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DA ZERO A DIECI, ECCO IL PAGELLONE AL TENNIS CAMPANO GRIFFATO ARTURO MINERVINI

Zero ad un movimento che vuole impedire al movimento di crescere. Ossimoro interno di una contraddizione senza tempo, iattura da sconfiggere di un territorio che vuole svilupparsi. Come magma il tennis, quello vero, continua a scorrere di un rosso ‘caliente’ sotto i piedi di chi a tutti i costi ha cercato di calpestarlo. E rischia alla fine di ustionarsi…

Uno come la pallina che rimbalza su ogni tipo di superficie. La protagonista assoluta, simbolo estremo della libertà. Come nella meravigliosa scena del capolavoro di Woody Allen ‘Match Point’, con quella pallina che viaggia indecisa sulla linea del net in bilico tra talento e fortuna. Che siano questi elementi a segnare le sorti del nostro tennis. Non altri tipi di interessi. Al primo posto il merito.

Due in pagella a chi cerca nemici in quelli che provano a raccontare semplicemente la verità. Con spirito critico, cercando di porre al primo posto principi quali integrità, sacrificio e dedizione. D’altronde questo mondo è assimilabile ad una torta millefoglie. Strati di ipocrisia che si appoggiano l’uno sull’altro. Ad indirizzarli sono il vento. Della convenienza e del potere. Quando soffia il vento della rivoluzione, però, restano solo briciole.

Tre teste come quelle di Cerbero, che rappresentano passato, presente e futuro. Custode e condanna al tempo stesso dei ‘Golosi’ con gli occhi rossi, il muso sporco, il ventre gonfio e le zampe artigliate. Servirebbe che di queste teste, prevalesse quella rivolta al futuro, alle nuove generazioni. Una cupidigia che alla fine finisce per logorarti, consumarti a poco a poco, lentamente come chi è schiavo dell’abitudine in una meravigliosa poesia di Martha Medeiros. Una beffa del diavolo perpetrata al contrario. “Dopodiché, penso che non ne sentirete mai più parlare”. O almeno lo speriamo.

Quattro a tutti quelli che hanno sempre cercato di sotterrare i problemi che noi cercavamo di mettere alla luce. L’unico vero modo per risolverlo un problema è prenderlo per il collo, non sotterrarlo, perché nel terreno trova l’acqua che spesso lo fa crescere e diventare qualcosa di più grande. “Anche il capitano del Titanic lo diceva: “Ma no, ma no, è solo un rumorino!”. Proviamo a risolverlo, anche questo piccolo rumorino.

Cinque a chi vuole ad ogni costo accentrare il potere di fare e di decidere. A chi crede di essere calamita e che invece con le eccessive ingerenze può trasformarsi in calamità. La vittoria, in uno sport di squadra, non è un istante, ma tanti istanti fatti allo stesso modo. E nel modo giusto. Con la giusta testa. Per il movimento campano, dovrebbe valere lo stesso principio. Dovrebbe.

Sei-zero, come i sessanta giorni che seguiranno dovranno delineare un futuro differente. L’auspicio è che questo ribaltone, che ha coinvolto anche chi era esente da colpe, possa rappresentare una nuova alba per il tennis campano. Non è ancora guarito, ma nella “notte che deve passare” di De Filippo diciamo che siamo arrivati almeno alle quattro del mattino. All’alba manca davvero poco.

Sette a chi ha il coraggio di farsi da parte, pagando anche colpe non sue. Le dimissioni di Giovanni Improta sono un atto che devono aprire ad una profonda riflessione su un sistema che finisce per fagocitare ogni tipo di iniziativa volta al miglioramento dello stesso. Che questo atto di coraggio sia il viatico per una presa di coscienza da parte dei veri responsabili di una situazione opprimente per tutte le parti in causa.

Otto a chi non ha mai abbassato la testa. A chi ha affrontato qualsiasi ingiustizia commessa contro chiunque sentendola come propria. È lo spirito che muove ogni piccola rivoluzione, è il primo passo dal quale si riorganizza un sistema. In un’armonica visione dello sport, in cui tutti contribuiscono in maniera decisiva al risultato finale, abbiamo segnalato semplicemente il non perfetto funzionamento di alcuni elementi. Hugo Cabret, chi meglio di lui quando si parla di ingranaggi, la spiegherebbe così: “Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Sai, le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu!”. Se si perde il motivo si perde anche lo scopo.

Nove a chi ha sempre cercato di avere una visione d’insieme mentre altri erano impegnati ad una semplice esaltazione del proprio ego, che resta fine a se stessa. Ed il Tennis è bene comune, non è di nessuno. Nessuno può arrogarsi il diritto di indirizzare scelte/umori/opinioni che non aderiscano perfettamente all’unica parete a cui deve sempre aderire il giornalismo. La parete della verità.

Dieci a chi suda, su ogni campo. A chi ha nella fatica quotidiana il suo unico metro di valutazione. A quell’esplosione di gioia così pura, genuina, che arriva dai campi di periferia, nella complicità tra un allievo ed un maestro che sono riusciti a prendersi le copertine, dopo anni a lavorare strappando al massimo un trafiletto in ultima pagina. E’ la felicità più grande, quella che arriva dopo il sacrificio. Non c’è niente di più appagante di un mondo che riconosce i tuoi sforzi. Non c’è niente di più degradante di un mondo che premia i raccomandati. Anche gli operai vanno in Paradiso. Devono andarci, altrimenti ci state raccontando tutti una grande bugia.

Arturo Minervini

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