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APPUNTI SPARSI…CON ANGELANTONIO E POTITO

Mi è capitato settimane fa di leggere un post su fb di Angelantonio Starace, ottima persona, uomo di sport e papà di Potito. Era il vademecum per famiglie e ragazzi che decidono di vivere il tennis. Con passione, sofferenza e il sogno troppe volte schiacciato dal peso asfissiante delle aspettative. Potito ce l’ha fatta perché ha saputo coltivare con intelligenza e costanza il talento “fuori categoria” che gli regalava elasticità, armonia del gesto, voglia di divertire e divertirsi. La miscela perfetta per arrivare tra i big della racchetta mondiale, partendo dalle giornate interminabili vissute con il maestro Alberto Sbrescia, nei collegiali del Centro Tecnico di Fuorigrotta con i vari Accardo, Di Vuolo, Carrese, Ferrillo. Angelantonio svuota il cuore e dispensa perle preziose di tennis vissuto.

“La figura del genitore e’ davvero importantissima e non da meno quella del maestro. L’atleta va protetto, incoraggiato, invogliato, mai maltrattato o bistrattato. Ma, ahimè, sono costretto a rivelare che l’atleta più volte è costretto a subire pressioni e angherie di ogni genere. Per ovviare a questi strani ed incresciosi episodi basta fare un piccolo atterraggio, posare dolcemente i piedi per terra. È’ inutile sottoporre l’atleta ai lavori forzati fin dalla tenera età’. Credetemi, per esperienza vi dico che serve a poco, anzi a nulla. In questa disciplina, come d’altronde negli altri sport, bisogna essere dotati di tante componenti. In primis grande talento, spirito di sacrificio e una testa grande come un mappamondo. Dai sei anni ai tredici anni facciamoli divertire, poi con tranquillità si inizia seriamente, stilando programmi d’alto agonismo. È’ inutile svuotarsi le tasche, non è così che si arriva ai grandi traguardi!!!! Attenzione perciò ai dispersori di fumo, che sono tanti e al momento opportuno trovano gli alibi che discolpano il loro operato e le tante promesse…….promesse!!!!!. Anch’io ho fatto questa esperienza, giuro che non è stato facile, assolutamente. Ho fatto il mio compitino, il resto l’ha fatto l’atleta insieme ai non dispersori di fumo. Mai nessuno si è scomodato per aiutarmi a capire un mondo che non conoscevo. Io lo faccio volentieri, sperando che tutto questo mio scrivere potrà essere d’aiuto a tanti e non un noioso soliloquio”.

Immagine anteprima YouTube

Rivedere girare sui social foto dei match di Potito Starace con Roger Federer è sempre una grande emozione. Poto ha toccato il punto più alto ATP nella storia del tennis maschile per un campano e tante sue partite rimarranno indelebili. Poche righe per spaziotennis me le ha concesse qualche giorno fa in una conversazione wh.

– Cosa significa arrivare a giocare con il più forte al mondo? Riusciamo a spiegarlo a parole?

Potito: E’ il sogno di ogni ragazzino, un momento indescrivibile perché l’immagine che hai inseguito, giorno dopo giorno, per vent’anni. Se hai la fortuna di stabilizzarti a quei livelli ti sembra tutto normale. Perché ci sei dentro anche tu e la viva con la massima professionalità. Ho giocato più volte con Roger e a fine partita mi ha sempre fatto i complimenti. C’è stima reciproca, da quando avevamo 14 anni e giocavamo gli stessi tornei juniores.

– Quale messaggio lanci ai ragazzi e ai genitori, lo stesso di tuo papà?

Potito: La strada è lunga e complicata. Sembra scontato e ripetitivo ma ci vuole lavoro e sacrificio costanti. Arrivano anche momenti nei quali vorresti dire basta, e lì è la mente che fa la differenza. Chi è forte ha tante più chance di arrivare. E se metti piede nel circuito…beh, a quel punto rimetti le cose a posto con te stesso, e incassi per quanto hai seminato. Ti senti un giocatore vero, soprattutto un uomo”.

Silver Mele

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