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BELLE SENSAZIONI E NOTE SPARSE: ECCO IL NOSTRO POMERIGGIO AL CAPODIMONTE

Abbiamo fatto visita nei giorni scorsi al ridisegnato TC Capodimonte ed è stato un tuffo al cuore. Lì dove un tempo la storia scandiva con i Cierro colpi imprendibili, sui campi in mateco dove era impresa riuscire a spuntarla nelle interminabili domenica di serie C, oggi c’è una disposizione ordinata di campi in terra battuta e altri in erba destinati esclusivamente al calcio. La gioia del tennis la trasferisce ad un folto gruppo di agonisti il maestro FIT e Direttore Tecnico Carlo Rombolà. Tenace e rigoroso come tipico dei calabresi, Carlo ha cementato attorno a se uno stuolo di ottimi professionisti, diretto da Francesco Angelini. Antonio Luise gioca ancora da validissimo seconda categoria, la stessa che fino a qualche anno fa era palcoscenico per Massimo Lupi. Quindi Antonio Palumbo e il preparatore fisico Aldo Pacchioli a definire la squadra tecnica che non prescinde dalla presenza fortissima del mental coach Luca De Rose. Attorno a loro i ragazzi, splendidi, nell’affiatamento che ci hanno mostrato e la disponibilità al lavoro. Nell’oretta trascorsa al nuovo Capodimonte Mariano Tammaro, Roberta Liberti, Filomena Flaminio e Marco Gentile hanno seguito passo passo Lupi mentre Rombolà e Luise sono tuttora in Serbia, al seguito dello stakanovista Luciano Barbarino, impegnati in una tappa del Tennis Europe. Ero lì al Capodimonte e facevo qualche considerazione…

  1. La gestione di un settore tecnico è cosa difficilissima. Abbiamo visto nel calcio come il corso sfortunato del povero Ventura abbia compromesso e annullato il sogno mondiale. Io la gestione del settore tecnico, nel tennis come in ogni altra disciplina, l’assegnerei per meriti. Quest’anno si è riusciti in Campania a tenere ai margini delle rappresentative ragazzi come Tammaro e Barbarino, ovvero i vincitori del Lemon Bowl e dei Master nazionali Kinder e Babolat. Scelta legittima ma solo se esclusivamente tecnica: ognuno vede alla propria maniera, spesso affidandosi ai criteri della crescita in prospettiva. A stagione finita ci sarebbe ad ogni modo da fare il rendiconto, non quello prestampato “da comunicato”, per capire cosa realmente è andato e cosa no. Senza trincerarsi, a difesa estrema quanto indifendibile (ci sia passata la forma poco rispettosa della lingua italiana), delle posizioni, le uniche e le sole. Non è reato lasciare spazio anche ad altri…specie se supportati da risultati e idee. Qualcuno per un turno potrebbe anche rifiatare, o no?
  2. Ah, sia ben chiaro, questo dovrebbe valere, a mio modestissimo parere, anche per l’assegnazione dei tornei e delle manifestazioni nazionali ai circoli. La tappa del Macroarea l’hanno soltanto sognata per il 2018 Caserta e Salerno. La prevedibile, auspicata sinergia tra le splendide strutture di Briano e dello storico club di via Laviano avrebbe garantito qualità estrema, la stessa che nel salernitano avrebbe assicurato l’unione tra Battipaglia, Eboli e Giffoni con ben cinque campi coperti. Parliamo di centri propulsori del movimento se ci si attesta soltanto attorno ai numeri che hanno prodotto (quelli veri, sul campo e non sulle bacheche) nel 2017.  Una delle due assegnazioni del Macroarea era però già ipotecata…Il malumore è anche di quei circoli etichettati come “anarchici” e in quanto tali sanzionati con mancate assegnazioni (o in stand by) di tornei. Molti di questi sono in attesa di risposte, dei perchè ufficiali.
  3. Poi ho pensato a Rombolà. Mi è stato raccontato dei suoi trascorsi da vice in Coppa delle Province. Allontanato perchè…poco malleabile e con una voglia matta di lavorare. Probabilmente poco incline al verbo termale. Lavora oggi per i fatti suoi e non partecipa alla ridda di pretendenti al settore tecnico regionale, quella degli “allineati e coperti”. D’altronde la nomina dei capitani è chiara quasi quanto l’utilizzo del VAR nel calcio. Si provi a chiedere anche agli amici di Salerno. 

Conclusioni, le solite, annose conclusioni. L’unione da la forza, ma non quella fittizia sbandierata in odore di santità dai pulpiti nostrani, male alimentata da dispetti e ripicche. Servono i fatti: che coincidano con disponibilità, apertura, dialogo. In una sola parola RISPETTO.

Ecco cosa ho pensato al Capodimonte qualche giorno fa.

Silver Mele

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