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Atleti e Pandemia : Come e quanto ha influito la pandemia sui nostri giovani tennisti e sui nostri atleti ?

 

Lo abbiamo chiesto al dott. Luca de Rose, psicologo e psicoterapeuta, psicologo dello sport, docente di psicologia dello sport presso l’università Parthenope di Napoli e responsabile nazionale per la preparazione mentale delle atlete dell’ Italia Team, la squadra olimpica, per Tokyo 2021. Psicologo dello sport di atleti e atlete di scherma (per le 3 armi), sci (gruppo sportivo carabinieri) Karate, Judo, Lotta, calcio (squadre maschili e femminili) pallacanestro, tennis tavolo, canottaggio e naturalmente TENNIS

Buonasera coach, bentornato

 

Buonasera Silver, grazie per l’ospitalità

 

Cosa sta succedendo oggi con questa pandemia nello sport ? Come è cambiata la mente degli atleti ?

Innanzitutto permettimi di ringraziare il team FIJLKAM e tutta la grande famiglia dell’ Italia Team, oltre che a salutare tutti i miei atleti, un saluto particolare va ai ragazzi della Santa Maria Castellabate Calcio, che seguo da un po’ di tempo, ultimamente quasi tutta la squadra è risultata essere positiva al Covid, sono sicuro che i ragazzi si riprenderanno presto e torneranno a ruggire.

Detto questo, per rispondere alla tua domanda vorrei segnalare che proprio la stessa, è stata oggetto di una ricerca richiesta dal CONI, che ha visto anche un mio contributo e che sarà pubblicata verso fine giugno sui nostri canali ufficiali e sulla rivista della Scuola Nazionale dello Sport.

Ci siamo appunto chiesti come questa pandemia abbia cambiato il volto dello sport, e come e quanto abbia inciso in maniera abbastanza significativa sulle atlete e sugli atleti.

Bisogna innanzitutto dire che come sempre dietro l’atleta c’è la persona. In questo caso parliamo di giovani, ragazze e ragazzi di 19-20-25 massimo 30 anni, questo perché la carriera di atleta professionista, con rare eccezioni, non consente di andare molto oltre con l’età, per l’usura sia fisica che mentale.

Questi ragazzi avevano fondamentalmente 3 cose nella loro vita, che riempivano le loro giornate: la scuola o l’università, gli amici quindi il sociale e lo sport. La vita da atleta non permette molti vizi o molte distrazioni, ne tanta socialità. Diciamo che l’aspetto sociale e commisurato al grado di importanza dell’ atleta. Più l’atleta diventa forte e importante, meno tempo ha da dedicare alla vita sociale, i suoi ritmi cambiano e i sacrifici aumentano. Detto questo la pandemia ha letteralmente stravolto la vita delle atlete, sia quelle di interesse nazionale e olimpioniche sia quella di un agonista che si allena 3 o 4 volte a settimana nel circolo del suo quartiere. Questi ragazzi e ragazze si sono viste portare via di fatto la loro vita, la loro routine, le loro sicurezze, la loro identificazione. Abbiamo avuto quindi un serio problema di ruolo dell’ atleta.

Vedi Silver spesso ciò che fai ti identifica, ti da un ruolo, se togli ad una persona il suo lavoro e se nel nostro caso quel lavoro abbraccia la maggior parte della giornata e della vita, come puoi chiedere alle persone di mantenere la calma, sapendo che hanno perso un importante punto di riferimento ?

Immagino non sia stato facile neppure per voi tecnici ?

Noi ci siamo trovati davanti un altro problema, la programmazione.

Abbiamo dovuto imparare a programmare sull’ impensabile, che è molto difficile. Abbiamo dovuto imparare ad aspettarci, ciò che non potrà mai accadere. Vedi Silver, prima di Marzo 2020 nessuno avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere, fino ad allora molti di noi una notizia del genere l’avevano letta solo nelle clausole assicurative o dei contratti, dove trovi scritto in caso di forza maggiore o di calamità naturale, di pandemia o morte…beh è esattamente quello che è successo. Mi servirò di una teoria di psicologia clinica per spiegarmi meglio.

Se ti chiedessi di immaginare una strada asfaltata, con ai lati un bosco e alberi e poi ti chiedessi di inserirci una macchina, tu dove la inseriresti ? Non certo nel bosco, ma sulla strada. Ciò avviene perché la nostra mente è appunto “programmata” e predisposta a lavorare in un certo modo, cambiare questa programmazione non è facile. Ma è quello che è successo.

Immagino che questo sia stato soprattutto il tuo compito ?

Si cambiare la mente dell’ atleta ed aiutare i tecnici a vedere la soluzione anche quando sembra non esserci è parte del mio lavoro, ma devo dirti che è stato molto difficile anche per me

Come siete riusciti a cambiare le cose, a trovare il lato positivo?

