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DE ROSE E LUISE: MENTE E TECNICA AL SERVIZIO DEL PROGETTO TENNIS

E’ una squadra compatta e ben definita, professionale nella gestione delle proprie competenze, quella che aggiunge al maestro Carlo Rombolà l’impegno di Antonio Luise e Luca De Rose. Il primo ha ancora addosso l’elettricità delle battaglie di campo, essendo tuttora valente seconda categoria. E ha stretto un legame ormai inscindibile con Luciano Barbarino. “La mia collaborazione con Rombolà è nata per caso – racconta a spaziotennis.it Antonio Luise –  nel giugno del 2017 accompagnai Luciano alla tappa di Praga del Tennis Europe e da lì è iniziato tutto.
Oggi il mio ruolo è quello di seguire Luciano, sotto la supervisione di Carlo, con l’aiuto del preparatore atletico Aldo Pacchioli e del mental coach Luca De Rose. Quando non sono in giro per tornei con Luciano, do supporto al circolo, il neonato TC Pozzuoli, sia per allenare gli altri ragazzi del gruppo che per accompagnarli in giro per tornei. La giornata tipo di Barbarino prevede lavoro atletico posturale in palestra con il suo preparatore atletico, dalle 6.30 alle ore 7.50, quindi accompagno Luciano a scuola per le tre ore di attività didattica che attendono il ragazzo. Quindi in campo fino alle ore 13. Pausa pranzo e dalle 15 fino alle 18 si ritorna in campo a lavorare.
Insomma Luciano ed io ogni giorno rincorriamo il tempo . E per me è diventato più di un allievo, vivo l’80% della mia giornata con lui. Alternando momenti divertenti, ad altri di nervosismo, ad altri ancora noiosi o di  di rabbia, gioia e allegria”.

Luca De Rose è l’equilibrista delle menti per molti tra gli agonisti della nostra terra, e non solo tennisti. Ecco come il garbato ed efficacissimo mental coach racconta a spaziotennis.it il suo lavoro con Luciano Barbarino. “Ho insistito sin da subito sulla propriocettività cognitiva e ricomposizione visiva, per migliorare la capacità del ragazzo di reagire prontamente al cambio di gioco o di ritmo da parte dell’avversario.  Inoltre abbiamo curato la psicomotricità poichè gli mancavano alcuni schemi motori di coordinazione di base, che in psicologia dello sport vengono definite EBS (esperienze di base del se). Tutto sempre in collaborazione con il preparatore atletico. Infine è stato fatto un lavoro di controllo e gestione emotiva, per permettere all’atleta di gestire al meglio le energie nervose. Queste energie sono essenziali in un match, perché sono limitate e se sprecate o mal gestite, fanno si che il tennista arrivi “scarico” mentalmente sui punti più importanti. Con le visualizzazioni ed il training autogeno abbiamo lavorato poi sulla capacità di visualizzare il punto vincente e ricrearlo nella realtà nonchè sulla capacità di gestire il respiro come ricarica, sia sulla battuta che sulla risposta al servizio”.

 

 

 

 

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