale da usufruire di una quota più vantaggiosa.

Un episodio pressoché identico si è verificato nel Challenger di San Benedetto, poche settimane fa, quando la coppia russa formata da Roman Safiullin ed Alexander Igoshin, si è ritirata sul punteggio di 6-1 3-6 9-4 in proprio sfavore, contro i cechi Safranek/Satral.
Il giovanissimo Safiullin, classe 1997, finge un malore per evitare di concludere l’incontro, annullando anche in questo caso le scommesse.

Oliver Anderson era una delle migliori promesse del tennis australiano, campione degli Australian Open Junior nel 2016, fu squalificato per aver perso volutamente il primo set nel Challenger australiano di Traralgon, contro il connazionale Harrison Lombe, 900 posizioni più indietro. Anderson vinse poi il match per 4-6 6-0 6-2.

Antonio Iannone

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