Ho imposto a tutte le atlete e gli atleti un meccanismo di sfida, ogni atleta  ha dentro di se un meccanismo quasi automatico di competitività, che poi rimane nella vita,  per chi è stato atleta a certi livelli.

Se sai trovare i tasti giusti per innescare questo meccanismo, puoi chiedere all’ atleta una scelta, TU CHI VUOI ESSERE? Vuoi essere l’esempio ? vuoi fare la differenza? O vuoi essere come gli altri ? arrenderti alla prima difficoltà ? Lo abbiamo sempre detto, abbiamo sempre detto che noi atleti siamo l’esempio, siamo oltre; rispetto ad altri, siamo un livello superiore, adesso è il momento di dimostrarlo, adesso è l’opportunità che stavamo aspettando per mostrare al mondo come siamo in grado di reagire. Per usare in prestito una frase dalle arti marziali : “che splendida opportunità andare al tappeto, cosi che il mio avversario possa vedere con quanta forza mi rialzo”. Oltre a questo abbiamo lavorato con sedute on –line di minfulnes e training autogeno, poi in base a quello che ti dicevo prima, abbiamo fatto parte della campagna #distantimauniti, per dare appunto l’esempio, in particolare le atlete e gli atleti che fanno parte dei gruppi sportivi militari e delle fiamme oro, che ho il privilegio di seguire nella preparazione mentale. Questo ci ha tenuto insieme ed “allenati” anche quando il governo Conte, nella seconda quindicina della chiusura totale, ha fermato l’allenamento degli atleti professionisti e di interesse nazionale, fermando di fatto il nostro lavoro e tutto il settore Italia Team.

Sono stati giorni difficili per tutti, ma ti voglio chiedere ancora dei problemi riscontrati

Abbiamo avuto difficoltà soprattutto con gli atleti e atlete che non hanno potuto “portare” il loro sport all’interno delle mura domestiche, sto pensando ai nuotatori, ai tennisti, ma in generale al 90% dei ragazzi e ragazze. Inoltre abbiamo registrato un boom di sindrome da over training.

Come è possibile ?

Vedi una delle problematiche principali per atleti professioni è:  mi sto allenando ? e poi ancora: Quanto mi devo allenare per rimanere competitivo ?

Di fatto molte di queste ragazze e ragazzi si allenano 5 o 6 ore al giorno anche 10 quando sono sotto preparazione olimpica. Questo fa si che siano “macchine” abituate a girare ad una certa velocità, cavalli, abituati a correre liberi, per intenderci. Se dalla sera alla mattina li prendi e li fermi nei box, senza neppure fargli fare un programma di scarico atletico, perchè non c’è stato il tempo, e poi gli chiedi di correre sul tapis roulant o cyclette (per quelli che la hanno a casa) la prima paura che scatta è : “ Oh mio Dio uscirò fuori forma…e poi le gare ?” quindi molti si allenavano più del dovuto, andando in over training, senza dircelo a volte. Poi ci sono stati molti casi di disturbi alimentari dovuti all’ improvviso cambio di calorie ingerite e consumate, abbiamo avuto anche casi di ansia generalizzata e qualche caso di depressione, che fortunatamente si sono risolti e si è ricostituito un equilibrio emotivo e psichico dell’ atleta.

 

Per la prima volta ti sento parlare in maniera più clinica

Vedi Silver io ho sempre sostenuto che una cosa è la psicologia dello sport una cosa è la psicologia clinica, chi mi ha conosciuto e sa come lavoro, sa bene che io sono uno psicologo e psicoterapeuta in prestito allo sport. Non bisogna mischiare le due cose, a meno che la situazione specifica non lo richiede. La psicologia dello sport è molto pratica ed ha al suo servizio una serie di tecniche per allenare la mente. Il cervello è un “muscolo” e va tenuto in allenamento cosi come noi facciamo quotidianamente andando in palestra o prendendoci cura del nostro fisico e della nostra alimentazione, dobbiamo fare lo stesso con la nostra mente. Più di tutti, gli atleti.

In questo mestiere caro Luca sei stato un apri pista hai portato la nuova psicologia dello sport in Italia, ma so che ci sono novità ho visto il nuovo sito.

Tra pochi giorni, ho deciso di iniziare a condividere questa mia esperienza e formazione di anni nello sport, con tutti coloro che vorranno studiare e approfondire metodi per allenare la mente dell’ atleta e non solo. Il mio nuovo sito www.lucaderose.it sarà un contenitore di idee e di condivisione di opinioni, attraverso un blog interattivo con gli atleti e le atlete dell’ Italia Team.

 

Grazie allora coach e in bocca al lupo per Tokyo vi seguiremo !

Grazie Silver, viva il lupo e seguite soprattutto le atlete e gli atleti, è giusto che la vetrina sia loro, lo meritano dopo gli immensi sacrifici che hanno affrontato.

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