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ADDIO “AGLIO”, RICORDI QUELLA VOLTA CHE LA TERRA TREMO’ TRE VOLTE ALL’EDEN?

Correva la primavera del 1990 e si giocava un torneo C3/C4 sui campi in erba sintetica del vecchio TC Eden, oggi TC Mediterraneo dove albergano in pianta stabile Gianni e Gianluca Cierro. C’era all’epoca Rosario Sanges che accoglieva con sorrisi quanti si accingevano a vivere il suo circolo. Quella domenica, 14 aprile del 1990, il Napoli di Maradona ospitava il Bari al San Paolo. Maradona su rigore, Carnevale e Careca resero tondo tondo il 3-0 finale e da lì a due settimane il Napoli avrebbe vinto il suo secondo scudetto. Entrammo in campo all’Eden quando il primo tempo di Fuorigrotta era iniziato da circa un quarto d’ora. Per i più giovani alla lettura ricordo cos’erano i tornei C3/C4, palestra necessaria ad ognuno di noi ragazzini per provare a “smaliziare” il nostro tennis ancora acerbo. In questa categoria retrocedevano negli anni quei C1 o B cui gli impegni professionali impedivano un agonismo costante. Giocatori ancora sopraffini per qualità tecnica capacità ormai consolidata di leggere la partita.

Il tabellone dell’Eden mi metteva di fronte un tale Antonio Sorino, ex C1 e prima testa di serie, noto a tutti come “Aglietiello”. Papà mi ripeteva le solite cose:”gioca sciolto, muovi le gambe, voglio vedere se hai carattere…”. Quando ecco sbucare Aglio: abbronzatura tipica del palleggiatore instancabile dei circoli di Napoli, magrissimo, con la racchetta nella mano destra e una sigaretta nella sinistra. E un sorriso beffardo, ma buono perchè la strada dalla quale veniva non era riuscito ad incattivirlo. Le aveva viste tutte Aglio e di lui si raccontavano le più assurde storie.

Ma veniamo alla partita. Quella sigaretta aspirata prima del match mi aveva fatto pensare ad un avversario ormai attempato e con poca voglia di combattere. Quella che è forse l’unica, vera qualità del mio umile tennis. Fu un illusione veloce, istantanea. Beccai 6/1 in dieci minuti perchè con le rotazioni di Aglio sull’erba sintetica dell’Eden proprio non ce n’era. Non so quante palle corte mi rifilò, mandandomi letteralmente al manicomio. Solo stringendo i denti mi riuscì di rendere meno severo lo score, con il 6/3 del secondo parziale. Inutile dire che il torneo fu suo. Quel giorno di primavera in cui la terra tremò tre volte per i gol del Napoli, fin sotto i nostri piedi all’Eden di Soccavo, conobbi Aglietiello. Più volte in seguito trascorsi ore spensierate e divertenti con lui e con l’amico comune Ivano Faraone, divenuto giocatore di ottimi livelli proprio grazie alle dritte smaliziate di Aglio. Un paio d’anni fa ci abbracciamo forte al TC Napoli e vedevo gioia sincera, profonda nei suoi occhi. Di chi malgrado tutto, le cose belle e quelle meno della vita, rimaneva esemplare e rispettoso nella propria dignità. E’ andato via presto e all’improvviso Aglio, proprio come le sue fulminanti palle corte. Che non potevi leggere. E che lo rendevano bambino, divertito, mordace, sempre pronto ad ironizzare su un’impugnatura sbagliata o su un movimento poco fluido del malcapitato avvresario.

Ricorderemo anche te, caro amico, tra quelli che hanno reso speciali le nostre giornate del tennis.

Silver Mele

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