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A PASSEGGIO TRA I RICORDI: LA GRANDE, AFFASCINANTE STORIA DI GIANNI CIERRO

Nel presentare il due volte Campione italiano Massimo, qualche mese fa, affermammo che “chiunque abbia almeno per una volta preso in mano una racchetta, non può non conoscere la “dinastia” dei Cierro. La Famiglia Cierro fa oramai parte della storia tennis, alla stregua della Famiglia Chiaiese e della Famiglia Sbrescia. Ed è probabilmente una delle Famiglie più longeve del panorama tennistico regionale prima, nazionale ed Internazionale poi”.
A quella stessa famiglia, di quella stessa “dinastia” uno dei capostipiti è anche Giovanni, per tutti semplicemente Gianni. Classe 1951, quarto di dieci figli, Gianni si è avvicinato al tennis agli inizi degli anni ’60, quando i tennisti praticanti erano pochi, i professionisti men che meno, ed i Maestri si potevano contare davvero sulle dita delle mani.
Ci incontriamo in una calda mattina di fine estate, al rientro dalle vacanze, in occasione del suo 68esimo compleanno, nel Circolo, dove fa da “supervisore” alla Scuola S.A.T. (Scuola Addestramento Tennis) del figlio Gianluca, anche lui Maestro Nazionale; mi preparo per un appassionante viaggio attraverso i suoi ricordi più belli, raccontatomi ancora oggi con emozione, e con soddisfazione, accompagnati da aneddoti e da quella stessa passione che ne ha da sempre contraddistinto l’uomo prima, il giocatore poi, e non ultimo il Maestro.
Come ogni favola che si rispetti, anche quella di Gianni parte da lontano; muove i suoi primi passi “in campo” facendo da raccattapalle al fratello Ciro, anche lui tennista (proprio come successo ai fratelli Chiaiese, o a Di Maso e Pastore, solo per citare alcuni dei “grandi” dell’epoca), presso il T.C. Mergellina che in quegli anni, su un unico campo, occupava gli spazi che oggi ospitano la struttura dell’Ostello della Gioventù di Napoli, proprio a Mergellina, (prima che il Circolo stesso si trasferisse nella gloriosa e storica sede di Via Aniello Falcone). E da allora non è mai più “uscito” dal campo.

Il suo è stato un continuo crescendo; Campione del Centro-Sud di 2° Categoria prima, Campione Italiano di 2° Categoria poi (nel 1972); vincitore della “Coppa Croce” di 2° Categoria nello stesso anno (con compagni del calibro di Pastore, Borea e Gasparini, allora portacolori del T.C. Napoli), conclusa senza mai aver perso una partita; dato che acquista ancora più rilevanza, se si considera che all’epoca la stessa Coppa Croce si giocava al meglio di 3 set su 5, ed era la manifestazione a squadre più importante, che partiva agli inizi di marzo per concludersi a fine giugno (più importante anche della stessa Serie A, la 1° Categoria) che all’epoca aveva un numero di giocatori davvero esiguo.
E’ l’anno della sua consacrazione; dopo aver vinto 18 tornei consecutivi (18!), l’anno successivo (siamo nel 1973) passa in 1° Categoria (l’attuale Serie A per intenderci), salendo sino ad occupare la 15esima posizione in Italia, quando il panorama nazionale era dominato da un certo Adriano Panatta, numero 1 indiscusso, e dietro di lui un tale Nicola Pietrangeli numero 1 bis.
Nel 1975 diventa Maestro Federale F.I.T. (Federazione Italiana Tennis), venendo poi convocato per la Coppa Galea e per la Rappresentativa Nazionale Under 21.
Convocato per tre volte presso il Centro Tecnico Federale, diretto allora dal Maestro Nazionale Berardinelli, nello stesso anno viene nominato come Tecnico Regionale della Rappresentativa Campana Under 18, assieme al Maestro Cammardella; oltre all’attività di campo, Gianni si preoccupa anche di chiamare a raccolta tutti quei talentuosi tennisti che poco o niente riuscivano ad allenarsi nei rispettivi Circoli di appartenenza, riuscendo così nell’intento di formare una Rappresentativa che poteva vantare atleti del calibro di Angelo Chiaiese, solo per fare un nome. Una tecnica di preparazione e d’insegnamento, basata sempre e comunque sul lavoro e sull’impegno costante, diede sin dal primo anno notevoli risultati. Tant’è che tutti ne risentirono notevolmente e benevolmente, migliorando non poco il proprio bagaglio tecnico ed umano.
A testimonianza della bontà del lavoro svolto, l’anno successivo la Campania iscriverà ben 8 formazioni ai Campionati Nazionali a Squadre di Serie B!

