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CARA VIRGINIA, CHI TI RISPONDE COSI’ E’ IL TENNIS CAMPANO: CHE TORNI AD ESSERE DI TUTTI…

Ho atteso a lungo che il Comitato Campano FIT facesse sentire la sua voce, a margine di uno dei momenti meno tollerabili per l’immagine sportiva della nostra terra. Alcuni presidenti di circoli (in totale disaccordo con la linea) mi hanno fatto notare il comunicato stampa celebrativo in cui la mia amica ed ex compagna di squadra Virginia Di Caterino, presidente da poco più di un anno, ha dipinto un tennis regionale florido, sereno, disteso, che vivrebbe di condivisioni e progettualità vincente. Cara Virginia, ti confesso che sono rimasto senza parole. Devo pensare che ti sia assentata per qualche mese, perdendoti quelle vicende che da donna di legge non avresti esitato a biasimare. Provo rapidamente a riassumere cosa è, agli occhi di molti tesserati, giocatori, maestri, dirigenti, piccole vittime minorenni, il tennis nella nostra regione.

In Campania figura un’associazione privata che fa ormai del pubblico casa sua e che, nell’ordine:

  1. determina direttamente la composizione del Consiglio Regionale FIT;
  2. guida la classe maestri esprimendone il fiduciario regionale;
  3. “ospita” tutti i corsi di formazione e gli esami per istruttori FIT;
  4. “ospita” tutti i corsi di formazione per arbitri e giudici arbitri;
  5. Decide tutti i capitani delle squadre rappresentative giovanili della Campania;
  6. Decide e stabilisce le convocazioni dei ragazzi componenti le rappresentative giovanili della Campania;
  7. Ospita tutti i raduni federali;
  8. Con un’opera di coercizione, utilizzando finanche nelle proprie note stampa il termine “condivisione”, si “appropria” dei ragazzi più interessanti del territorio regionale, fino a renderli propri tesserati: strappandoli di fatto agli originali circoli di appartenenza, ridotti tutti a strutture satelliti (tutto perfettamente in linea con l’opera di espansione del progetto: costoro restano, dall’alto della posizione netta di forza, alla costante ricerca di circoli da affiliare al proprio marchio, sottomettendoli);
  9. stupendo davvero come in queste tre settimane destinate al corso di formazione per aspiranti istruttori, si servano a piacimento dei futuri docenti per far allenare gratuitamente i propri tesserati;

Con un ottimo bottino di punti, gli stessi che poi valgono nella danarosa classifica nazionale del Gran Prix FIT per società (classifiche, raduni ospitati, atleti convocati nelle rappresentative regionali e nazionali, vittorie che passano da tabelloni “amici”: tutto porta punti per l’unica e ultima finalità).

Ma tutto ciò è ormai di dominio pubblico: finanche i plurioperativi magistrati dello sport, che hanno ormai eletto Napoli tra le città più visitate per inchieste tennistiche disciplinari, mi chiedevano come sia stato possibile, tra veli di clamorosa omertà, consentire la degenerazione di un siffatto sistema.

Avendoti, cara Virginia, conosciuto e apprezzato come giocatrice e valente donna di legge, mi sarei aspettato una tua presa di posizione netta in merito alla squallida vicenda Vivenzio.

Ricordi? Ti fosse sfuggita si tratta della storia di una ragazzina 13enne molto forte (Mariapia Vivenzio, tesserata all’epoca dei fatti per la suddetta associazione) che ha scoperto da internet di aver perso una partita mai giocata con una compagna di club 16enne (cosa ancora più grave se si pensa che è avvenuto in un torneo Open, in seconda categoria e non al torneo del bar)… Il signor Vivenzio ha denunciato la vicenda alla Procura Federale, forte di certificati medici che attestavano l’indisponibilità per bronchite della figlia in quel periodo. Un valentissimo magistrato dello sport mi ha detto a chiare lettere: “Sappiamo che qui c’entrano poco le classifiche in se, si fa per soldi…ancor più grave che siano coinvolti minori…”. A dimostrazione ulteriore di quanto sia diffusa la conoscenza dei fatti nell’ambiente. Cosa più grave tollerata, assecondata. In sei (due minori tra questi) durante le prime audizioni in Procura sportiva, hanno confermato ciò che non è mai stato: che la partita si sia giocata, naturalmente sui campi della suddetta associazione, interrotta per ritiro Vivenzio sul 3-3! Per intenderci Virginia, in assenza del giudice arbitro ci sarebbe stata un’altra persona, deputata per ruolo e funzioni arbitrali, a consegnare le palline alle due ragazzine e a destinarle al campo. Ho una voglia matta di conoscerlo, deve essere anche un formatore! 

Vergognoso, squallido, mortificante specie se, come tutti davvero sanno nella silente Campania, questa partita non si è mai giocata. Ma che rientra nella logica di meccanismi sui quali per fortuna la giustizia ordinaria ha incominciato a indagare, sulla scia di un’eco nazionale tutt’altro che esaltante per le questioni tennistiche nostrane.

Tu mi risponderai che la Procura Federale ha richiesto l’archiviazione per insufficienza di prove. Il politichese in questo caso tralascerebbe l’aspetto, forse l’unico, davvero importante: Mariapia chiede oggi a mamma e papà il perché dell’allontanamento social e reale da parte delle vecchie amiche di allenamento al club…semplicemente perché si è provato a violare un codice denunciando. Ci si dimentica che si tratta di bambini di 13 anni, sottoposti a traumi in fase di formazione.

Non finisce qui cara amica. E’ stato totalizzante, poi seriale negli eventi…e soprattutto noto a tutti, il modo in cui la solita associazione abbia preso possesso della classe arbitrale. Chi vuol arbitrare li asseconda, chiudendo un occhio. Più spesso tutti e due. Le designazioni d’altronde arrivano direttamente da lì. Pensa tuttavia che, come spesso capita quando ci si illude di esser talmente potenti e intoccabili, costoro hanno sottovalutato quel movimento sotterraneo di arbitri, maestri, genitori di ragazzi, ragazzi stessi, dirigenti che ormai da mesi hanno incominciato a raccontare le degenerazioni che in questa nota, attenendomi alla miriade di registrazioni e testimonianze raccolte, sto riportando al presidente del Comitato Campano.

E ci si trova così a dover rimpiazzare il Commissario di gara dimissionario, a cercare disperatamente giudici arbitri (operano ormai in pochissimi mentre molti altri sono preoccupati per ciò che succede e non intendono passar guai), a veder fallire parte del settore veterani (hai notato che gli over 35-40 ormai non giocano più? Ti sei chiesta il perchè?).

Tutto rientra in quella strategia tesa ad impoverire il movimento affinchè un solo polo, il solito, possa farla da padrone incontrastato.

Fossi stato in te, approfittando della nota stampa celebrativa avrei fatto un monumento a quei circoli che invece, senza aiuti e contando esclusivamente sulle proprie forze, provano a sopravvivere tra enormi sacrifici. Portando in alto ciò che resta del tennis campano, non certo per la progettualità comune. Quella, credimi (ma so che lo sai benissimo), proprio non esiste.

Cara Virginia, scusa se mi sono dilungato ma per rispetto della verità te lo dovevo. So che non è facile fronteggiare un sistema malandato che fu causa anche della fuga dal tennis del tuo predecessore Giovanni Improta. Persona perbene.

Resto a tua disposizione, magari anche per parlarne in diretta televisiva quando avrei modo di mostrarti la quantità industriale di materiale raccolto in questi mesi, in cui è stato proprio il tennis campano (con i suoi tesserati, ormai stanchi e spossati) a chiedere aiuto e voce.

Confidando nella tua comprensione e confermandoti stima e amicizia ti abbraccio.

Silver Mele 

 

2 Comments

  1. rosy

    2 luglio 2019 at 10:52

    centrato in pieno il problema del tennis campano

    • Silver Mele

      7 luglio 2019 at 15:48

      Cara Rosy la situazione in Campania è davvero drammatica, di fatto fuorilegge. Aspettiamo che la giustizia ordinaria faccia il suo corso.

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