Sempre tra il 1974 ed il 1975 viene chiamato dal Centro Tecnico Federale di Roma, per collaborare con il Maestro Rasicci; mentre l’anno successivo è il Tecnico Federale Bartoni a chiamarlo come suo Vice, per avvalersi della sua preziosa collaborazione.
L’attività di Maestro Federale procede di pari passo con quella agonistica; l’atleta Gianni Cierro è “cattivo” al punto giusto, completo in tutti i fondamentali, attento osservatore in grado di leggere benissimo l’incontro e l’avversario del momento.
Gioca da protagonista la Serie A a squadre, difendendo i colori del T.C. Vomero (siamo nel 1978) in una formazione che oggi farebbe impallidire chiunque, che annoverava 4 tennisti su 4 campani doc: i fratelli Antonio e Gianni Cierro, ed i fratelli Alberto e Gennaro Sbrescia.
Arrivano a confrontarsi, durante le fasi Nazionali, con tennisti del calibro di Di Domenico (allora numero 4 in Italia), Ocleppo, Toci, Gasperini e Giraldelli, tutti giocatori di 1° Categoria, quando la Serie A era ad appannaggio di pochi, pochissimi atleti.
Si classificheranno 6° in Italia, 2° nel loro girone, con il nostro Gianni che finirà imbattuto.
Partecipa per tre volte agli Internazionali d’Italia, perdendo per due volte all’ultimo turno delle qualificazioni, e qualificandosi una volta per il “main draw” (il tabellone principale) del torneo, arrendendosi solo al terzo set (pur trovandosi in vantaggio tre a 1) a František Pála, numero 2 della squadra di Coppa Davis, dell’allora Repubblica Cecoslovacca. E’ a margine di quest’incontro che, il giornalista Rino Tommasi scrisse sulla Gazzetta dello Sport: “Abbiamo rivisto in Cierro il rovescio del piccolo grande Rosewall”.
Giocatori ben più famosi hanno dovuto sudare le classiche sette camice per avere la meglio su di lui sui campi da gioco, e molti altri hanno dovuto arrendersi; basti ricordare le splendide vittorie su Di Maso, Toci, Gilardelli, Gasparini, solo per citarne alcuni, rovescio della medaglia rispetto alle sconfitte patite in memorabili battaglie con Adriano Panatta (contro cui perderà solo al 3 set), così come contro lo stesso Zugarelli (anche lui vincitore al terzo set), o con Barazzutti, che avrà la meglio solo al quinto.

Due fastidiose operazioni al menisco lo portarono via dalla ribalta agonistica, ma non spensero e non scalfirono minimamente il suo amore e la sua passione per il tennis, che lo ha portato a continuare a partecipare sempre in maniera attiva, alla vita tennistica “sul campo”. Schivo, carismatico ma umile, ha fatto della passione e della competenza tecnica, nonché della passione sportiva le sue armi vincenti. Uomo di campo, cresciuto ed abituato a credere nella “cultura del lavoro”, da sempre vicino ai suoi “ragazzi”, che accompagnava passo dopo passo, camminando spalla a spalla, fianco a fianco, seguendoli nella loro maturazione personale prima e tecnica poi.
Gianni è per tutti i suoi allievi, o ex allievi, IL Maestro, con la “M” maiuscola; una delle poche persone in grado di fare prima da padre “adottivo” e poi da Maestro in senso stretto, capace di trasmettere la stessa tenacia dimostrata da giocatore, e di imprimere una sorta di “marchio di fabbrica” ai suoi atleti, facilmente riconoscibili per la completezza del bagaglio tecnico che acquisivano (e continuano ad acquisire tutt’oggi), sotto la sua algida guida.
Nel pieno della maturità sportiva, quando era già un affermato Maestro Nazionale ormai, poteva vantare proposte lavorative da tutto lo stivale, da Genova, passando per Reggio Emilia, ma scelse comunque di rimanere a Napoli; inizia come detto al T.C. Mergellina (quando già era in Via Aniello Falcone), dove allena e “forgia” in primis il fratello Massimo Cierro (che diventerà poi Campione Italiano di singolo e doppio), Antonio Varriale (ottimo giocatore di 2° Categoria), i fratelli Leprotti (anche loro 2° Categoria), o i futuri vincitori del Torneo Topolino, i compianti Fabrizio Pandolfi ed Ettore Calandra. Il tutto portato avanti di pari passo ad una Scuola S.A.T. che poteva vantare un numero di iscritti, davvero impressionante.
Dal 1984 fino al 2012 con i fratelli Antonio e Mario, ed avvalendosi della preziosa collaborazione del Prof. Aurigemma a curare la parte atletica, si trasferisce al T.C. Capodimonte, dove allena Giovanni Rizzuti (2° Categoria), Rosanna Maffei (che diventerà poi Vice Campione Italiano) e Ferruccio Cuomo (che diventerà poi campione Europeo Kinder), ripresentando nuovamente quanto già fatto al Circolo di Mergellina (fenomeno davvero irripetibile al giorno d’oggi), con un bacino d’utenza della Scuola S.A.T. di oltre 240 unità, a testimonianza della bontà della persona e del progetto tecnico, mentre dal 2012 al 2015 è impegnato sui campi del T.C. Canottieri.
Della sua attuale “collaborazione” con il figlio abbiamo già accennato all’inizio del nostro racconto; e se già oggi, dopo appena tre anni, lo stesso Gianluca può annoverare campioni in erba come Roberta Coppola, fresca vincitrice del Trofeo Kinder Under 9, e protagonista al Master Nazionale a Roma, è solo l’ennesima testimonianza che il frutto non cade mai lontano dall’albero; se il buongiorno si vede dal mattino, di qui a breve ci ritroveremo a scrivere e raccontare anche di lui.
In un clima cordiale e familiare il tempo scorre via rapido; i ricordi affiorano in un continuo via vai di emozioni, a Gianni brillano ancora gli occhi nel raccontare le sue gesta; resterei ore ed ore ad ascoltarlo parlare, ma è venuto il momento di salutarci: deve tornare in campo…nel suo “ufficio”…nel suo habitat…nel suo “regno”.


Alessandro Vitiello

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